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Il nuovo governo che Draghi sta cercando di costruire è un edificio basato su due pilastri, due parole chiave: sostegno di tutto l’arco parlamentare- costituzionale e coesione sociale.

In questa pagina di LUMINOSI GIORNI all’inizio di questa settimana ci sono già quattro articoli che riguardano direttamente o indirettamente la crisi politica e la sua possibile e auspicabile soluzione.  Al momento però non c’è ancora certezza che Mario Draghi riesca nel suo tentativo. Tuttavia questo risultato è anche molto probabile, mentre le maggiori incertezze riguardano la formula e la formula farà la differenza.

In questi giorni si sono sprecati i giudizi sull’artefice principale, positivo o negativo che sia, di quanto è successo e succederà, vale a dire Matteo Renzi. Una prima considerazione, che si può dare anche alla cieca del risultato finale, è quello sulla schizofrenia di certi pareri circa questa crisi, dovesse andare a buon fine l’operazione Draghi, pareri emersi sia nei mass media sia soprattutto a livello di opinione diffusa: Draghi ottimo, Renzi pessimo. In questo caso prevale veramente la faziosità di chi non sa dare riconoscimenti che prescindono dalla stessa valutazione politica e umana sulla persona Renzi. E chi mai sarebbe stato l’artefice di questo repentino cambio di passo dovesse andare in porto il governo Draghi?

Certo Renzi ha fatto di tutto per non far risaltare i suoi meriti, rinunciando a qualsiasi atto di comunicazione preventiva sulle sue buone ragioni e ce n’erano. Nessuna comunicazione sulle richieste da lui fatte di cui si enunciavano a mala pena i titoli e sulle presunte, ma anche probabili, inadeguatezze del governo Conte  ( “il piano dei Recovery fund è scritto malissimo”: ci vuoi spiegare, caro, perchè e come sono scritti malissimo, vedi mai che ti diamo anche ragione?). Poi c’erano i dissensi con il Conte2 di natura prettamente politica, quelli più comprensibili, ma anche quelli annunciati con soli slogan (‘statalismo’, ‘assistenzialismo’), di cui magari era utile capirci di più.

In ogni caso sicuramente questi aspetti enunciati negli slogan ‘statalismo’ e ‘assistenzialismo’ nel Conte2 c’erano, li vedevo anch’io e la critica più fondata da parte mia riguardava non tanto il loro sussistere, ma la loro parzialità. E la parzialità derivava dal fatto che il governo Conte2 come tutti i governi definiti maldestramente ‘politici’, secondo una lettura impropria della politica come prevalenza di una parte sull’altra, era un governo ‘parziale’. Che come tale esprimeva anche azioni secondo me giuste, come lo sono l’assistenza e l’intervento pubblico nel sociale, ma parziali perchè non accompagnate da altre azioni espresse dalle forze politiche estranee al governo o minoritarie nel governo come Italia Viva. Da aggiungere a quelle e non alternative a quelle. Perchè in una politica in cui si coopera per me vale la frase di certa sapienza dei momenti di magra del buon tempo andato in cui c’era bisogno di tutto e di tutti: “non si butta via niente”.

Infatti la dimensione della completezza la sta dando il duo Mattarella-Draghi con i due termini da loro espressi che ho ricordato all’inizio che dicono tutto: 1) governo di tutto l’arco parlamentare-costituzionale (Mattarella)  2) governo della coesione sociale (Draghi).

E a proposito di questi  due termini che esprimono concetti di alto valore etico politico, se l’operazione andrà in porto, mi toglierò qualche buona soddisfazione. Perchè il sottoscritto ha patito anche un velato dileggio ( ‘sei fuori dal mondo’) quando in tempi non sospetti, da anni, ormai andavo ripetendo in non pochi editoriali l’esigenza di questo binomio per far fronte alle grandi sfide che ci sono davanti; qualcosa di imprescindibile per la Politica del governo di tutte le istituzioni e non solo dello Stato, ma anche delle istituzioni  decentrate, dalla Regione al quartiere. Politica con la P maiuscola, quella istituzionale, quella non parziale. Perchè se le forze politche in parlamento e in tutte le altre sedi elettive si riconoscono nella Costituzione della Repubblica non è possibile che esprimano differenze abissali e alternative tra loro. A meno che non bluffino e dichiarino di accettare in toto quello che in realtà non accettano o accettano solo in parte. Si è sempre assistito infatti alla scomunica reciproca tra i diversi fronti, emersa ancora infantilmente in questi giorni con patetici e in-credibili “mai con…”, da bambini che pestano i piedi. Perchè Costituzione e coesione sociale sono concetti complementari.

