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In questi giorni di attesa di quello che riuscirà a combinare Draghi, vorrei tentare di lasciare da parte i toni drammatici e livorosi che hanno caratterizzato lo snervante dipanarsi della crisi del Conte bis e tentare di lasciarci andare a un sorriso, sempre rimanendo in tema.

L’entrata in scena di Draghi ha preso in contropiede coloro che erano schierati intorno alla figura di Giuseppe Conte e al progetto politico sotteso (alleanza strutturale e strategica tra cinquestelle, PD e LEU). La maggior parte di questi ha fatto saggiamente esercizio di real politik e si è messa a ragionare su quale commedia potrà recitare nel nuovo cartellone. Insomma, faccia di bronzo e si gira pagina, anche se un po’ acciaccati. Ma, come succede tipicamente dopo situazioni fortemente divisive, Giuseppi ha lasciato dietro di sé un drappello di irriducibili pretoriani che non si rassegnano al destino cinico e baro. E tale è la loro stizza che non basta più prendersela con Renzi (del resto ormai virtualmente annientato dai loro anatemi). I cattivi sono molteplici, basti leggere gli editoriali incazzosi del Fatto Quotidiano prendersela con i giornaloni, con gli industriali, con le agenzie di rating, con l’Europa.. insomma il classico complotto pluto-giudaico-massonico. Va riconosciuto che questa frustrazione, questa rabbia, questo dispetto sono abbastanza diffusi, perlomeno a giudicare da quello che si legge sui social. Conte è sovente raccontato come una specie di Messia che ha fatto miracoli (appunto) nelle condizioni date, un fuori standard rispetto ai farisei che inquinano la vita politica e fatto fuori dal sistema. Una visione rispettabile anche se (a parere di chi scrive naturalmente) molto ingenua. E, inevitabilmente, questa naïveté ha esiti sui social a volte davvero comici. Si sprecano invettive contro Goldmann Sachs, Confindustria, i Benetton, le multinazionali, gli oscuri potentati e chi più ne ha più ne metta. Mi ha colpito uno in particolare che lamentava un accordo tra “Renzi, Mattarella, Franceschini, la BCE e gli industriali brianzoli”…

E mi sono sorpreso a sorridere.. innanzitutto: perché proprio i brianzoli? Gli industriali bergamaschi, bresciani, veneti no? Evidentemente il nostro informato amico sa che sono più carogne di tutti.. Ma poi mi sono chiesto: come concretamente avrebbe potuto avvenire questa cospirazione, come nei fatti si poteva coagulare la liaison con la BCE, con Mattarella e gli altri succitati? Perché forse sono ingenuo, ma io l’industriale brianzolo me lo immagino come un operoso cummenda che pensa a lavorare, alla sua fabbrichetta e magari a godersi la bella vita. Ma facciamo uno sforzo di fantasia, facciamoci il nostro film.. forse condizionato dal Messia, mi è venuto in mente l’indimenticato Jesus Christ Superstar, Kaifa che terrorizza i sacerdoti con we have quite a problem here..  Immaginiamo, poniamo, un grosso mobiliere di Cantù che torna a casa la sera, si mette su Zoom e fa una bella call con l’amico di Seregno che ha una fabbrica che produce piastrelle e con un altro compare di Agrate Brianza che fa il manager in una multinazionale di componentistica elettronica. E la congiura comincia..

“amici, scusate l’ora ma non abbiamo tempo.. credo che immaginiate perché vi chiamo: abbiamo un grosso problema..” Ah gentlemen, you know why we are here.. we have not much time and quite a problem here..

“Per il bene di questo Paese dobbiamo fare fuori Conte..” for the sake of the Nation, this Conte must die, must die, must die.. La posta in gioco è altissima the stakes we are gambling are frighteningly high..

E quell’altro che replica “ma come facciamo a fermarlo?.. è popolare, la gente lo ama, vola nei sondaggi..” But how can we stop him? His glamour increases. By leaps every moment, he’s top of the poll.

“Dobbiamo eliminarlo, se no ci fa fuori lui, distrugge tutto il nostro mondo dove non sono riusciti i comunisti, riesce un uomo solo” Our elimination because of one man, blood and distruction because of one man..

Insomma, this Conte must die, must die must die this Conte must die.. ma come?

  • “Mio cognato conosce il cugino di uno che lavora nello staff di Fontana, può aiutare?” butta lì il manager di Agrate;
  • “NO!! Fontana no per carità!!” rispondono in coro gli altri due. Il malcapitato capisce l’antifona e rinuncia a ricordare che volendo lui conoscerebbe anche Gallera.
  • E rilancia spavaldo: “visto che fate gli schizzinosi allora dite voi come facciamo. Conoscete qualcuno che sta in BCE?”
  • “Mio nipote l’anno scorso ha fatto l’Erasmus a Francoforte.. può servire?”
  • “Ma va a… forse potremmo tentare qualcosa tramite Confindustria?”
  • “Almeno riuscissimo a contattare Franceschini.. tua moglie che è una patronessa del FAI di Monza, non può cercare di contattare il Ministro della Cultura?”.
  • “Però il discorso Cultura non è una cattiva idea… potremmo scrivere all’UNESCO”
  • “Ma che c’entra l’UNESCO?”
  • “Niente, ma tanto per fare casino.. tanto quelli si bevono qualsiasi stronzata”
  • “see.. lascia perdere. Che rischi che quei burocrati ti mettano la Piattaforma Rousseau di Casaleggio nell’elenco dei siti a rischio..”
  • “Peggio: può pure capitare che Travaglio li convince a nominare Conte Patrimonio dell’Umanità..”

No, decisamente non me li vedo. Eppure.. non lo sapremo mai ma non possiamo nemmeno escluderlo con certezza. Mai sottovalutare gli astuti brianzoli..

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.