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DA BRUNO AGAZIA RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO Nei primissimi mesi della pandemia, un operaio di 33 anni di Azzano Decimo (nome diventato poi più famoso) a New York non per divertimento ma per lavoro, è stato uno dei primissimi casi sintomatici Covid positivi negli U.S.A..  Ha così sperimentato cosa vuol dire la “sanità di eccellenza” negli States: ricoverato non in un ospedale pubblico, ma in una delle ipermoderne cliniche, diventateci familiari nelle serie televisive, superata la fase più critica ha ricevuto, assieme all’assenso a ritornare in Italia, un conto di circa 100.000 USDollars!  Per sua fortuna (e della sua Ditta) era assicurato e quindi se l’è, almeno economicamente, cavata a buon mercato.

Questo fatto, ben noto agli addetti ai lavori, ma misconosciuto da molti turisti italiani che, in era pre-Covid, affrontavano un viaggio negli States, si è inserito come piccolo fatterello nella babele di voci legate alla pandemia. Ormai lo sappiamo: da un paese con 60 milioni di C.T. della nazionale di calcio siamo diventati un paese con circa 60 milioni di virologi e/o addetti alla sanità.

Oltre alle super stars virologiche i media sono occupati h 24 dalle voci del Governo (e questo dovrebbe essere normale in un quadro di emergenza) e dei Governatori regionali. Come dimenticare le fantastiche comparsate del Governatore della Campania o le ardite arrampicature sugli specchi di quello della Lombardia, trovatosi nell’occhio del ciclone. Come dimenticare l’elogio della compostezza dei suoi concittadini del Sindaco di Napoli, poi lievemente appannato dalla notte di follia post conquista della coppa Italia a spese dell’“odiata” Juventus. Come infine non considerare che il travolgente successo elettorale del Governatore veneto si sia basato, per una non piccola percentuale, nella vulgata della bona gestio della pandemia in quella regione.

Ma siccome bisognerebbe sempre avere una memoria più a lungo termine, cioè dell’era pre -Covid almeno, si dovrebbe anche non dimenticare che campanelli d’allarme (più campane rumorose che campanelli, per la verità!) siano risuanati, varie volte, negli ultimi anni.

Si è varie volte saputo e ripetuto:

  1. Che la fuga dei cervelli riguardava anche molti giovani e ambiziosi Dottori in Medicina che, dopo aver studiato nelle antiche e prestigiose Università italiane, trovavano all’estero più opportunità economiche, di studio e di carriera.
  2. Che l’età dei Dottori in attività andava continuamente aumentando e che, per esempio, per i medici di famiglia sul territorio non si trovavano quasi più sostituti (vedi allegato titolo)
  3. Che si sono fatti annunci roboanti di importare Dottori dai paesi dell’Est, più a buon mercato e più volonterosi rispetto ai “pretenziosi” professionisti italici
  4. Che per alcune specialità, guarda caso per esempio Medici di emergenza e/o di Anestesia e Rianimazione, la capacità di attrazione era scesa ben sotto la soglia di rischio.
  5. Che il rinnovo dei contratti nazionali della Sanità Pubblica era bloccato da 11 anni per i medici e circa 8 per i paramedici, diventati nel frattempo Dottori in Scienze Infermieristiche.
  6. Che la pressione delle cause per malpractice era andata continuamente aumentando, così come le spese legate ad assicurazioni sempre più care ed esose.

Vi può bastare?  In realtà i punti continuerebbero ancora ma non si vuole annoiare.

Ecco quindi che allo scoppio di un’emergenza, vedremo poi non propriamente imprevista, come una nuova pandemia anche il sistema sanitario occidentale, moderno, efficiente, pronto a tutto, ha rischiato di crollare miseramente. Ecco quindi che i tanto criticati “care givers” (cioè tutti i professionisti della Sanità) si sono improvvisamente trasformati negli “eroi della nuova peste”, “nei soldati in prima linea nella moderna guerra. E poi giù foto di infermiere stremate, di facce segnate da ore di fatica e di mascherine, di murales, di cittadini che, mano sul cuore, cantano dai balconi le lodi dei sanitari. Ma non basta: bandi tipo I want You for U.S. army “per richiamare i riservisti, cioè i “pensionati d’oro”, precedentemente messi alla gogna, ma improvvisamente di nuovo indispensabili. E molti per la verità hanno anche risposto. Improvvisamente, chi l’avrebbe mai detto, subito dopo la grande immensa Cina, l’Italia era diventata, apparentemente, il primo paese colpito….

E poi anche, assieme alle impressionanti processioni di bare sui camion militari, i primi, non pochi, caduti medici, circa duecento, per lo più anziani (fascia 65-70), carichi di esperienza ma, ahimè privi, nelle prime drammatiche settimane, di camici monouso, mascherine serie (FFP2 e FFP3) e persino guanti. Questo, cari Ministri della Sanità, cari Governatori, noi Medici (si con la emme maiuscola) e noi familiari dei nostri caduti non lo dimenticheremo facilmente!

