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Alla presentazione di “Orchestra Tipica Madero”, avvenuta alla libreria Feltrinelli di Mestre nel gennaio scorso,prima del lockdown e del dramma mondiale del coronavirus, non avrei mai pensato di posticipare all’estate 2020 la pubblicazione di queste note, preferendo nei mesi scorsi riflessioni su libri antichi e moderni che ci hanno portato lontanissimo nello spazio, per respirare almeno sulla carta il profumo della libertà di muoverci nel mondo. In quell’occasione, la vivacità dell’autore nell’affiancare la lettrice ed un amico garbatissimo recensore, faceva presagire il grande divertimento che poi avrebbe portato la lettura del libro medesimo. E’ certamente un libro, opera seconda di Sbrogiò che si legge tutto d’un fiato, ma senza che i lettori si lascino ingannare da una presunta eccessiva leggerezza del testo.

Si tratta infatti di un libro eccentrico, che trasuda le esperienze di vita e lavorative dell’autore, che ha attraversato parte della sua vita come musicista, e adesso si occupa di progetti culturali e didattici con operatori del campo artistico.

Ed è, prima di tutto, un libro musicale.

E non è il primo: Sbrogiò, infatti, si era cimentato nel 2018, con la stessa casa editrice, in un’opera prima, “Cadenze d’inganno”, che apriva la strada a questa sua ispirazione particolare: dare voce musicale alla scrittura, non nel senso della dolcezza del suono, ma della musica che invade gran parte delle pagine dei suoi libri.

Già in “Cadenze d’inganno” c’è tantissima musica, c’è un violoncellista un po’ confuso, ci sono i palazzi di Venezia, c’è la descrizione dei rapporti tra i membri di un ensemble da Camera in giro per l’Europa, c’è la sensazione che il clima descritto chi scrive lo conosca molto bene per esperienza personale, e c’è il morto.

Sì, perché qui come in “Orchestra tipica Madero”, dal sottotitolo evocativo “tango noir”, ci sono ammazzamenti misteriosi, sparizioni senza spiegazione, disvelamenti progressivi di misteri pregressi che si sovrappongono gradatamente. Lo stile nel primo dei due romanzi deve ancora affinarsi, con cedimenti improvvisi subito recuperati, con immagini veneziane che ad un veneziano possono sembrare già viste altrove, ma la parte di ricerca di musica antica e la descrizione di alcuni personaggi-chiave riscatta  questi passi a tratti un poco incerti.

Nel secondo romanzo la mano dell’autore si fa senz’altro più sicura, mantenendo come protagonista un personaggio che si fa molte domande sulla sua vita ma, rispetto al musicista dell’opera prima, Rodolfo Fanelli, impresario teatrale, ci incanta con i suoi abiti di firma comprati di seconda mano, con la sua generosità nei confronti dei suoi artisti, con i suoi difetti di uomo solo ma non triste, che spera nell’amore ma non si fa più molte illusioni.

Nella cornice musicale qui scelta, quella del tango, i lettori si lasciano letteralmente trascinare dalla struggente melodia di questi pezzi argentini, ballano la milonga coi ballerini, e anche il filo dei pensieri di Rodolfo sulla vita, il lavoro, gli uomini e le donne che lo circondano, sembra muoversi al ritmo di questa musica rapinosa.

Il morto viene presentato esplicitamente all’inizio del libro, ma la strada per arrivare alla verità durerà fino all’ultima pagina, con un gruppo di eroi eterogeneo ed affascinante, tra cui un’artista transessuale dotata di grandissimi strumenti vocali e teatrali.

I due protagonisti dei libri di Sbrogiò sono uomini soli, le cui giornate sono punteggiate dal trillo fastidioso del cellulare che riporta alla vita il violoncellista al mattino, dagli scatoloni mai disfatti nell’appartamento di Fanelli, dalle sue notti trascorse a dormire sul divano, avvolto nella vestaglia rossa prediletta, perché un letto non l’ha ancora comprato. Sono entrambi artisti, creature senza fissa dimora anche nei sentimenti, che ci attraggono proprio nella loro umanissima imperfezione.

Lo spunto noir, che si allarga e si complica in entrambi i libri nella seconda parte della storia, alla fine non riesce a vincere, anche se bene architettato.

Le indagini vengono fatte da poliziotti che appaiono solo di bordo, e le reali scoperte sono sempre fatte da chi non è addetto alle indagini.

Il vero sapore dei libri di Sbrogiò, pur garbatamente noir come l’autore preferisce, sta nell’armonia della musica che fa da linea conduttrice di entrambe le vicende: nella prima una musica antica fortunosamente recuperata e descritta con la sapienza di un musicista vero; nella seconda il tango che porta via con sé anche l’impresario e lo trascina in un mondo lontano ma vicino a chi sa ascoltare la bellezza.

 

 

 

Alessandro Sbrogiò

Cadenze d’inganno

Diastema Editrice 2018

Orchestra Tipica Madero  tango noir

Diastema Editrice 2019

 

 

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori