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Chi non conosce la favola “La bella addormentata nel bosco”? Una favola antichissima, che si perde nella notte dei tempi, dalle molteplici versioni e dai tanti significati.

Il momento di più alto valore simbolico è quello del bacio, del contatto che suscita il risveglio: il risveglio, l’apertura al mondo.  Uno dei significati, tra i tanti, è che “..soltanto un positivo rapporto con l’altro ci risveglia dal pericolo di trascorrere la nostra vita dormendo” come scriveva Bruno Bettelheim ne “Il mondo incantato”, il suo saggio sui significati reconditi delle fiabe, e sul loro valore.

E’ che, trasponendo questa fiaba nella realtà del giorno d’oggi, sorgerebbe immediatamente un problema: il principe azzurro, cioè l’uomo ideale, dà un bacio senza prima chiedere il consenso.  E questo non è accettabile per i seguaci del politicamente corretto. Già, ma come fa a chiedere il consenso se la ragazza dorme? Che fa il principe, la sveglia per chiedere il consenso e poi lascia che si riaddormenti per poi svegliarla con il bacio? E se poi la ragazza non si ricorda di avere dato il consenso, oppure ci ripensa e denuncia il principe? Che si fa, si finisce per chiedere un consenso scritto?

Purtroppo accadono troppi fatti di sesso traumatico, fatti di estrema tristezza e talvolta di difficile ricostruzione da parte del magistrato; comportamenti che tutti dovremmo cercare di sconfiggere con una lunga e paziente educazione dei ragazzi al rispetto reciproco; non credo però che la migliore strada sia il coltivare un garantismo esasperato.

Continuiamo allora a considerare positivo l’atteggiamento del principe nella favola, che con il suo bacio compie un atto di amore e di dolcezza.

Tra le tante rivisitazioni della favola, c’è anche quella politica, anch’essa una versione di lunga data, o meglio datata: una versione che celebrava il ruolo decisivo del partito: la bella addormentata, cioè la classe operaia, o il proletariato, che veniva svegliata con il contatto da parte dell’allora partito comunista; e diventava cosciente. E i due si avviavano insieme verso un futuro radioso.

Oggi circola in tv una rivisitazione pubblicitaria della favola, o meglio del “contatto”, tesa alla promozione di un additivo per il bucato. Qui la ragazza non dorme, si rigira tra i lenzuoli beandosi del loro profumo e della loro morbidezza, e respinge il principe azzurro, si nega al suo invito.  

Non è una rivisitazione entusiasmante, e non è certo da tramandare; come tante trasposizioni pubblicitarie, toglie poesia e fascino al racconto.  La pubblicità troppe volte è invadente, irrispettosa. Però per certi aspetti questa pubblicità raffigura la situazione della nostra epoca. La ragazza è compiaciuta del suo consumo: una foemina consumens, che non ha l’atteggiamento di chi pensa al futuro, ma si crogiola nel vivere l’attimo. Una pubblicità che rimanda ad uno degli aspetti di questo mondo consumista: il consumismo del cittadino che vuole a tutti i costi  godersi il “qui e ora”, e che spesso vive al di sopra delle proprie possibilità.

Ma si potrebbe anche pensare che la ragazza si rigira anche perché non è tranquilla, non dorme perché agitata da dubbi e conflitti; e allontana il principe in quanto potrebbe aver scelto di vivere da single, o con un’altra ragazza, o anche ritiene che il principe azzurro non appare poi così azzurro, anche lui è pieno di dubbi e di conflitti, e con il tempo magari si scolora.  Insomma, è meglio non partire con troppe illusioni, non tutti si rivelano poi principi ideali, stando a quello che leggiamo sui giornali.

E, tornando al “bacio” politico,  la fanciulla, ovvero la classe operaia, non è più quel blocco sociale che in passato appariva coeso, e creatura eletta per il principe;  oggi è molto diversificata,  c’è chi lavora con il tablet, compiaciuto di esperienze tecniche  avanzate, e chi manca di tutela e lavora nella precarietà. E allora su quale tipo di fanciulla oggi cadrebbe la scelta del nostro principe?

E  che cosa rappresenta, nella pubblicità, il gesto di allontanamento del principe? Una manifestazione dell’antipolitica oggi diffusa? Oppure il principe è il partito che, rispetto al passato, è lacerato da conflitti interni o interiori, da scelte non fatte e problemi non risolti, incerto sulle strade da intraprendere? Un principe azzurro davvero insicuro, non proprio affascinante. Ma non sarebbe obiettivo riferirsi solo al “partito”, la crisi dei partiti è generale. Magari sarebbe un gran passo avanti se il principe azzurro la smettesse di considerarsi il più azzurro, l’unico o il migliore dei principi.

Anche perché sono tantissimi gli aspetti che questo principe dovrebbe assumere per soddisfare le tantissime richieste di tantissime fanciulle. Se chiedessimo in giro “qual è il partito ideale, il partito che vorresti?”, più che il numero dei candidati dovremmo contare il numero dei partiti, e allora come la mettiamo con la soglia di sbarramento?

Ma forse, ritornando alla favola, ed alla sua trasposizione nella realtà, una soluzione è proprio questa: considerare una pluralità ed una diversità di principi azzurri, e tante addormentate, o più o meno sveglie, che incontrino o scelgano quello che pìù a loro piaccia; e speriamo che la loro sia una convivenza civile con tante altre ragazze e tanti altri principi azzurri.

Ma le fiabe devono continuare ad essere raccontate ai bambini. Come scriveva Bettelheim, “I personaggi delle fiabe non sono ambivalenti: non buoni e cattivi nello stesso tempo, come tutti noi siamo nella realtà”. La fiaba è caratterizzata dalla polarizzazione tra l’eroe positivo ed il personaggio negativo.  Questo perché la contrapposizione facilita al bambino la comprensione delle differenze di comportamento, e mira a suscitare la sua simpatia per il personaggio positivo, a stimolare la sua identificazione.

Per questo è lecito stupirsi quando il principe azzurro, il personaggio positivo, viene identificato con una moltitudine, che sia una razza, o un partito, o una regione del Nord, o un movimento: allora milioni di persone vengono idealizzati, assunti a personaggi in toto positivi che combattono il male, le forze malefiche  che ovviamente stanno tutte dall’altra parte. Sono narrazioni che quotidianamente troviamo sui socials e su alcuni giornali; ma la realtà è diversa, o dovrebbe essere diversa, per gli adulti.

E da adulti, se vogliamo essere bravi cittadini, e se crediamo nell’educazione, dobbiamo cercare di trasmettere esempi positivi, soprattutto tramandare l’immagine di personaggi da tenere come esempio. E allora dobbiamo continuare a rispettare le favole, e a raccontarle bene, mettendo da parte la pubblicità, il principe “unico” ed il politicamente corretto.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ex consulente e manager aziendale, in aziende industriali e di servizi pubblici. Collaboratore di istituti universitari e enti di ricerca. Membro della Società Italiana di Studi Elettorali. Appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.