By

La letteratura a mio parere ha la capacità in alcuni casi , come in questo , di essere più politica di un saggio di politica, di aprire finestre inconsuete ma illuminanti su eventi riguardanti la nostra politica  che, in questo caso, si trasformano in sfondo per una storia di formazione.

Perché per un verso “I Pionieri” si può sicuramente considerare un romanzo di formazione : l’estate del 1990, per Enrico e Renato ,si trasformerà nel periodo di passaggio verso la piena adolescenza, alla fine di un anno scolastico, Prima Media, pieno di avvenimenti privati , e segnato dalla caduta del Muro di Berlino,  dalla successiva evoluzione interna al Partito Comunista e dalla sua fine storica .

L’autore, Luca Scivoletto, è un giovane regista e sceneggiatore siciliano, qui al suo romanzo d’esordio.

Il riverbero più forte che giunge al lettore da queste pagine, secondo me, è l’amore dell’autore per la sua terra, l’affetto speciale con cui segue passo passo le storie di questi due ragazzini , figli di tesserati PCI e , nel caso  di Enrico, con un padre impegnato anche a livelli più alti all’interno del Partito. La loro vita appare segnata da sempre da questa loro diversità politica e culturale , che li ha messi al bando dai loro coetanei , e più in generale , li ha fatti crescere con l’idea di un’elezione naturale, di una condizione illuminata, che fa sembrare gli altri stupidi, ignoranti, comunque nemici. Il tocco bonario ed ironico con cui l’autore si sofferma, soprattutto nella prima parte del libro, sulla loro acerba adolescenza , sottolinea da subito come Enrico aneli ad una “normalità” fatta di scarpe da ginnastica firmate, di risate di gruppo, di amori con le compagne di classe. Renato, fin da subito, pur sempre al fianco di Enrico, è fatto di una stoffa più dura, implacabile nella sua purezza ideologica succhiata col latte della madre. Tutto in questo ragazzetto intelligentissimo ma chiuso nella sua corazza, è disegnato per farcelo amare comunque, pur nella sua insopportabile coerenza.

Il flash dell’inizio del libro , con cui Enrico fin da bambino deve trascinarsi dietro al padre nelle interminabili riunioni di Partito, ci fa intendere la sua ribellione nascosta che cresce, tra errori ed omissioni, lungo tutto il primo anno della Scuola Media, e dove l’affresco degli altri compagni di scuola, in aperta lotta ideologica con lui e Renato, è divertito, scanzonato, variegato e mai giudicante, come se la penna dell’autore volasse sempre leggera senza però tacere difficoltà e palesi ingiustizie.

Ci sono due figure paterne alle spalle dei nostri protagonisti : uno, Michele, vivo e vegeto, torreggiante e barbuto, ex Sindaco del Paesone  dove vivono, che si immola sull’altare del Partito, per questo vive, per questo corre  da una parte all’altra della Sicilia a cercare di trovare nuovi fili da tessere, nuovi nemici da combattere. E in questo , lo sguardo distratto verso i figli è fatto anche di attimi di esitazione , quando si accorge che non li conosce affatto perché non ne ha il tempo. L’altro padre, quello di Renato, è morto già da alcuni anni, lasciando una moglie ancor più dura e pura nelle sue convinzioni, ma soprattutto creando in Renato una sorta di amore-venerazione per questo padre pioniere, di cui raccoglie religiosamente tutti i documenti che lo riguardano, e, alla fine, a lui si ispirerà per l’impresa di fuga nella natura che lo vedrà protagonista assieme ad Enrico.

La scoperta dell’attrazione per le ragazze è un capitolo particolarmente affettuoso all’interno della narrazione.

Alessia prima, con le sue ritrosie e l’appartenenza al mondo “altro” del Paesone, con i suoi sorrisi e la mano nella mano al cinema accanto ad Enrico , Alessia che alla fine svanirà nel suo cuore quando comparirà Margherita, un po’ siciliana un po’ americana, che nella sua indipendenza aprirà nel  nostro eroe nuove strade di libertà interiore.  La fuga finale sui monti dei nostri protagonisti sarà  piena di imprevisti, di scoperte, di nuove alleanze, il vero coronamento di un processo di maturazione che vedrà alla fine Enrico senz’altro già ragazzo , pur con tutti gli interrogativi ancora aperti ,  e Renato felice di avere in qualche modo onorato finalmente il padre come meritava,  con un’impresa memorabile .

Il sapore di questo libro è tanto più complesso ed interessante, in quanto, pur in giovane età e con un’opera prima, l’autore sembra già in grado di coniugare il volto austero e morale della grande letteratura siciliana del Novecento, con una nota di sorridente indulgenza sul mondo della politica della sua isola che lo fa scoprire , a noi non siciliani, con partecipazione e sorpresa. Facendo così di Scivoletto una graditissima rivelazione.

I Pionieri, Luca Scivoletto, Fandango Libri 2019

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori