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Alla fine è andata come era possibile, forse probabile, certamente non scontato. Qualche riflessione a caldo sui principali protagonisti.

Brugnaro

Vince chiudendo la partita al primo turno (evitando i rischi del ballottaggio). La conferma di un Sindaco dopo il primo mandato, oltretutto arricchita da nettissime vittorie in tutte le Municipalità tranne Venezia – Murano – Burano (e anche lì sconfitta onorevole) rappresenta comunque una convinta promozione da parte dei cittadini, gli va riconosciuto. È la democrazia, bellezza.

Vince con un risultato largo anche se non bulgaro. E con una rimarchevole differenza tra la città d’acqua e quella di terra, elemento di cui spero terrà conto nel condurre il secondo mandato. Attenzione comunque a semplificazioni manichee: non è che è odiato da una parte e idolatrato dall’altra. Soprattutto colpisce che Venezia non è affatto un monolite omogeneo: se si analizza il dato per sezioni si scoprono differenze clamorose tra zona e zona; lo “zoccolo duro” anti Brugnaro sta a Dorsoduro e S. Polo nel resto della città d’acqua in molte sezioni è comunque il più votato.

Ha condotto una campagna elettorale abbastanza sottotono, con peraltro uscite sconcertanti (tipo quella del becchime), più incentrata sul messaggio di continuità su quanto ha fatto che a prendere impegni misurabili per il futuro. Ci sta, per carità, trattandosi del Sindaco uscente, ma qualche concetto più propulsivo non avrebbe guastato.

Ma forse la sua più importante vittoria, questa assolutamente contro pronostico, è la netta affermazione della lista fucsia rispetto alle altre liste della sua cordata. Sovrasta la temutissima Lega cui tutti attribuivano la golden share della prossima Giunta. Qualcosa di simile, anche se non con le stesse clamorose proporzioni, di quanto successo in Regione dove la lista Zaia prende il triplo della Lega. È il segnale che la stella di Salvini è in deciso declino. Dal famoso “voglio i pieni poteri” non ne ha imbroccata una che sia una. Ultima la fanfaronata di quel “vinceremo 6 – 0” che ha irragionevolmente alzato l’asticella delle aspettative. Di tutti i molti e diversi messaggi che si trarranno da questo voto, questo è quello che mi rallegra di più, ancorché secondario nel contesto generale.

Tornando a Brugnaro, buon lavoro e un auspicio: che “ascolti” e collabori con tutta la città e lasci da parte l’esibizione muscolare del fasso tuto mi.. è davvero tempo di ascoltare e cercare soluzioni condivise per quanto possibile.

Baretta

Giocava contro il pronostico e personalmente gli avevo consigliato di puntare su una strategia di sfida sul campo delle proposte concrete. Parlare di più di sviluppo, di lavoro, di ZLS, di progetti coraggiosi e innovativi sulla residenzialità, di come concretamente tradurre in opportunità le potenzialità del Porto, della logistica, dell’economia. Ha privilegiato invece temi che nella bolla comunicativa dei social e dei salotti fighi sembrano fondamentali ma che fanno presa solo su chi lo avrebbe votato in ogni caso. L’Assessorato alla Cultura, le deleghe alle Municipalità, il waterfront… Insomma, un po’ la classica “sindrome da Collegio 1” ..

Comunque una campagna elettorale condotta con dignità, tenendosi meritoriamente lontanissimo dalla canea di dileggio personale dell’avversario (campagnolo, ignorante..) che imperversava, spesso condita con una spocchia insopportabile. Qualcuno gli aveva suggerito di essere più muscolare e sanguigno.. a mio parere ha fatto bene a rimanere sé stesso, nulla di peggio per una persona mite ed educata scimmiottare atteggiamenti che non sono nelle sue corde. Avrebbe però potuto (e dovuto) essere più incisivo e sfidante sui temi. Gli va peraltro dato atto che sul tema ambientalista (Porto, Grandi Navi) viaggiava forzatamente col freno a mano tirato pensando all’eventuale ballottaggio. Resta una persona perbene e capace e penso e spero rappresenterà una risorsa in Consiglio Comunale.

Dal punto di vista politico è abbastanza significativo che ben uno su tre voti per Baretta non è targato PD. Parecchio fieno in cascina l’hanno portato i Verdi Progressisti e Venezia è tua, di fatto rispettivamente l’ala sinistra e l’ala destra dello schieramento, più altre listine da zerovirgola. In ogni caso, non certo emanazioni del PD come era di fatto la lista Casson nel 2015. Insomma il PD è sempre meno l’unico che dà le carte nel centrosinistra in città.

Terra & Acqua – Tutta la città insieme + Ecologia & Solidarietà

Li tratto insieme perché liste ideologicamente sovrapponibili che portano entrambe la (seria) responsabilità politica di non aver presentato una candidatura unica che avrebbe potuto costituire una specie di lobby della città d’acqua con una rappresentanza significativa che avrebbe peraltro premiato l’enorme passione civica messa in campo da molti cittadini.

Non è andata così ma comunque entrambi i candidati Sindaco, Gasparinetti e Martini, conquistano per sé il diritto di tribuna con un risultato complessivamente modesto ma sontuoso se consideriamo il solo Centro Storico, in particolare Terra & Acqua in Venezia sfiora il 10%.

Forse quest’ultima, che aveva prodotto una proposta strutturata e solida, con un programma molto serio, di gran lunga il più pensato e dettagliato di tutta la competizione elettorale (se fossi in Brugnaro io adotterei integralmente la parte sulla residenza per esempio) meritava qualcosa di più.

Tento una valutazione del tutto personale e arbitraria. Sommando (arrotondo) il 4% di Gasparinetti, il 3,5% di Martini e il 5% dei Verdi progressisti si ottiene il 12,5%. Aggiungiamo qualche “sfrido” di altre liste, arriviamo diciamo al 15%. Questa è forse la migliore approssimazione possibile del peso di un ipotetico partito ambientalista senza se e senza ma (i NO Navi, NO porto, NO inceneritore, NO stabilimento bagni agli Alberoni ecc.) che tanta parte e rilevanza ha nel dibattito cittadino. Non è poco, tutt’altro. Ma non è tutta la cittadinanza. Teniamolo presente.

Partito dei Veneti

A Zecchi riesce l’operazione politica di dare rappresentanza a un elettorato deluso da Brugnaro (anche per le scorie del referendum separatista) ma che non voleva saperne di candidati più o meno etichettabili di sinistra. Onestamente all’inizio non gli avrei dato un franco ma mi sbagliavo evidentemente. Zecchi conquista anch’egli un diritto di tribuna, anch’egli come Gasparinetti e Martini molto più fortunato a Venezia. Mi sfugge sinceramente la prospettiva politica (che se ne fa uno come Zecchi di uno strapuntino in Consiglio Comunale?..) ma chapeau.

Cinquestelle

Il 4% risicato portato a casa da Sara Visman certifica semplicemente l’irrilevanza del movimento sulla scena politica locale dei cinquestelle. Mai comunque significativi neppure in passato.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.
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