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Non so se chi mi legge condivide le mie sensazioni ma, giuro, in questi giorni, non riesco a togliermi dalla mente il sorriso di Willy, il ragazzo di Colleferro picchiato a morte dalla furia di quattro balordi decerebrati. Non ci riesco proprio. Ho davanti a me quegli occhi morbidi assetati di vita e di futuro. Sono occhi che parlano di progetti e di slancio vitale, di generosa condivisione e di appartenenza ad altri ragazzi come lui, che lui non ha esitato ad aiutare, nonostante la ferocia di quelli che ne hanno poi decretato la morte. E mi vengono i brividi al pensiero di quei genitori che, in questo momento, piangono e si disperano e non riescono a farsi una ragione di quel sorriso e di quegli occhi spenti per sempre.

Come spesso capita, in occasione di simili fatti, i social si scatenano, i leoni da tastiera assumono le difese ora dell’uno ora dell’altro, i media raccontano, analizzano, argomentano sul fenomeno, scomponendone le sfaccettature e moltiplicando i punti di vista. Talvolta si è retorici, talaltra si è prolissi, ma è giusto parlarne, giusto denunciare. Anche per tutti quelli che, come Willy, sono, ogni giorno, vittime di violenza e di sopraffazione. Sì, perché il caso del ragazzo di Colleferro, malgrado ci stupisca e ci generi un orrore insopportabile, è il sintomo di un degrado diffuso. Un degrado al quale, forse, ci stiamo anestetizzando, perché genera giornalmente crimini e microcrimini che quasi non fanno neanche più cronaca perché sono diventati ordinaria quotidianità. Quello a cui abbiamo assistito in questi giorni è uno squadrismo fatto di falsi miti e di sottocultura che, per i motivi più imponderabili (odio razziale? Sfoggio del muscolo tatuato? Estetica della violenza fine a se stessa? Piacere della sopraffazione? Drammatica gara a chi è più feroce? Perdita del controllo per abuso di stupefacenti?) è deflagrato e ha mostrato bicipiti e pettorali, seminando morte, col suo carico di incredulità e sgomento.

Molti rappresentanti della destra parlano di strumentalizzazione politica e di sciacallaggio da parte dei buonisti di sinistra. La morte di Willy non attiene a questo o a quello schieramento di partito, ma è figlia di un individualismo sfrenato che irride la generosità e la solidarietà, la pacifica convivenza e l’accoglienza, il rispetto e l’altruismo. Che irride finanche la vita. E la morte.

La morte di Willy è anche frutto di una propaganda becera e grossolana che fomenta intolleranza e ostilità, e trova terreno fertile in quattro fascisti che riempiono la pochezza del loro tempo, il vuoto delle loro teste e l’assenza di ideali, con l’esaltazione cieca del pestaggio. Non sono altro che quattro fascisti ignoranti, vigliacchi, assassini che hanno ritenuto di avere diritto di vita e di morte su Willy. Sono quattro fascisti a favore dei quali si sono sollevati i miasmi del web da parte di quegli odiatori, capaci persino di dire “come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzé, siete degli eroi”. Sono solo quattro fascisti le cui vite non valgono neanche la più piccola scintilla del sorriso di Willy.

Per la madre di uno di loro, il ragazzo di Colleferro, in fondo, era solo un immigrato! La qual cosa non giustificherebbe tutto il polverone che si è sollevato, ma la dice lunga sugli strati polverosi di una cultura, intrisa d’odio e di pregiudizio, che si è sedimentata nelle pieghe della nostra società. E che purtroppo non è solo italiana. E non è neanche di recente affermazione. Si sta solo manifestando con maggiore vigore, ora più di prima, forse perché legittimata da esponenti importanti delle istituzioni? È possibile. A pensar male si fa peccato, ma a pensar bene si rischia di giustificare e di assorbire, come se fossero normali, inaccettabili attitudini e, così facendo, di rendersi complici di tanta primitiva violenza. Che non può restare impunita. Lo dobbiamo a Willy e al suo sorriso.

Annalisa Martino

Laureata in filosofia, insegna Lettere in una scuola secondaria statale di primo grado in provincia di Milano. Si interessa, in particolar modo, di integrazione interculturale e di tecnologie e web applicati alla didattica. Scrive su alcune testate locali dove si occupo di scuola, libri, politica e intercultura.