La faremo finita per sempre, si spera, con l’individuazione di nemici nelle altre forze politiche che reciprocamente vengono lette come il ‘male assoluto’. Persino Renzi e i suoi seguaci per forzare sulla fine del Conte2 lo dipingevano esageratamente, un tantino talebani anche loro, come il ‘male assoluto’. Mentre una critica bastante e sufficiente sarebbe stata: non sei il ‘male assoluto’ sei semplicemente solo parziale, non ‘basti’. E non è la stessa cosa.

Si blatera tanto, con un certo ‘politicamente corretto’, di bene comune, di compatibilità tra le diversità e non si riflette mai sul fatto che solo una forte coesione sociale è in grado di perseguire questi obiettivi. Se Draghi andrà a buon fine la distanza tra loro delle forze politiche, se ci sono, sarà misurata non sulle dichiarazioni di principio, buone per raccattare voti, o anche su certi atti compiuti, anche questi buoni solo per raccattare voti ( i respingimenti slaviniani ad esempio), ma sui punti programmatici che le forze politiche coinvolte in quel momento, ‘hic et nunc’, approveranno. Dice: ‘ma sono ‘sovranisti, come faccio a star con loro’, o ancora ‘ma sono i partiti dello sperpero di danaro pubblico, come faccio a star con loro’. In entrambi i casi risponderei: ‘attienti ai punti programmatici posti e valuta solo quelli per vedere se puoi o non puoi stare insieme’. Vale per loro la stessa domanda che ci si è fatti per chi si riconosce nella Costituzione: se tutte le forze politiche approvano certi punti programmatici per il nuovo governo come fanno ad essere distanti e alternative tra di loro?

Incrociamo le dita sull’esito, ma ci si può sbilanciare nel dire che, una volta conclusa questa operazione nei termini in cui è sta inaugurata (arco parlamentare istituzionale), si tratterà di una rivoluzione copernicana, qualcosa che si può paragonare al crollo del muro di Berlino, qualcosa che cambia tutti i paradigmi della politica e mette a cuccia tutte le ambizioni di differenziarsi, la logica della propaganda. Che anche in queste ore è tenuta a freno a stento se, di fronte ad una conversione della Lega sul tema europeista, il prode Zingaretti non trova di meglio che commentare: ‘ci hanno copiato’. E’ un innato riflesso dei partigiani, quando i diversi da loro politicamente fanno una cosa innegabilmente giusta, quello di sbottare : siamo stati prima noi a dirlo. Ecco questa tiritera infantile di attribuzione di merito ( ‘avevo alzato per prima io la mano, signora maestra’) speriamo da ora in poi venga riposta e sostituita da riflessi più empatici e meno inutilmente competitivi.

Per concludere torno su Renzi e sui suoi alfieri e sostenitori.

Spero siano messi definitivamente al bando gli isterismi generati dalla sua azione: in qualsiasi momento qualsiasi soggetto istituzionale, lui o chi per lui, ha assolutamente il diritto di prendere le distanze da coloro con cui non si condivide più l’azione di governo, al di là delle dietrologie per cui l’ha fatto e del momento in cui l’ha fatto. Gli compete, come si dice, ne ha facoltà e tutto è avvenuto nel rispetto delle regole. Punto.

D’altra parte però va rilevato che chi sostenuto Renzi in questa fase è stato spesso più renziano di lui, condividendone la scarsa capacità o volontà di comunicazione delle buone ragioni se c’erano ( e c’erano), privilegiando un tifo da stadio che ha contribuito ad aumentare quella divisività che il nome di Draghi come una medicina benefica sembra aver di colpo sanato. E per fortuna che Draghi era disponibile se no erano guai seri. Così come un pò troppo di parte è stato il beatificare in anticipo il merito di Renzi per un risultato non ancora ottenuto, vendendo la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. E’ chiaro infatti che il giudizio sulla sua azione sarà ponderato a seconda di come la partita si chiuderà definitivamente e di quanto il tipo di modello del governo sarà lontano o vicino alla linea enunciata dal Presidente della Repubblica sull’ampia rappresentatività di tutte le forze politiche. Quello di Renzi è stato un gioco ad altissimo rischio perchè se qualcosa andava male, e può ancora andare male, la responsabilità della caduta del Conte2 tornerà a ricadere sulle sue spalle. Se gli va bene, come in effetti dovrebbe andare, allora lo si può applaudire, ma solo dopo che le due camere avranno dato la fiducia al nuovo governo Draghi con il risultato ben visibile sul tabellone elettronico e dopo che il Presidente del Senato avrà pronunciato la fatidica frase: ‘Il Senato approva’.

Carlo Rubini (Venezia 1952) è stato docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti fino al congedo nel 2016. Giornalista Pubblicista, iscritto all’albo regionale del Veneto e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.