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Da MARCO ZANETTI riceviamo e volentieri pubblichiamo quest’intervento che prende spunto da un precedente di Lorenzo Colovini.

Nell’ultimo numero di questa rivista è stato richiamato il vecchio tema degli opposti estremismi riguardo alle tematiche ambientali: cioè degli atteggiamenti pregiudiziali che molto spesso avvelenano il confronto, spesso anche a danno delle stesse parti che aprono le ostilità.  Nel quadro semplificato – che l’urgenza di lettura dei fatti del giorno tende a darci – le propensioni pro o contro l’ambiente vengono spesso affiancate alla classica alternativa sinistra – destra, ma si tratta evidentemente di un bias cognitivo, che trascura molte evidenze dei fatti, come se nel secolo scorso le politiche ambientaliste non fossero nate più in occidente che non all’est, come se i ridicoli pregiudizi del signor Trump non danneggiassero oggi più la destra che la sinistra negli USA, ecc.

Vero è che la lettura dei fatti richiede tempo, attenzione e ponderazione e che molti si accontentano invece di qualche interpretazione giornalistica o della dichiarazione del politico di turno e possiamo anche dire che la tecnica delle analisi ambientali è complessa e pure “elastica”.  Solo un esempio banale – ma anche banalizzare qualche volta torna utile – a proposito del Piano regionale veneto di sviluppo dell’agricoltura e della viabilità, di due millenni orsono; certamente se fosse stato valutato allora con i criteri odierni della VAS (la valutazione ambientale strategica) avrebbe avuto i suoi problemi, eppure a guardare oggi l’assetto ordinato del reticolato romano nell’area centrale veneta e la dirittura della via Postumia e a confrontarla con le serpentine della Pedemontana (che pure ha avuto le sue valutazioni ambientali) c’è da avvilirsi.

Ma veniamo ai due casi citati nell’articolo del mese scorso: il primo è quello del nuovo inceneritore progettato da Veritas e lo prendo dalla coda, dalla conclusione cioè che le alternative a quell’impianto non sarebbero certo realmente sostenibili e dalla domanda finale è questo che vogliono i paladini dell’ambiente?  Devo ammettere che il termine paladini è ben calato, ma il sottoscritto, che ha l’impressione che di un impianto del genere comunque ce ne sia bisogno, che non si sente parte di alcun gruppo di nobili cavalieri a difesa dell’ambiente ma che pure all’ambiente ci tiene, … a quale altra categoria di ambientalisti può iscriversi? Proverò dunque ad utilizzare il secondo significato del termine paladino, che mi suggerisce lo Zingarelli, riferito alla pala per raccogliere la spazzatura e dunque allo spazzino.  Raccolgo dunque quanto abbandonato distrattamente sulla via dai nobili cavalieri dell’una e dell’altra fazione: a cominciare dalla normativa regionale che dà le coordinate per impianti del genere (LR 3/2000 e successive modificazioni) e prevede pure, oltre alla pianificazione e alla progettazione dell’impiantistica, anche la necessaria informazione alla cittadinanza, tutti aspetti trascurati in questo periodo di sostanziale campagna elettorale a buon mercato.

222 ZanettiPer il secondo caso citato, quello di un nuovo stabilimento bagni sulle dune degli Alberoni, va da sé che si sia portati al solito “frullato” di disparati elementi che magari poco c’entrano con la questione ambientalista.  Procedo dunque col machete, senza pretesa di entrare nei dettagli e segnalando ai curiosi che si può trovare online l’esposto presentato alla Procura della Repubblica che in oltre una decina di pagine descrive le perplessità sull’intervento.  Non c’entra nulla la rigenerazione di edifici (ex colonie balneari sociali) in prossimità.  Non c’entra nulla l’opposizione economia-ambiente (in quanti posti del mondo il turismo ci va proprio per via dell’ambiente naturale?).  Quanto ai beni ambientali da sacrificare o a rischio (gli asseriti pochi metri quadri di sparto pungente o qualche specie di uccelli), neppure si può farlo decidere ad una svelta giuria popolare; la democrazia di cui oggi disponiamo è per nostra fortuna temperata anche da una serie di regole ed istituzioni che superano il principio dell’uno vale uno, per cui se l’Europa, attraverso i suoi meccanismi di competenze, registra che in quel luogo vi è una presenza di habitat di assoluto rilievo (nel nostro caso: unica presenza sulle coste del Mediterraneo), essa va prioritariamente tutelata.

Aggiungo che sotto il profilo tecnico e giuridico le cose sono effettivamente complicate per cui mi son fatto l’impressione, studiando un po’ le “carte” in questione, che l’operatore che sta realizzando questo nuovo stabilimento sia in realtà vittima di una situazione mal impostata dalla pianificazione: mi riferisco al recente Piano degli Arenili (2018).  Per esso i “soliti ambientalisti” avevano presentato diverse osservazioni e tra esse anche quella della necessità di aggiornare, prima dell’approvazione, le informazioni su “tutti gli aspetti ambientali considerandone la loro evoluzione e i nuovi conflitti, presenti ed eventuali”, osservazione purtroppo seccamente respinta in fase di controdeduzioni dal Consiglio Comunale.  Si aggiunge che, derogando dalle direttive generali regionali per i piani degli arenili a finalità turistiche (LR 33/2002) che prevedono di escludere da tali piani le aree demaniali marittime retrostanti l’arenile non funzionali alla balneazione, il piano del Lido ha invece “confuso” tutto: aree per la balneazione ed aree di pregio naturale (Natura 2000) in una situazione aggravata dal fatto che non esiste ancora cartografia ufficiale per tali aree e che la situazione è in naturale e positiva evoluzione: tramontata – per nostra buona sorte – l’epoca delle colonie balneari sociali, la natura ha ripreso il suo: le dune sono in fase di consolidamento da tutti i punti di vista: geomorfologico, botanico e faunistico e non è certo possibile pensare di utilizzare quelle aree come nel secolo scorso.

Volendo semplificare, basta evidenziare come le misure di conservazione che discendono da direttive europee e decreti del presidente della repubblica e che sono debitamente recepite da delibere regionali (forse con una certa ridondanza e complessità normativa, ma questo è un altro discorso!) prevedano per le nostre dune accorgimenti anche minuziosi come “la creazione di vie preferenziali di accesso alle spiagge e di percorsi ben definiti e chiaramente delimitati attraverso anche l’uso di sistemi di interdizione leggeri (es. recinti in legno)” (sic), mentre qui al Lido, lo stabilimento balneare lo si va a fare esattamente sopra alla duna!

Eppure, sviluppo e tutela non sono necessariamente poli opposti, basterebbe procedere e decidere con giudizio, come diceva il gran cancelliere al cocchiere nel tumulto della folla, adelante, Pedro,con juicio, si puedes.  Lo ammetto, concludere con una battuta, manzoniana, ma che lascia il tempo che trova, non è un gran contributo all’approfondimento, ma è pur sempre un invito al ragionamento.  Vi aggiungo un incoraggiamento alla lettura di Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (un premio Nobel per l’economia) dal quale si può trarre l’utile insegnamento che la conclusione di un pensiero veloce è il più delle volte sbagliata.