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Credo che sull’argomento non vi siano dubbi: quella contro il Sars-Covid 19 è una guerra. Per vincerla, bisogna prima di tutto consolidare delle premesse. Serve una dottrina, cioè un insieme di principi coerenti, la quale diventa la base per sviluppare la strategia, vale a dire il complesso di azioni coordinate a espansione progressiva finalizzate al conseguimento del successo finale. Quindi bisogna disporre di un’organica, risorse umane e materiali, e una logistica, infrastrutture e mezzi di vario tipo, per adottare le tattiche più adeguate e differenziate in base alle situazioni contingenti. Tutto inutile, però, se non abbiamo una linea di comando chiare e definita: dobbiamo stabilire chi decide cosa e con quale grado di autonomi

Messa così, la faccenda non sembrerebbe poi tanto difficile. Trasformare la teoria in prassi, invece, lo è, eccome. Potremmo, allora farci aiutare da qualche riflessione in materia. Oggi voglio ricordare quella di John R. Boyd, un ufficiale dell’U.S. Air Force, che a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento ha elaborato il concetto di O.O.D.A.-Loop. Nato per adeguare il combattimento aereo alle mutate condizioni del volo a reazione, se ne sono rapidamente scoperte le virtù nell’ambito delle relazioni tra gli stati, specie quelli a vario titolo in guerra, e comunque a ogni realtà competitiva, quali partiti e aziende per esempio. O.O.D.A.-Loop significa ciclo ininterrotto di osservazione, orientamento, decisione, azione. Perché gli scenari in cui ci si trova a operare variano di continuo e risulta vincente chi, adattandosi in velocità al mutare della realtà, riesce prima e meglio di altri a comprenderla e a modificare il proprio approccio.

È palese che Boyd è stato ispirato dall’Evoluzionismo di Charles R. Darwin, trasferendo il comportamento adattivo delle specie animali dall’ambito della sopravvivenza biologica a quello sociale. L’ha dichiarato, del resto. Per lui, ambiente naturale e relazionale si equivalgono. Per questo si è avvalso anche delle conclusioni del matematico e logico Kurt F. Gödel, cui si devono in particolare i due teoremi di incompletezza: in sostanza, qualsiasi modello della realtà è indimostrabile e inconfutabile sulla base delle sole premesse date e deve essere di continuo modificato. Non solo. Si è servito anche del principio di indeterminazione esposto da Werner K. Heisenberg, secondo il quale c’è un limite insuperabile alla nostra capacità di osservare la realtà con precisione. Infine, ha fatto ricorso al secondo principio della termodinamica, secondo il quale in un sistema chiuso lontano dall’ordine l’entropia tende ad aumentare sino al raggiungimento dell’equilibrio. Per questo fornisce informazioni sull’evoluzione spontanea del sistema stesso.

Ci sono alcuni aspetti della teoria di Boyd che meritano di essere sottolineati. Il primo è che il ciclo decisionale si trasforma nel meccanismo centrale di adattamento. Il secondo è che all’aumento della propria velocità e accuratezza di valutazione corrisponde un vantaggio sostanziale. In guerra e nella concorrenza, ma anche nella risposta ai problemi in generale. La capacità di adattarsi al cambiamento diventa la chiave fondamentale per una sopravvivenza autonoma. Da qui la considerazione per cui la propensione ad accettare uno stato di incertezza si trasforma nella precondizione essenziale per la vitalità, sia fisica che mentale. Tanto dei singoli che degli organismi complessi.

Ne deriva una singolare considerazione in materia di linea di comando: Boyd, infatti, ritiene ideale quella decentralizzata, imperniata sul controllo direttivo e non su ordini derivanti dall’utilizzo di un metodo rigido. Questo per sfruttare al meglio le attitudini mentali e la creatività degli individui, a qualunque livello. Ne consegue la necessità di un formidabile grado di confidenza reciproca tra centro e periferia, tra comando supremo e comandi di settore. Vale la pena osservare che Boyd, in fondo, ha solo espresso con linguaggio del Novecento concetti già presenti nelle riflessioni di molti pensatori strategici del passato, da Sun Tzu a Clausewitz. Quest’ultimo dedica diverse pagine del suo Vom Kriege a criticare quello che lui chiama “il metodismo”.

Tutto ciò ha una chiara attinenza con la fase che stiamo vivendo, sia a causa della Pandemia e delle sue conseguenze. A partire dall’impatto sociale ed economico su scala mondiale. Purtroppo a quanto pare, ciascuno degli attori politici in azione, specie nella Penisola, sembra abbia fatto proprio uno specifico segmento della riflessione di Boyd, scegliendo come in una sorta di menù i piatti più graditi al proprio palato. L’insegnamento che se ne doveva trarre, però, era e rimane fondamentalmente un altro: è sbagliato procedere così, perché per attitudini mentali e creatività Boyd non ha mai inteso la frantumazione dell’O.O.D.A.-Loop in parti staccate. Trattandosi di un ciclo senza fine, presuppone il rispetto delle singole fasi. Se, in altri termini, salti di Osservare o di Orientarti ma ti limiti a Decidere e Agire, finisci sempre in un mare di guai. Per poter disporre della migliore linea di comando, quella decentrata a controllo direttivo, la premessa poi è di poter contare sulla completa fiducia tra centro e periferia. Facile constatare come oggi ciò non avvenga affatto,

I lettori possono con facilità applicare il processo alla situazione italiana, europea e mondiale per trarne da soli le somme. Mi limito, quindi, a osservare che per venirne fuori in Italia abbiamo, al contrario, fatto ricorso intanto all’ennesimo “uomo della provvidenza” il quale, posto da solo al timone della nave, dovrebbe con l’aiuto di una manciata di fedeli tecnici riuscire a portarla a un ancoraggio sicuro. Draghi ha molte qualità, ma se non potrà contare sull’interscambio su base fiduciaria dei comandi periferici, a cominciare dai ministeri per finire all’autentica emergenza nazionale rappresentata dalle Regioni, credo sarà difficile per lui riuscirci. Per il momento, è certo che sia arrivato a Palazzo Chigi non dopo un attento O.O.D.A.-Loop, ma soltanto in virtù del colpo d’ala disperato di un Presidente della Repubblica ormai senza più altre carte in mano. Un gran brutto inizio.

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare. Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.