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L’iniziativa promossa da LUMINOSI GIORNI, “La mia città dei prossimi 5 anni”, sta riscuotendo un certo successo, con un intervento ogni giorno e tutti di qualità. È il tono complessivo di questo dibattito a distanza che colpisce, disteso, non fazioso, come del resto avevamo indicato agli autori, che hanno rispettato la consegna.

L’esatto contrario di come è stata condotta la dialettica politica in questi anni in città  da parte di tutti indistintamente i protagonisti, usciti esattamente a pari merito/demerito in questa poco nobile gara, senza alcuna prevalenza in tutto l’arco politico presente in Consiglio Comunale e in Giunta: bravi tutti in rinfacciamenti, continue e reciproche accuse di dire il falso, autoattribuzioni e pavoneggiamento di meriti, non pochi insulti e offese, propaganda strumentale, ridicolizzazione di quello che al massimo (e per noi neppur quello) dovrebbe essere un avversario e che invece è sempre un nemico da massacrare.

Il fatto che le persone chiamate ad esprimere la loro visione di città per LUMINOSI GIORNI abbiano invece adottato un metodo diverso, opposto, è per noi motivo di grande soddisfazione. E per la redazione una svolta. Che valorizza pienamente tutta la storia dei nostri nove anni, proiettandola tuttavia in un ruolo pubblico più riconoscibile, in città e non solo.

Dopo aver letto ormai più di venti interventi di persone che costituiscono una selezione ampia e variegata, anche se non esaustiva (ci siamo ritagliati una discrezionalità al riguardo) delle liste e degli orientamenti politici che scenderanno in campo per le elezioni amministrative per il Comune e di altri amici, non presenti nelle liste, che rappresentano un arco ampio di espressioni culturali, economiche e sociali della città, va detta una prima cosa: confrontando le idee espresse dagli autori sui cinque anni futuri per la città, esse si sono rivelate su alcuni temi unanimi tra loro, quantomeno fino ad ora, su altri con differenze irrilevanti e solo in alcuni pochi prevedibili casi con differenze sostanziali, per quanto anch’esse potenzialmente mediabili.

Non c’è tema infatti in cui una soluzione  non possa ottenersi con una mediazione, almeno come prassi di partenza, quand’anche non la si raggiunga, cosa inevitabile in alcuni rari casi estremi. Perché dentro la cornice di uno Stato di diritto – e tutti i partecipanti a queste elezioni lo sono -, i cui valori non sono negoziabili, tutte le proposte e tutti i progetti sono al contrario almeno in partenza negoziabili. Questo significa che le appartenenze politiche diventano un macigno che condiziona la dialettica politica creando artificiosamente contrapposizioni che non hanno ragione d’essere. Quando si è liberi dall’appartenenza, come nel caso di chi è intervenuto sulle nostre pagine nonostante la candidatura per una lista, non assume una posizione per partito preso. Oggi, e si spera anche nel corso della consiliatura, nel caso sia eletto.

LUMINOSI GIORNI vorrebbe favorire in futuro proprio questo. Creare uno spazio di libertà dove si confrontano i temi e si cerca una soluzione il più possibile unanime tra tutti quelli che siedono in consiglio comunale, superando la logica artificiosa di maggioranza e minoranza.

Capiamoci. L’unica maggioranza prevista nelle istituzioni comunali è infatti quella che, su ogni tema che si affronta, può determinarsi, ma auspicabilmente anche no se c’è unanimità, con il voto ‘hic et nunc’. Ma su quel tema specifico è maggioranza e solo su quello, che nella votazione successiva può essere scomposto e ricomposto con altri numeri e altri equilibri, ma auspicabilmente anche no se c’è unanimità anche in quel caso. Infatti quella maggioranza, seppure emergesse nel voto, un secondo dopo non c’è più e se ne può determinare un’altra sul nuovo tema e così via. Può coincidere con la precedente, ma anche no, senza alcuno scandalo. Se invece si blindano in partenza prima, per l’intera consiliatura, maggioranze e minoranze, definizioni extraistituzionali, si produce un effetto distorto, in cui tutto è alterato dalla logica della propaganda.

