By

Il desiderio di ragionare sui confini è, di questi tempi, quasi una reazione istintiva, determinata dalla condizione nella quale tutti noi cittadini ci troviamo a vivere da quasi un anno a causa della pandemia. Questa condizione, le mura di casa che diventano confine, dimostrano quanto opprimenti possano essere questi limiti. Sia ben chiaro, nella vita domestica, cittadini europei, ma non solo, hanno potuto, senza dubbio, anche se pur sempre fino a un certo punto, apprezzare quanto di meglio possa offrire una vita ritirata soprattutto per una buona e civile causa. Esistono confini superabili, altri non superabili (in politica soprattutto), poi ci sono quelli che ad alcuni piacerebbe oltrepassare (Trump), quelli obbligati (separazione dei poteri), quelli storici (1492), quelli naturali (il Reno), quelli regionali (oggi in Italia tornati di moda), quelli comunali (a Venezia, la mia città, a volte purtroppo ritornano), quelli statali (Usa-Messico), quelli pericolosamente mobili (Israele) e quelli che sono stati abbattuti con fatica e molta determinazione dai popoli (Muro di Berlino). Per Walter Visconti, cittadino di madre slovena e padre italiano, il valico di Casarossa a Gorizia, è stato: “un confine formalmente chiuso per imposizione politica ma aperto per imposizione di sentimenti che consentiva il passaggio per quattro volte al mese.” Del resto, nella storia dell’uomo, uno dei primi istinti è stato quello di circoscrivere il proprio territorio, delimitando così l’esercizio della sovranità su quello che con il tempo è diventato lo Stato-Nazione secondo i principi emersi a seguito della Pace di Westfalia del 1648. Muraglie, Muri, Valli, Fossati, oltre a delimitare i confini sono serviti e, ancora oggi, sono utilizzati come avamposti per l’esercizio di controlli, imposizione di dazi, difesa dallo straniero, dal barbaro, quello che per le società occidentali di oggi è l’immigrato, clandestino, ma non solo (fortuna che siamo l’Europa!). Il punto è proprio questo. Chi meglio dell’Unione Europea dovrebbe interrogarsi sul limes. L’occasione per farlo, a mio avviso, è la recente scelta di Nova Gorica-Gorizia come Capitale Europea della Cultura 2025 insieme a Chemnitz, la città della Sassonia al confine con la Repubblica Ceca (accidenti ho usato la parola confine). L’Europa, l’Unione Europea dovremmo dire, anche se a volte non ci piace chiamarla così, perchè sa tanto di burocratese, si manifesta come realtà unitaria, capace di abbattere quei confini con i ponti (pensiamo a quello di Øresund) e con la politica (Irlanda post Brexit). Anche se non è poco, l’unitarietà, ad oggi, si è consolidata senz’altro sul fronte economico (molto, oggi e per sempre siano lodati Next Generation EU, MES, SURE, BCE E BEI) grazie a moneta unica e libertà di circolazione di merci, servizi e capitali e persone, ma non ancora abbastanza sul fronte politico. Nova Gorica-Gorizia-Chemnitz, tutte insieme per la Cultura, sono anche l’occasione per avviare una discussione dentro l’Unione su come abbattere i confini che impediscono l’affermazione dell’unità politica. Non solo, in virtù di ciò che rappresentano, possono a pieno titolo candidarsi anche a parlare di confini​ disumani (Calais, Melilla, Lesbo, Bihać) senza bisogno di attendere il 2025 per elaborare una strategia comune. Per iniziare la demolizione dei molti confini politici interni, l’Europa di oggi potrebbe dare seguito ad alcuni atti di forte coesione politica. In materia sanitaria, ad esempio, dove ancora il filo spinato separa rigidamente gli Stati membri, la Commissione UE potrebbe chiedere a Pfizer di condividere il brevetto e/o le tecniche di produzione connesse al vaccino Covid, data l’eccezionalità del contesto sanitario. Alcuni precedenti della Corte di Giustizia UE in materia di concorrenza (Causa Magill e IMS Health) e l’accordo adottato a Marrakech 15 aprile 1994 relativo agli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio internazionale nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, potrebbero costituire due ottimi punti di partenza da un punto di vista giuridico per provare a demolire quest’ultimo muro.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra. Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti. Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.