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Il Parlamento ha approvato il Decreto cosiddetto “Agosto” e il relativo art. 95 che istituisce l’Autorità  per la Laguna di Venezia che dunque, da oggi, è realtà.

Sulla governance dell’Autorità Brugnaro aveva messo in atto una polemica molto muscolare per il presunto scippo di competenze sulla Laguna a danno degli enti locali. Partiamo da questo particolare per capire qualcosa dell’Autorità. Il casus belli per cui è istituita l’Autorità è la questione, finalmente e per fortuna divenuta di attualità, della gestione, della manutenzione e dell’operatività del MOSE. Il MOSE è l’aspetto mediaticamente più rilevante ma non affatto il solo. Se ci limitiamo al solo aspetto MOSE la polemica di Brugnaro appare incomprensibile. Per molti motivi.

Primamente per la banale constatazione che tutti i denari, non solo per la costruzione ma anche per l’esercizio del MOSE, sono venuti e verranno dallo Stato centrale e da che mondo è mondo chi mette i soldi è quello che comanda. E che quindi nomina chi gli pare, nella fattispecie il Presidente dell’Autorità. Del resto, nomina quello del Porto, della Biennale ecc. senza che questo sia mai stato motivo di polemica. Va detto per precisione che neppure Brugnaro contesta la prerogativa statale ma avrebbe voluto che la nomina seguisse non semplicemente “sentiti” i poteri locali bensì “d’intesa con” gli stessi. Certo non insignificante differenza, per carità, ma tale da mettersi in rotta di collisione col Governo, soprattutto per uno che ha sempre (giustamente) teorizzato di essere filo governativo a prescindere?

Il MOSE © Corriere del Veneto

Né, del resto, il nome del Presidente influirà sulle decisioni di quando azionare l’infrastruttura; è ovvio che l’operazione sarà definita collegialmente e che a regime sarà stilato un protocollo preciso. Per che livello di marea intervenire, a quale livello cominciare a operare (elemento questo decisivo ai fini della durata della chiusura del Porto). Sarà certo un’azienda che spende, che fa appalti, insomma un centro di potere ma sarà strettamente operativa. Sarà un’azienda veneziana, con sede a Palazzo dei Dieci Savi, con maestranze inevitabilmente locali. Insomma, dove sta il problema? Vale la pena fare tutto questo casino?

La risposta è evidentemente no. Ma allora perché l’insistenza del Sindaco? Una risposta possibile è quella, diciamo così, minimalista. Fa così per convenienza spicciola: esercita un po’ di chiagni e fotti (mi lamento, passo per vittima e così mi creo crediti per battere cassa poi) e agita il tema dell’autonomia, del territorio vessato dalle imposizioni romane … insomma musica per le orecchie degli alleati leghisti e di Zaia, che va sempre bene lisciare per la parte giusta del pelo. Insomma, pura tattica.

Oppure… oppure c’è dell’altro. Ma se c’è, questo altro non sta nel MOSE (per quanto detto sopra) bensì su tutto il resto che questa Autorità rappresenta. Perché oltre alla gestione del MOSE – copio dal testo della legge istitutiva – all’Autorità sono attribuite tutte le funzioni e competenze relative alla salvaguardia della città di Venezia e della sua laguna e al mantenimento del regime idraulico lagunare (..) nonché quelle già attribuite al Magistrato alle Acque.

Insomma, una vera e propria emanazione diretta della Legge Speciale del 1973 che assume tutti i compiti precedenti del Magistrato alle Acque più la salvaguardia. E viste le sfide dei prossimi decenni relative all’innalzamento del livello del mare (tanto per dirne una: si potrebbe perfino porre il tema di come gestire una Laguna permanentemente chiusa, grazie al MOSE, in cui il problema fondamentale diverrebbe il ricambio artificiale dell’acqua), la vexata quaestio del Porto, delle crociere, il Piano Morfologico della Laguna, l’attività previsione maree che a questo punto logicamente dovrebbe esservi conferita… si capisce allora di più l’insistenza da parte del Sindaco di avere maggiore voce in capitolo.

Voce in capitolo che peraltro non è (già ora) così irrilevante perché organi dell’Autorità saranno, oltre al Presidente, il Consiglio di gestione composto dal Presidente stesso più sette dirigenti, 4 emanazione di altrettanti Ministeri (Infrastrutture, Economia, Ambiente e Beni Culturali) e 3 locali (Regione, CM e Comune). In pratica l’ex Comitatone. In più ci sarà un Comitato consultivo composto da sei componenti (“di specifiche e

La composizione del Consiglio di gestione © Corriere del Veneto

comprovate competenze e esperienza in materia idraulica e di morfodinamica lagunare e di gestione e conservazione dell’ambiente”) indicati da istituzioni locali (tra cui Sindaco di Venezia, Sindaco di Chioggia, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale e Presidente della Giunta Regionale del Veneto).

La nascente Agenzia sarà dunque un organo molto importante e molto incisivo, nel bene e nel male, per i prossimi decenni (molto, molto oltre quindi l’Amministrazione Brugnaro). Quindi le valutazioni in ottica locale non vanno fatte pensando all’oggi ma devono essere più generali. Per capirsi: dire per esempio “meglio che l’Autorità sia in mano al Ministero delle Infrastrutture piuttosto che a Brugnaro che farebbe solo i suoi interessi” è privo di senso. Una domanda legittima, questa sì, da porsi è “quanto potranno o dovrebbero incidere gli enti locali nell’indirizzo di questa Autorità?”

Non c’è una risposta deterministica a questa domanda, ovviamente. Mi limito a dire che la capacità dei rappresentanti locali (e non solo il Sindaco ma per esempio anche il Presidente del Porto) di incidere è un plus importante. Abbiamo ancora fresca memoria per esempio dei tempi biblici impiegati da Roma per partorire il Protocollo Fanghi che ha tenuto in scacco per mesi la possibilità di ripristino dei fondali. Ecco, se questo fosse stata competenza della futura Autorità, con la possibilità di Comune, Regione, Città Metropolitana, Porto, Capitaneria, di battere i pugni sul tavolo ogni giorno anziché aspettare impotenti i palleggiamenti tra Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture sarebbe stato decisamente meglio.

In ogni caso, l’istituzione dell’Autorità è comunque una buonissima notizia, perché in ogni caso avvicina Roma e rappresenta un’assunzione di responsabilità (e di costi) per la laguna e per la gestione del MOSE. Giusta la sottolineatura di Baretta in questo senso e in generale del PD a cui si deve la creatura (anche perché se si aspettavano i cinquestelle …). Un po’ discutibile che assommi compiti di gestione di una infrastruttura tecnica come il MOSE (ed infatti farà capo al Ministero delle Infrastrutture) a compiti di salvaguardia della Laguna, un ecosistema complesso, dove si intrecciano interessi economici, naturali, paesaggistici … insomma tutto un altro film.

Comunque, come si dice, piuttosto di niente ... Importante sarà vedere intanto quale Presidente verrà nominato. E buon lavoro di cuore a tutte le maestranze interessate.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.