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Il SISTEMA FERROVIARIO METROPOLITANO REGIONALE (SFMR)

Era un progetto (iniziato nel 1998) finanziato principalmente dalla Regione Veneto, che prevedeva l’attivazione di un servizio ferroviario regionale/suburbano ad elevata frequenza (ogni 15/30 minuti) con orario cadenzato lungo alcune linee ferroviarie nella Regione Veneto. La rete ferroviaria sfruttava le ferrovie già esistenti integrate da nuove tratte e da nuove stazioni in progetto o già realizzate. Il progetto era integrato da interventi di riqualificazione della rete stradale (ad esempio l’eliminazione dei passaggi a livello) e dalla riorganizzazione del trasporto automobilistico pubblico.

Nel 2° Piano Regionale dei Trasporti del Veneto (PRT, adottato dalla Giunta Regionale nel luglio 2005), il “Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale” (SFMR) dichiara di avere un obiettivo preciso e assai innovativo: il viaggiatore si sposta da un punto all’altro del territorio potendo servirsi di più mezzi pubblici, utilizzando sempre e soltanto un solo titolo di viaggio, con stazioni dotate di aree per agevolare l’interscambio con gli autobus e le auto; con partenze dei treni ogni 15 minuti sincronizzati con il servizio pubblico locale.

E’ così che si viene incontro a quello che da tempo si dice del Veneto: che è una “metropoli diffusa”, al di là dei 576 comuni che conta: e il trasporto pubblico è assai difficile organizzarlo in un’area a urbanizzazione “dispersa”. Questo modo, di passare agevolmente da un mezzo di trasporto ad un altro (treno, auto, bus…rotaia, strada…), può agevolare gli spostamenti efficienti.
Poi va anche detto che la SFMR nasce da un’intuizione virtuosa: più che creare nuove linee ferroviarie, si decide di utilizzare le vecchie direttrici, i binari che si son sempre usati, adeguandoli (a volte raddoppiati) e lì far passare i treni veloci della metropolitana, come vediamo in quelle sotterranee nelle grandi città (…da noi in superficie…); come nelle metropoli (Parigi, Mosca, Londra, Milano, Roma, Barcellona etc.).
Appunto. Anche il Veneto lo possiamo considerare una metropoli, diffusa, allargata, con tanto verde ancora rimasto al posto dei parchi metropolitani, con il mare, le montagne, la “Laguna mondo” (come la chiama Marco Paolini), le città d’arte, i borghi ancora conservatisi….


Schema presentato nel 2001


E veniva, con l’SFMR, introdotto il principio dell’INTERMODALITÀ: si scende e c’è il parcheggio dove si è lasciata l’auto, o viceversa; oppure c’è l’autobus, la corriera che aspetta.
Insomma la “Metropolitana di Superficie” è un’invenzione niente male, come infrastruttura diffusa per la mobilità delle persone, nel Veneto di adesso, di domani, del futuro.

MA TUTTO QUESTO NON HA FUNZIONATO.

E dopo trent’anni siamo al palo. Trent’anni.

Infatti il primo progetto e l’inizio dei lavori è del 1998. Ma ancor prima è l’ideazione, l’avvio politico: è nel 1988 che l’allora presidente veneto Carlo Bernini, le Ferrovie dello Stato e il ministero dei Trasporti firmarono un protocollo di intesa, e la SFMR veniva inserita nei Piano Regionale dei Trasporti approvato dal Consiglio Regionale nel 1990.

NEL 2018 LA REGIONE VENETO HA DECISO DI ABBANDONARE IL PROGETTO

Scusate, ci siamo sbagliati. Il Veneto non avrà nessun sistema metropolitano di superficie in grado di collegare città economicamente di primo piano nel sistema produttivo italiano come Mestre, Padova, Vicenza e Treviso.

E intanto la Regione “virtuosamente” ha speso più di 1Miliardo di € di soldi pubblici che gestiti in questo modo è come se avesse costruito invece una rete di gabinetti pubblici: soldi buttati nel cesso, si perdoni il francesismo

Ciò che ne rimane, passa alla società Rfi, delle Ferrovie dello Stato, che (anche con un finanziamento della Regione) raddoppierà la Maerne-Castelfranco, costruirà un ponte sul Brenta e realizzerà altri interventi. Ma l’autonomia trasportistica veneta si è rivelata un libro dei sogni che ora viene chiuso.