Tutto è alterato, anche la democrazia. E il risultato sortito con questa logica è quello, già delineato, di una polemica sterile. Vedo che negli slogan e nei loghi di alcune liste che si presentano alle elezioni comunali appaiono accorati appelli all’unità, alcuni espliciti come “Tutta la città insieme”, che oltre ad essere uno slogan è anche il nome di una lista. Che non nascondo mi abbia indirettamente ispirato il titolo dell’editoriale che non vuole essere un assist a favore di questa lista, spero sia chiaro. La parafrasi nel titolo sta a significare che da una parte è, certo, un bel nome, di spessore e di contenuto, se fosse corrispondente alle intenzioni, ma dall’altra che aspetto al varco i molti propositori di questo afflato unitario ed ecumenico ( nei nomi, pur più sfumati, quella lista non è l’unica ad esprimerlo). L’auspicio è infatti che quando si dice ” tutta la città ” si intenda proprio tutta, e non solo quella della propria parte politica, e che non ci sia invece, vedi mai, il sottinteso: “Tutta si, ma, chiariamo, mai insieme con…e con…e con….”.

La coesione sociale a cui ci si appella con questi meritori slogan dovrebbe quindi essere rappresentata anche dalla coesione politica, che della coesione sociale è la rappresentanza istituzionale. Chi viene eletto come sindaco un secondo dopo essersi insediato dovrebbe togliersi la casacca della sua appartenenza e mettersi la casacca dell’ istituzione che rappresenta, nel nostro caso il Comune di Venezia, ed essere il Sindaco di tutti i cittadini indistintamente, favorendo le istanze di tutti gli interessi in campo, anche di quelli che alle elezioni gli si sono contrapposti con altre candidature. Nell’ultima consiliatura non è stato così, ma anche nel passato precedente ad essa non è mai stato così.

Così come gli schieramenti che non entrano nella squadra di governo non per questo sono fuori dall’Istituzione e la rappresentano tanto quanto chi è al governo. Quando un eletto che non ha rappresentanza al governo siede in Consiglio Comunale dovrebbe lavorare per tutta la comunità (tutta la città insieme, appunto) e non per la fazione che l’ha indicato. Dovrebbe dimenticarsi gli interessi di parte e collaborare con chi governa per il tanto invocato ‘bene comune’, che senza una prassi costantemente unitaria è uno dei tanti slogan ipocriti. Votare contro alle delibere non serve a niente se non a sventolare una bandierina. È una dispersione di energia. Ovvio che poi anche un voto contrario in alcuni casi ha un suo significato di dissenso, ma andrebbe fatto quando anche l’ultima stilla della mediazione per poter votare uniti è stata spesa. Invece spesso chi contesta il governo nel passato ha presentato progetti fatti apposta per non essere condivisi verso una mediazione e buoni solo per marcare la differenza. In questo modo si occupa il Consiglio Comunale solo per fare propaganda ‘contro’ e per prepararsi per l’elezione successiva dopo il quinquennio fin dal primo giorno. Anzi in questo caso si spera cinicamente che l’avversario al governo commetta errori e che le cose gli vadano male, anche se ci va di mezzo tutta la comunità, quella a cui ci si è appellati in campagna elettorale. LUMINOSI GIORNI lavorerà nella prospettiva dell’Unità, creando ponti, saldando culture, avviando una prospettiva di quello che io chiamo ‘sincretismo virtuoso’. Per il quale ogni forza sociale e politica ha sempre qualcosa di buono da portare. Una cultura, anche politica, che privilegia la logica dell’ ET ET” (Walter Veltroni la chiamava la logica del ‘ma anche’) piuttosto che quella dell’ AUT AUT, estrema ratio da utilizzare in casi estremi e poi dimenticare fino alla volta successiva. Ogni volta che c’è una dialettica seria su un tema, si ha ragione tutti e due e non torto tutti e due.

L’esempio virtuoso di come il nostro paese e la nostra città hanno affrontato l’emergenza sanitaria del CV19, uscendone a testa alta, è un po’ la metafora di come in futuro si dovrebbero affrontare i grandi temi e i grandi problemi del paese e della nostra città. Che sono tutti emergenziali nella misura in cui appunto ‘emergono’ per urgenza e importanza, senza una priorità sull’altra: come per l’emergenza da cui stiamo uscendo si affrontano con una grande coesione a tutti i livelli. Dalle situazioni difficili, e la città ne ha davanti un certo numero, se ne esce tutti insieme o non se ne esce mai.

Carlo Rubini (Venezia 1952) è stato docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti fino al congedo nel 2016. Giornalista Pubblicista, iscritto all’albo regionale del Veneto e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.