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Nell’immagine di copertina la locandina del film di Alexander Kluge, “Artisti sotto la tenda del circo. Perplessi”, Leone d’Oro a Venezia nel lontano 1968.

Mi è venuto in mente questo strano titolo pensando che gli elettori che stanno entrando nel circo della campagna elettorale per il rinnovo dell’Amministrazione Comunale hanno più di un motivo per essere, appunto, perplessi. Una campagna elettorale in una città ancora frastornata dal ciclone Covid19 (come il resto del Paese, s’intende). Prima dell’avvento della quarantena che ha scompigliato le carte confesso che avevo qualche aspettativa moderatamente positiva. Mi figuravo Brugnaro, uomo da battere, incalzato sui temi chiave (residenzialità, gestione del turismo, ambiente e lavoro) dai vari competitori, tutti in una gara virtuosa nel progettare una città migliore, proiettata al futuro e competitiva.

Dopo il bagno di sangue della quarantena, le cose sono cambiate. In peggio.

La copertina dell'ultimo numero del Metropolitano © Il Metropolitano

La copertina dell’ultimo numero del Metropolitano
© Il Metropolitano

Brugnaro francamente mi sembra frastornato. Già il tipo di emergenza non era nelle sue corde. Tanto si prestava al personaggio l’emergenza acqua alta, che gli consentiva di muoversi, di farsi vedere, di essere operativo, tanto poco gli si attagliava subire l’immobilismo  e l’impotenza sostanziale del ruolo stesso di Sindaco. La scomparsa improvvisa di turisti e il buco nelle entrate del Comune lo ha strappato violentemente dalla sua comfort zone e, spero tanto di sbagliarmi, ma francamente l’impressione è che i buoni propositi di prima dell’emergenza di riconsiderare il modello di turismo onnivoro, che timidamente sembrava quanto meno cominciare  a coltivare, siano stati dimenticati. Significativa, per esempio, la copertina dell’ultimo numero del Metropolitano. Anche nella scelta delle parole: “mai più così”, come se la mancanza dei turisti in massa sia un flagello biblico. Certo, ci sono seri e concreti problemi di bilancio, un’economia da rivedere e ripensare. Ma appunto da ripensare, non agognare di ripristinare lo status quo ante il prima possibile. Spero tanto di sbagliarmi, ripeto, ma temo che Brugnaro non sia capace o non voglia fare quel salto di qualità richiesto dal particolare momento storico.

Agli antipodi del Sindaco in carica, il sempre più ricco panorama delle liste collegate all’Associazionismo. Ideologicamente molto contigue se non sovrapponibili, portatrici di un’ideologia che io non ho mai nascosto di avversare, ma certamente rappresentanti una porzione di cittadinanza che sarebbe utile “pesare” (anche per verificare la corrispondenza tra la grande esposizione sui social e il consenso reale di cui godono). Logica avrebbe voluto che si riunissero sotto un’unica sigla (cosa riuscita alle molte sigle ambientaliste e di sinistra-sinistra con “Il nostro impegno per la città”). Senonché altro che una sola sigla; quasi quotidianamente ci ritroviamo una compagine in più. Ineluttabilmente diversa e migliore delle altre, ancora più fuori dalla politique politicienne, più democratica, più partecipata “dal basso”.. Io credo che il non aver saputo coalizzarsi sotto un unico candidato sia un fallimento politico grave. Che condanna tutti questi soggetti all’irrilevanza. Ed è un peccato perché sarebbe giusto che quel mondo avesse una rappresentanza istituzionale e non solo social.

Baretta e Brugnaro. Tra loro due la partita vera © PressReader

Baretta e Brugnaro. Tra loro due la partita vera
© PressReader

Tralasciando i cinquestelle (comunque pure loro probabilmente destinati a non incidere punto), al centro del campo resta Baretta, appoggiato da PD e da varie sigle ancillari (tra cui spicca la citata “Il nostro impegno per la città”). Baretta è l’unico vero competitore del Sindaco uscente e dovrà sfruttare queste settimane per farsi conoscere. È l’uomo della possibile riconquista di Cà Farsetti per il centro-sinistra e su di lui comprensibilmente si addensano grandi aspettative. Personalmente, spero ancora sinceramente di sbagliarmi, io ne ho assai poche. È una persona per bene, politico navigato ma decisamente privo di appeal. Quell’aria molto democristiana, la sensazione di dire e non dire, di non prendere mai posizioni precise… dicono che ora è “in fase di ascolto” – in effetti non è certo stato “dentro alla città” in questi anni perché è vero che è veneziano ma Venezia l’ha frequentata assai poco – e che poi ne vedremo delle belle. Vedremo se prenderà posizioni programmatiche precise sui grandi temi, le Grandi Navi, qualche idea particolare per difendere la residenza in centro storico, sull’M9, sull’inceneritore.. insomma qualche idea vera, qualcosa di più, per capirsi, dello stra-abusato “Venezia deve puntare sulla Cultura”. Insomma una spinta propulsiva forte e definita, non una melassa che possa accontentare (ma insieme scontentare) tutti. Va anche detto che l’appoggio della componente rosso-ambientalista andrà “guadagnato” e quindi su molti dei temi caldi citati sopra, avrà condizionamenti pesanti. Mi permetto di essere piuttosto scettico.

Ecco dunque spiegata la premessa di questo articolo. Sì, sotto il tendone del circo elettorale lo spettacolo rischia davvero di lasciare molti elettori perplessi..

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.