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Leggere un libro scritto da un autore giapponese è sempre un’impresa delicatissima di confronto culturale. A tutti i livelli letterari : chi scrive può fare riferimento alle sue letture giovanili della produzione di Banana Yoshimoto, agli assaggi dei romanzi di Murakami Haruki, alla intensa esperienza più recente dei manga dei grandissimi autori del genere , come Jiro Taniguchi.

Il libro proposto dal gruppo di lettura di Zelarino, aperto e poi subito fermato dalle recenti disposizioni ministeriali in materia covid19, si intitola “Le ricette della signora Tokue”, di Durian Sukegawa,edito in Italia da Einaudi nel 2018, e si distingue subito per una caratteristica di poesia essenziale, che lo può far accostare facilmente alla forma poetica giapponese per eccellenza, l’aiku, dove, in pochissimi versi, si stabiliscono regole universali di attenzione agli attimi della vita e della natura che possiede vita.

Qui si parla di una piccola rivendita di dolcetti tradizionali, i dorayaki, fagottini dorati ripieni di salsa dolce di fagioli rossi.

Intorno a questi dolcetti, a chi li prepara, a chi li vende, a chi li compra, in un angolo di una via periferica di Tokio rischiarata dal colore verde e rosa di un ciliegio, si dipana una storia che ha per protagonisti tre personaggi appartenenti a tre diverse generazioni : il pasticcere, una studentessa che passa per di là abitualmente come le sue compagne dopo la scuola per uno spuntino, e la signora Tokue, che appare misteriosamente, segna magicamente il luogo con la sua presenza e la sua particolare abilità nel preparare i dorayaki, ma che soprattutto, rivelando gradatamente la sua tragica storia, fa scoprire a noi lettori dei risvolti straordinari del suo senso della vita, della natura, delle relazioni umane, dove ciò che conta per lei è l’attenzione, l’ascolto commosso di ciò che le cose e la natura possono rivelare se prese adeguatamente in considerazione.

L’uomo, la ragazza, la vecchia signora, hanno in comune una cosa: una forma di vita ai bordi della vita: chi come Tokue il pasticcere per degli errori commessi nel passato , che lo legano ad una condizione che lo soffoca, chi come Wakana, la ragazza, per vicende familiari che la rendono particolarmente schiva, chi come la signora Tokue, per un dramma profondo che l’ha costretta suo malgrado a rimanere segregata per tutta la sua esistenza.

Si potrebbe questo in un certo senso definire un libro-parabola, dove la apparente semplicità della narrazione, le frasi brevi, i tanti spazi di respiro tra le parole, sono tutti strumenti per consegnare a chi legge insegnamenti importanti, filtrati dal sapore dolce dei fagottini ripieni. Anche l’insistenza su ingredienti, preparazione, cottura, altre forma di dolcetti di cui il libro presenta un dettagliato glossario alla fine , appaiono in qualche modo espedienti di tipo filosofico per comprendere il mondo e le sue regole.

In tal modo l’autore, laureato in Filosofia Orientale ed in Pasticceria, riesce a fondere i suoi saperi  in forma particolarmente intensa ed interessante, anche se forse eccentrica agli occhi di noi occidentali.

Per portare al limite l’approccio a tale tipo di sensibilità, chi scrive ha attinto a due libri di Jiro Taniguchi, un manga edito in Italia nel 2010 intitolato “Gourmet”, e un altro, l’ultimo da lui composto, “La foresta millenaria”, del 2017.

Il motivo di tale scelta risiede nei due temi prevalenti all’interno del romanzo di Sukegawa : la cura meticolosa nel descrivere le ricette, e la dimensione della natura, nelle sembianze dell’albero di ciliegio che si scorge dalla rivendita, e nel bosco del luogo dove vive la signora Tokue.

Bene, in “Gourmet” ci troviamo di fronte alla stessa cura meticolosa nel descrivere ricette giapponesi e anche cinesi nei dettagli, anche attraverso disegni dei piatti descritti, in una serie di ristoranti dove il protagonista del manga, un giovane imprenditore , si ferma per mangiare in diverse città e in diversi tipi di locali, assaporando sempre in solitudine tutti questi sapori diversi, ma dando così anche agio a noi lettori di cogliere persone, ambienti, contesti differenti visti attraverso questi momenti di pausa gastronomica silenziosa.

Nell’altro manga-fumetto, che resta incompleto per la morte dell’autore avvenuta durante la sua costruzione,  un ragazzino costretto da problemi familiari a trasferirsi con i nonni nella regione di Tottori, circondata da una immensa foresta, ci accompagna nella sua fulminante interazione emotiva col mondo delle piante e la loro forza , in una sorta di iniziazione simbolica attraverso la sua arrampicata in cima ad uno di questi alberi.

Nell’introduzione a quest’ultimo libro a cura di Vittorio Giordano, chi scrive desidera riportare delle parole che ne danno un senso più profondo :’’Questo rapporto profondo con la natura viene da lontano, nella tradizione giapponese. Lo ritroviamo nell’arte dei giardini, nell’ikebana, nel bonsai, nella letteratura (come in Kawabata), nella pittura (come in Hiroshige), nel cinema ( come in Kurosawa); e naturalmente anche nei manga”.

Torniamo per un attimo, circolarmente, alle pagine finali de “Le ricette della signora Tokue”. Due dei nostri protagonisti camminano in un grande bosco vicino alla dimora dove ha vissuto la signora, non dicono molto, ma parlano i colori del tramonto che si addensa sopra di loro, il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli, fino all’apparire della luna, a cui tutti rivolgono uno sguardo, portandoci con loro nella sua luce notturna.

DURIAN SUKEGAWA, LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKUE, EINAUDI 2018

( riferimenti a JIRO TANIGUCHI, GOURMET, JIRO TANIGUCHI COLLECTION, PANINI COMICS 2010

JIRO TANIGUCHI, LA FORESTA MILLENARIA, OBLOMOV EDIZIONI 2017)

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori