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“Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”. Queste le parole di Papa Francesco in quel famoso discorso del venerdì santo in una Piazza San Pietro deserta, sferzata dal vento e dalla pioggia, immagini che resteranno indelebili nella nostra memoria. E già in queste poche righe si scorgono alcune delle parole chiave che costituiscono il focus dell’enciclica Fratelli tutti.

I have a dream disse qualcuno in tempi ormai remoti. Questi, però, sono tempi in cui i sogni sembrano del tutto svaniti, in cui sembra che nessuno più sia in grado di sognare, di avere un’idea e un progetto di mondo alternativo, una visione globale di un cambiamento radicale. Dopo le guerre era sembrato che un altro mondo fatto di pace, di giustizia, cooperazione, collaborazione tra i popoli fosse possibile ma la globalizzazione e il capitalismo, lungi dal consentire l’integrazione hanno approfondito un solco tra i popoli e acuito le disuguaglianze con tutte le conseguenze che abbiamo sotto gli occhi.

Ecco, quest’enciclica ci consegna un Papa che, come pochi oggi, in questo breve testo che potremmo dire ambizioso e visionario, ci fa sognare che un ribaltamento di valori sia possibile.

Davvero Potente quest’enciclica!

Chiara e forte la sua visione del mondo che, ovviamente, si basa sui valori del vangelo ma poi, passo dopo passo si possono riconoscere alcuni capisaldi del pensiero cristiano ma non solo. Ricco di spunti e di chiari riferimenti alla nostra cultura laica, filosofica, dall’illuminismo a cui attinge a piene mani ma anche al marxismo, che è un punto di riferimento molto forte, nei suoi risvolti di giustizia sociale e di condanna del sistema economico dominante, causa delle diseguaglianze.

Se partiamo già dal titolo Fratelli tutti, il concetto di fratellanza, di amore fraterno, non può che riportarci all’idea francescana di fratellanza universale senza frontiere, che lo aveva portato a scrivere l’altra enciclica Laudato si’. Ma tale concetto ci riconduce anche a Voltaire che nel Trattato sulla tolleranza (1763) afferma: “Mi spingo più lontano: vi dico che bisogna considerare gli uomini come fratelli. Come! Mio fratello il turco, il cinese, l’ebreo? Proprio così: non siamo tutti figli dello stesso Padre e creature dello stesso Dio?…Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli”. Il futuro non può essere “monocromatico”.

Un punto di riferimento imprescindibile sono certamente i diritti umani e soprattutto il diritto alla dignità di ogni essere umano, nessuno escluso e che nelle società attuali vengono sistematicamente disattesi, almeno per una buona parte degli uomini:

Va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizioni di rimanere nella propria terra. Ma ogni essere umano ha diritto di vivere con dignità e a svilupparsi integralmente e nessun paese può negare tale diritto fondamentale. Le differenze di colore, religione, capacità, luogo d’origine non si possono anteporre per giustificare i privilegi di alcuni a scapito dei diritti di tutti. Nessuno quindi può rimanere escluso. Ogni paese è dello straniero in quanto i beni di un territorio non devono essere negati ad una persona bisognosa che proviene da un altro luogo. Se si accetta il grande principio dei diritti che promanano dal solo fatto di possedere l’inalienabile dignità umana è possibile accettare la sfida di sognare e pensare ad un’altra umanità, desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. Questa è la vera via della pace e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne.

Forte, quindi, la sua denuncia nei confronti delle politiche sovraniste nazionali ma anche la condanna nei confronti della società fondata sul profitto che “non esita a sfruttare, a scartare, e perfino ad uccidere”. Infatti lancia strali molto violenti contro il capitalismo e la libertà economica che non consente a tutti libero accesso alla ricchezza a causa dell’appropriazione dei beni da parte di alcuni. Parole nelle quali scorgiamo un chiaro riferimento al marxismo. Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo un diritto secondario perché “preceduto dal diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e il diritto di tutti al loro uso”.

Si indigna per l’individualismo imperante: “La mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità”.

Prova orrore per l’indifferenza davanti al dolore: “non possiamo lasciare che qualcuno rimanga ai margini della vita”. Gli uomini dovrebbero accogliersi reciprocamente, “prendendosi cura gli uni degli altri”.

Si scaglia contro la minaccia delle armi nucleari anelando ad una eliminazione totale di queste, concertata tra tutti i paesi.

E infine si intravedono Sant’Agostino e C. Beccaria dietro la sua ferma e determinata condanna della pena di morte, auspicando che possa essere abolita in tutto il mondo.

E, ancora, contro il terrorismo e qualunque forma di strumentalizzazione delle religioni perché nessun culto a Dio può portare all’odio e alla violenza, nessuna religione incita all’ostilità e allo spargimento di sangue.

Un’analisi, quindi, estremamente complessa e complessiva di tutti i mali che affliggono l’umanità a cui dà risposte precise. Riconoscendo anche il suo debito nei confronti di Martin Luther King e al Mahatma Gandhi, alza una preghiera affinchè gli uomini possano sentire qualunque essere umano come un fratello.

Perché la pace reale e duratura è possibile solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana. L’aiuto reciproco tra paesi va a beneficio di tutti.

Quindi, partendo dalla lotta alle ingiustizie del mondo, dalla lotta alla tecnocrazia, ci fa intravedere una società basata sulla comunicazione autentica tra gli uomini, in cui valorizzare le differenze attraverso un dialogo tra culture, tra religioni, in cui possa esistere la gratuità …Senza aspettarsi immediatamente qualcosa in cambio… per una cultura sociale e politica che comprenda l’accoglienza gratuita, arricchendo dispositivi di sussidiarietà. Un mondo fondato sul dialogo sociale, in cui” la fraternità universale e l’amicizia sociale sono 2 poli inseparabili e coessenziali “.   

Contro un mondo sordo e cieco riesce ad immaginare un mondo di pace e senza armi, verso una nuova cultura in cui tutti siamo fratelli.

E’, credo, il mondo che tutti, laici e cristiani, vorremmo ma che lui ha il coraggio di prefigurare e, chissà, anticipare!   

Docente di lettere presso il Liceo L. Stefanini di Mestre per una vita, da un anno in pensione, attualmente docente presso l’Università del tempo libero, si diletta nella produzione di video letture, video lezioni , articoli e attività di volontariato nell’ambito dell’accoglienza ad immigrati.