CATTEDRALI NELLA CAMPAGNA: parcheggi vuoti

SFMR, LE VARIE FASI PROGETTUALI IN QUELLA CHE DOVEVA ESSERE LA REALIZZAZIONE

Dei 5,9 miliardi (in euro) preventivati dal progetto approvato dalla Regione nel 1990 a oggi (a ieri) è stato speso solo un sesto. Un miliardo utilizzato soprattutto per sottopassi, eliminazione di passaggi a livello (66 su 407), creazione di parcheggi, nuove stazioni (9 sulle 37 previste), acquisto di nuovi treni (24 sui 120 preventivati), adeguamento di fermate (22 su 162).
Molto cemento e asfalto, un po’ meno binari: l’opera propriamente ferroviaria più imponente è stata il raddoppio della linea tra Mestre e Padova, poi sono stati attivati gli adeguamenti a doppio binario sulla Padova-Castelfranco, su 25 chilometri tra Maerne e Castelfranco e su 18 nella tratta Castelfranco-Bassano.

Un po’ di soldi sono poi stati trovati (attraverso il CIPE) per lo sfigatissimo nodo della Gazzera, un progetto per creare viabilità di accesso a due nuove stazioni (Olimpia e Gazzera) strette tra passaggi a livello, binari, case e strade.

Due stazioni oggi ridotte a ricettacolo di spacciatori e di sbandati.

Serviva spendere 1 miliardo di euro per non mettere sui binari neppure un treno?

E’ un altro fallimento della Regione, al di là delle lodi sperticate che vengono mosse al “governatore” che più piace ai cittadini (i Veneti in particolare che lo hanno votato in massa).

Il progetto Sfmr aveva visione ed è ancora attuale. Ma dove li troviamo questi sei miliardi? È stato avventato far credere che in pochi anni sarebbe stato realizzato” (cit. F. Calzavara, Assessore Regionale)

Ma chi l’ha fatto credere e chi ha marciato su un progetto che non sarà mai realizzato? Se lo sta chiedendo anche la Procura veneziana della Corte dei Conti che ha aperto un’inchiesta.

La ricerca di responsabilità per i giudici contabili sarà molto ardua. Perché i trent’anni del progetto SFMR raccolgono la storia della politica veneta, nella sua evoluzione dal potere democristiano a quello di Forza Italia e, infine, a quello della Lega Nord-Liga Veneta.

LA PEDEMONTANA E’ UNA BELLEZZA

In compenso si è proceduto a cercare di finire la Pedemontana Veneta, l’ennesimo nastro d’asfalto, in un territorio martoriato dal disordinato consumo di suolo, che privilegia ancora una volta il traffico su gomma.

Con buona pace della sostenibilità ambientale e persino dell’economicità infrastrutturale.

Dai dati sul consumo di suolo 2018 risulta che, anche quest’anno come lo scorso, il Veneto è la prima regione come incremento di consumo in termini di ettari, anche se in lieve flessione (923 ettari consumati nel 2018 contro più di 1.100 del 2017). Il suolo consumato totale in Veneto si attesta quindi al 12,4% sul totale regionale, dato superato solo dalla Lombardia con il 13,01%.

La Pedemontana Veneta è un’opera realizzata in project financing in cui comunque la Regione Veneto ha messo dei bei soldini, complessivamente 1 Miliardo di €.

Lasciando, per convenzione, l’esazione dei pedaggi (come fosse un’autostrada) per 39 anni a Superstrada Pedemontana Veneta S.p.A.

A dicembre 2019 i vertici di SPV stimavano la conclusione dell’opera per novembre 2021, nel frattempo ha aperto il terzo tratto Breganze-Bassano Ovest.

Degli oltre 90 km, 50 km sono in trincea, 26,5 km in rilevato, 7,8 km in gallerie naturali e 5,9 km in gallerie artificiali.

COSA DIRE?

La mancanza di visione strategica e di una vera capacità amministrativa, che sappia andare al di là delle chiacchiere e delle promesse, persino dello spreco di risorse pubbliche, è la cifra che contraddistingue la gestione più che trentennale di un CentroDestra approssimativo e oggi schiacciato sulla linea leghista che in Veneto lucra sul mito del piacione Luca Zaia.

Che non paga mai pegno.

Fin che dura.

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)