Mentre buona parte dei 60 milioni di neo-virologi-infettivologi-esperti di Sanità ha imparato ( più o meno bene…) cos’è R con zero, si sono andati a ripescare vecchi  discorsi dei nuovi guru dei media, alla Bill Gates per intendersi;  sono riprese le vendite di libri vecchi di otto anni tipo Spillover; si è improvvisamente affacciato il concetto che il “nuovo Big One” non era solo il prossimo terribile terremoto di Los Angeles ma anche la molto, molto più probabile epidemia mondiale, cioè  la prossima pandemia. Ma come, improvvisamente, la Scienza (si con la esse maiuscola!) aveva da tempo, dati scientifici e inoppugnabili alla mano, previsto quanto stava succedendo in questo terribile, indimenticabile 2020.  Ma come non erano allora questi Scienziati dei menagrami, boriosi di cui esagitati ignoranti, con parlantina sciolta e/o esperienza solo di social, potevano farsi beffe, se non di peggio come accusarli di procurato allarme o, udite udite, di diffusione di epidemia (sic!). Il paese, che aveva organizzato marce numerose sotto il Ministero della Sanità, ai tempi della Bindi e del siero Di Bella, taceva per un attimo ed ascoltava, spaventato, a occhi bassi quanto essi avevano da dire.

Poi, com’è costume nazionale, passata la festa, “gabbatu lu Santu, rapidamente siamo tornati al paese fiera del divertimento, del bel canto, della socialità scomposta, dell’estate italiana, della pizza,birra e cocaina. D’altra parte, ammettiamolo, l’estate è l’estate. E allora giù ad invitare medici ed infermieri a sfilate di moda, serate all’arena di Verona, passerelle in stadi prestigiosi come San Siro, ecc.ecc. Insomma di tutto purchè non si parlasse seriamente e/o si programmasse per tempo:

  1. Una nuova seria programmazione territoriale, come prima arma di difesa, estesa a TUTTO il territorio nazionale e non a macchia di leopardo (li benino, li così e così, li inesistente). Meno scartoffie da riempire e più professionalità richiesta ai “care givers”, soprattutto ai medici di famiglia, detti anche medici di medicina generale (MMG)
  2. Un potenziamento delle Scuole di specialità là dove maggiormente servono in condizioni di emergenza (più posti, più incentivi ai frequentatori, più aggiornamento)
  3. Un nuovo rapido aggiornamento contrattuale con veri e sensibili aumenti. Non i 100 euro in più al mese agli infermieri e i 300 ai medici ma…. “subordinati alla firma del contratto nazionale” (sic!)
  4. Un completo ripensamento della rete laboratoristica nazionale: i tamponi li fanno i medici e gli infermieri ma, senza tecnici di laboratorio e reagenti, tutto ha un limite massimo numerico invalicabile, il famoso tappo di bottiglia…“Ho dovuto attendere otto giorni la risposta ! “si sente urlare quà e la, come se un test molecolare per SARS Cov-19 fosse uno stick glicemico necessitante pochi secondi.
  5. Una seria, o almeno meno abborracciata, organizzazione generale in vista della seconda o addirittura (tocchiamo pure ferro!) terza ondata, puntualmente la seconda presentatasi all’inizio dell’autunno, come previsto dai menagrami esperti di sanità. O, ancora meglio armiamoci di cornetti porta fortuna, in vista dell’arrivo dei molti vaccini promessi che qualche piccolo problemino organizzativo lo porranno di sicuro. Non basta, come abbiamo visto, allargare la potenziale popolazione di soggetti da vaccinare contro il virus influenzale  o spingere i più riottosi ( NO VAX esclusi !) a farla  per risolvere il problema.

Certo, è sicuro, anche questa volta la “svangheremo” bene da questa pandemia, certo molto ma molto meglio di come ce la siamo cavata cento anni fa (non si sa esattamente quanti milioni di morti ma stime parlano di circa 50 milioni da “spagnola” che poi spagnola non era …). Certo ritornerà la vita vera e la ruota a girare vorticosamente per più di sette miliardi di uomini-topi che, quotidianamente, la fanno girare.

Questo ottimistico pensiero non ci deve e non ci può però esimere da trarre, una volta per tutte, una salutare lezione di umiltà, consapevolezza, organizzazione e rigore scientifico. Tutto quello che è stato qui tratteggiato come necessario non si improvvisa in pochi mesi, sotto la spinta emotiva enorme di una pandemia. Non si può sempre ragionare nei termini della prossima, talora imminente, scadenza elettorale. Ci sono molti, moltissimi virus molto più “cattivi” del SARS Cov-19 cinese che ci attendono al varco: se è vero che “basta la salute” vediamo di organizzare un mondo che sia in grado di farsela bastare!

Bruno Agazia, 71enne, medico-chirurgo ha svolto tutta la sua carriera nella Sanità Pubblica terminandola come Primario Nefrologo prima e Direttore Socio-Sanitario Territoriale poi in AUSSL venete