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Sta muovendo i primi passi la colossale campagna di vaccinazione massiva dal Coronavirus. Campagna decisiva perché, ormai mi sembra pacifico, questo maledetto virus non se ne andrà da solo e l’uscita dall’emergenza Covid si avrà solo una volta vaccinata la gran parte della popolazione e raggiunta la sospirata immunità di gregge.

Sarà un’impresa titanica con enormi problemi di logistica, approvvigionamenti, comunicazione con il pubblico, organizzazione. Proviamo a buttare giù qualche numero. Nessuna pretesa di conti esatti, solo una valutazione di larga massima per cogliere l’ordine di grandezza.

Siamo 60 milioni. Escludendo gli under 16 (circa 10 milioni) diciamo che se ne vacciniamo 40 milioni (ammettiamo dunque che il 20% rifiuti il vaccino), possiamo ragionevolmente dire che siamo a un livello di copertura sufficiente ad avere la sospirata immunità di gregge. Dunque 40 milioni; per due somministrazioni (tutte le varianti prevedono il “richiamo”) fanno 80 milioni di somministrazioni.

Vediamo la tempistica del piano. C’è che dice che si deve chiudere entro l’estate (sarebbe l’ideale ma è fuori della realtà), chi dice entro il 3 trimestre e chi entro fine anno. Consideriamo il caso intermedio (ambizioso ma comunque già critico) ovvero chiusura in tre trimestri. Escludendo gennaio, che ci “regaliamo” come mese di messa a punto della macchina organizzativa, abbiamo a disposizione 8 mesi. Quindi mediamente 10 milioni di iniezioni al mese. Dividendo per 25 giorni lavorativi (escludiamo le domeniche), vuol dire fare 400.000 vaccini al giorno.

Piccola digressione per capire quanta strada abbiamo di fronte. Oggi come noto le Regioni stanno mettendo in moto la macchina organizzativa, ci sono le Regioni che cazzeggiano e quelle più virtuose. Tra queste c’è il Veneto, per il quale Zaia si vanta (e ha ragione di vantarsi essendo tra i migliori) che la macchina messa a punto riuscirà a eseguire 70.000 vaccinazioni alla settimana. Ebbene: rapportando alla popolazione del Veneto i 400.000 vaccini giornalieri di cui sopra, il Veneto dovrà eseguirne 32.000. Cioè: una delle Regioni benchmark come somministrazione di vaccini oggi fa (anzi.. presto farà) in una settimana poco più di quello che dovrà, a regime, fare in due giorni.

Ma vediamo gli aspetti operativi. Immaginiamo una postazione di vaccinazione. Ipotizziamo che ci vogliano 10 minuti lordi per somministrare il vaccino (ammesso che il flusso in entrata dei vaccinandi sia perfettamente regolato in modo da escludere tempi morti). Ne conseguirebbero 6 vaccinazioni all’ora; per 8 ore lavorative, 48 vaccinazioni. Arrotondiamo a 50 per fare conto tondo. Ne consegue che, per fare le 400.000 vaccinazioni al giorno ci sarà bisogno di 8.000 postazioni (leggasi: operatori abilitati) approntate e operative a tempo pieno. Per avere un’idea concreta dello sforzo organizzativo che ciò comporta, proviamo a immaginare l’impatto a livello locale. La nostra USL 3 Serenissima serve 625000 abitanti, un centesimo (sempre arrotondando) di tutta l’Italia. Dunque, facendo una banale proporzione con la popolazione, 8000 postazioni a livello nazionale corrispondono per l’USL Serenissima a 80. Da distribuire nel territorio divisi in diversi siti. La scelta dei quali, almeno nella prima fase con la sola disponibilità del vaccino Pfizer-BioNTech, è fortemente condizionata dal vincolo della disponibilità di sistemi di refrigerazione per ottenere il freddo estremo. Leggo sul giornale che Dal Ben (Direttore dell’USL Serenissima) sta pensando a una sede di somministrazione ogni 50.000 abitanti – Arcuri parla di ogni 40.000, stesso ordine di grandezza – il che vuol dire che pensa a 12-13 siti. Gli Ospedali e strutture convenzionate (Angelo, Civile, Villa Salus, Policlinico S. Marco, Fatebenefratelli, S. Camillo, Mirano, Dolo, Noale, Chioggia) dell’USL sono 10. Non tutti peraltro attrezzati con gli impianti per tenere il vaccino Pfizer-BioNTech alle condizioni di gelo richieste quindi non attivabili nella prima fase. Nella prima fase peraltro NON ci saranno vaccini a sufficienza per alimentare la macchina dei 10 milioni al mese (l’unico fornitore oggi ne consegna 470.000 alla settimana, quando abbiamo visto ne servirebbero 400.000 al giorno) quindi vuol dire che si dovrà “recuperare” nei mesi successivi (quindi nei mesi “di picco”, nel momento di massimo sforzo, la media giornaliera sarà molto più alta dei già impegnativi 400.000).

Tutto ciò per fare capire che nella nostra USL (ma sarà così in proporzione ovunque) certamente ci saranno dei mesi in cui dovranno essere operative tra le 10 e le 15 sedi con mediamente (naturalmente è una media del pollo) almeno una decina di postazioni ergo di operatori contemporaneamente e a tempo pieno operanti. Non sono un esperto di organizzazione ospedaliera ma a me questi numeri sembrano a dir poco sfidanti, tenuto conto che il tutto avverrà con l’emergenza dei ricoverati da Covid ancora in piena evoluzione.

Deve essere un imperativo categorico, da parte delle autorità competenti, la trasparenza e la tempestività della comunicazione. Piani, strategia, ripartizioni territoriali di competenza per ciascuna sede di somministrazione, reperimento di risorse supplementari ed eccezionali, modalità di contatto della popolazione (qui si apre un ventaglio molto ampio di possibilità), gestione della somministrazione del richiamo. E parimenti doveroso per i mezzi di informazione pretendere questa trasparenza. Senza baloccarsi in polemichette irrilevanti.

Dev’essere altresì chiaro che se fino ad oggi la responsabilità delle autorità locali circa i contagi, i morti e le gestioni ospedaliere è stata almeno in parte relativa, trattandosi di un fenomeno estremamente aleatorio, la gestione della campagna vaccinale è tutta sulle loro spalle. E non c’è nessuna aleatorietà, né alibi possibili. Non sono ammissibili errori e omissioni: dal buon esito della campagna dipende la possibilità di ripartire. Prima avviene meglio è (e soprattutto non possiamo permetterci di uscire dal tunnel in ritardo rispetto alle altre nazioni).

Infine, per quanto ovvio, se l’organizzazione logistica sul territorio è in mano ai Governatori e ai loro staff, la fisica disponibilità di vaccini, siringhe, solventi e quant’altro è tutta e sola del Governo Centrale (fatte salve cause di forza maggiore come la non disponibilità o i ritardi nella produzione dei vaccini). La situazione per ora (ma speriamo solo per ora) è piuttosto critica. Suona inquietante che sia stato designato come Pontifex Maximus dell’operazione il Commissario Arcuri già gravato di molti altri compiti (evidentemente è dotato di capacità sovrumane). Ma se qualcuno prova solo a dire “ma..” ecco i solerti coreuti del corifeo Conte con l’accusa di voler un ministro in più.. (mica rispondere nel merito, mica..). Dunque incrociamo le dita. Chi come me ha una pessima opinione di questo Governo spera ardentemente di avere l’occasione di rivalutarlo.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.