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Per chi come me , all’uscita del primo romanzo di questa poetessa giornalista e scrittrice nicaraguense , è rimasto catturato dalla forza della sua passione politica e d’amore, resta da completare un giudizio letterario e in qualche modo “  di genere” su questa singolare donna di cultura.

Ricordo il suo esordio nel 1994, negli anni in cui fioriva l’interesse per la letteratura sudamericana, che ci riportava , sia al maschile con Marquez, sia al femminile con Isabel Allende, dentro e fuori la storia di questo continente che aveva trovato una sua cifra incomparabile per raccontarsi attraverso storie e protagonisti indimenticabili. Gioconda Belli, in “La donna abitata”, mostrava allora, nel suo primo romanzo, la storia di  due rivoluzionarie, la prima un’india che aveva  combattuto contro i conquistadores, la seconda una donna del XX secolo, militante durante il regime sandinista.

Ora, con “Le febbri della memoria”, la scrittrice ci riporta nel passato della sua famiglia, e il paese di Matagalpa, al centro dell’Ecuador, da cui proviene , è il punto d’arrivo di una lunga avventura attraverso i continenti, da parte di un suo antenato, nobile francese del tempo di Luigi Filippo di Francia.

E’ un libro lungo ed avventuroso, che di nuovo, in questi mesi, ha portato prima me e porta adesso i lettori di questo articolo, a toccare Paesi lontani, a vedere paesaggi diversi, a viaggiare di nuovo in altri continenti.

E la storia del duca Charles Choiseul de Praslin, pari di Francia, è la storia di un uomo che vive molte vite, fuggendo dall’ esecuzione per un uxoricidio di cui si sapranno i dettagli soltanto a poco a poco durante il racconto, e viaggiando dalla Parigi dei suoi privilegi di Corte all’Isola di Wight, dove comincerà ad inventarsi un passato, e conoscerà il poeta Tennyson,  fino a Londra e a Liverpool, da cui salperà per l’America , sempre seguito da un servitore-salvatore , Ibrahim, da cui si staccherà soltanto per l’ultima parte del suo viaggio . Arriverà così in Nicaragua, dove deciderà di fermarsi e darà origine, sposando una ragazza del luogo, alla genealogia da cui alla fine nascerà l’autrice. Secondo una convenzione a noi nota fin dai tempi di Manzoni, nelle ultime pagine del libro Gioconda Belli afferma di avere trovato il manoscritto dell’antenato in una scatola di latta tra le rovine della sua casa, quando era stata demolita. A noi lettori alla fine interessa poco del pretesto forse immaginario per la storia , perché nel lungo racconto in prima persona, siamo comunque catturati, oltre che dalle vicende complesse e piene di incontri e di avventure , dai pensieri del duca che, piano piano, pur restando sempre nel cuore e nella mente legato ai momenti terribili della morte della moglie Fanny, costruisce strati su strati di un nuovo modo di intendere il mondo e gli uomini. Si rende conto gradualmente, attraverso tutte le esperienze che è costretto ad attraversare per non farsi catturare ed avvallare la menzogna della sua morte , che la sua condizione sociale privilegiata gli aveva anche, però, impedito una visione più ampia e diversificata di uomini e cose, lo aveva cristallizzato in tali privilegi.

Nel corso del libro, attraverso le sue parole, si ha l’impressione di vederlo quasi uscire da una crisalide e farsi uomo nel senso più semplice e completo del termine , soprattutto quando deciderà di rimanere a Matagalpa, sposarsi, coltivare caffe’, esercitare la semplice professione di medico , sulla base degli insegnamenti che un altro medico gli aveva impartito.

Dove è andata a finire la Gioconda Belli della rivoluzione ? Dove si nasconde qui la poetessa erotica che ci racconta della sua splendente vita di donna e amante ?

Questo mi sono domandata, pur catturata dalla bellissima avventura del protagonista: la rivoluzione che qui viene raccontata è quella mancata, in Francia, quando , nel 1847, il potere monarchico è di nuovo, pur con coloriture diverse, al potere. E, in altri termini , è la rivoluzione profonda ed interiore del protagonista che prende il sopravvento, e mostra tutte le contraddizioni che , anche in questo caso, può portare con sé.

E’ quella di un nobile che si finge borghese e cambia nome, e, alla fine, nella nuova identità, troverà un senso profondo alla sua vita.

Le donne di questo libro vengono raccontate dalla voce narrante maschile, e sono Fanny, la moglie uccisa a pugnalate, Henriette, l’amante istitutrice dei suoi nove figli a Parigi, e due donne nicaraguensi, Lorena, la compagna di un suo nuovo amico , e Margarita, con cui costruirà la sua seconda famiglia.

Per entrambe queste due ultime donne c’è , pur in poche pagine, una comprensione ed un affetto particolari da parte della scrittrice, mentre le due parigine vengono viste entrambe come frutto di una società che a quei tempi spezzava il senso della vita delle donne, intrappolandole in ruoli che alla fine potevano portarle all’autodistruzione.

In questa serie di giudizi impliciti e filtrati attraverso le memorie del protagonista, si intravede  , pur in toni più pacati, la forza femminista dell’autrice.

E’ per questo che il libro risulta così interessante, proprio per il filtro che ha permesso a Gioconda Belli di risalire il fiume della sua famiglia, ritrovando, così lontano, però, di nuovo,  la forza dell’avventura e della passione che la rendono ancora oggi una delle voci letterarie più vive dell’America del Sud.

Gioconda Belli, Le febbri della memoria, Feltrinelli 2019

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori