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L’attuale Presidente del Consiglio, in un chiaro discorso tenuto all’Università Cattolica di Milano nel febbraio del 2019, si era concentrato nell’analizzare tre caratteristiche che non possono mancare a un decisore politico.

In quell’occasione aveva parlato rivolgendosi agli studenti di: conoscenza, coraggio e umiltà.

L’immaginario collettivo è spesso costruito anche attraverso importanti discorsi o frasi evocative.

Questo discorso, anche per la sua grande attualità, può essere annoverato tra questi.

Calandoci nella stretta attualità, è possibile proporre una riflessione aggiornata su queste virtù.

Se parliamo di conoscenza, bisogna partire da quanto affermato dall’ex Segretario americano al Tesoro Robert Rubin secondo il quale: “Quasi tutti i problemi sono estremamente complessi (…) la realtà è per sua natura complessa e ambigua.”

Le scorciatoie non funzionano e la realtà dell’ultimo anno lo dimostra in modo esemplare.

Nella lotta all’attuale pandemia, lo spazio per le opinioni soggettive si è drasticamente ridotto per lasciare campo agli studi scientifici e medici senza i quali l’individuazione di uno o più vaccini non sarebbe stato possibile. Dentro la conoscenza, come in una matrioska, troviamo la ricerca e l’analisi sui dati.

Analogamente, il medesimo ragionamento vale per le questioni economiche e ambientali, materia quest’ultima nella quale dalla Conferenza di Stoccolma del 1972 fino agli Accordi di Parigi del 2015, anche a livello giuridico internazionale sono stati fatti grandi passi avanti e rispetto alla quale sono stati quantificati rischi e costi di mancati interventi.

L’attuale epidemia, come già alcuni primi sondaggi dimostrano, sembra indurre l’elettorato in molti paesi europei a invocare una rappresentanza basata anche sul rispetto di questa prima virtù.

“Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” ha scritto Manzoni proprio nell’episodio della peste.

Eppure l’Europa, la sua classe politica soprattutto, se l’è dato anche se darsi ancora più coraggio di quello che ci si è dati fino ad oggi è sempre possibile e auspicabile.

Gli Stati dell’Unione si accusano reciprocamente, l’opinione pubblica è smarrita e troppo spesso finisce per mettere sul banco degli imputati la Commissione Europea, la sua burocrazia, il suo approccio giuridico contro quello pragmatico di altri Stati (lo ha descritto bene l’ex funzionario della Commissione UE Fabio Colasanti sul Corriere della Sera del 6 marzo scorso).

Qualcosa di vero c’è, ma non esageriamo. Negoziare per 27 (sistemi sanitari diversi) i contratti con le case farmaceutiche sui vaccini senza fare compromessi (ad es. sui dati, così come fatto, da Israele) non era e non è impresa facile e non decidere (anche questa è una decisione) sarebbe stato ancora peggio sia su questo piano sia su quello economico, e quindi viene da dire che il Piano di Recovery, unito ad altri interventi, non possono essere ricordati solo a giorni alterni.

In conclusione l’umiltà.

Tutti i rappresentanti delle Istituzioni UE devono agire nella consapevolezza che i loro poteri e le loro responsabilità non sono illimitate, ma dipendono dal mandato che gli è stato attribuito e dai relativi limiti.

Un modo per riconoscere questi limiti è parlare in modo chiaro e trasparente, spiegando le ragioni poste alla base delle scelte.

Il tanto vituperato approccio Europeo nella pandemia dipende anche dall’adesione al principio di equilibrio tra il fare ciò che è previsto dal mandato politico e il doveroso rispetto dei diritti e delle leggi.

Ispirarsi a questi principi, certo non esclude errori o criticità, il mondo, come detto, è complesso, ma le decisioni fondate su queste virtù come la nascita dell’Unione Europea o dell’euro, hanno ampiamente dimostrato il loro valore.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra. Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti. Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.