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“Studiare sì, ma qualcosa di moderno, come “Diritto spaziale”: “Due astronavi si scontrano: chi è che paga? Oppure: i terreni sulla Luna si possono lottizzare?”.

Correva l’anno 1962 ed è questo uno dei più divertenti dialoghi de “Il Sorpasso”, in cui Vittorio Gassmann (Bruno) si rivolge a un disorientato Jean-Louis Trintignant (Roberto), concentrato sullo studio di atti processuali.

Il trattato del 1967 (Outer Space Treaty) sulle norme per l’esplorazione e l’utilizzazione, da parte degli Stati, dello spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, e quello del 1979 che regola le attività degli Stati sulla Luna e sugli altri corpi celesti, rappresentano ancora oggi due fonti molto importanti nella regolamentazione di questo contesto, anche se forse avrebbero bisogno di alcuni aggiornamenti.

In particolare alla luce di quanto accaduto solo nell’aprile dell’anno scorso, quando, il Presidente Trump ha firmato un Ordine Esecutivo dal titolo eloquente: “l’Encouraging International Support for the Recovery and Use of Space Resources”, con il quale gli USA hanno dichiarato di volersi dedicare all’estrazione mineraria delle risorse presenti nei corpi celesti.

Non è un caso che oggi si parli di asteroidmining per descrivere le attività di aziende, soprattutto americane, che attraverso l’invio di sonde verso gli asteroidi (ad es. l’asteroide Psyche 16) tentano di riuscire a fare approvvigionamenti di acqua e di altre risorse di cui questi asteroidi sono ricchi in vista di missioni spaziali ancora più articolate.

Le imprese della Nasa non sono, però, le uniche e malgrado i recenti e un po’ rocamboleschi esperimenti Cinesi, ben di più dovrebbe rallegrare l’impegno dell’Europa in questo campo.

A dire il vero, c’è un Paese dell’UE che sta investendo molto nella ricerca spaziale ed è il Lussemburgo.

Più nello specifico, il Lussemburgo, nell’ambito dell’iniziativa Space Resources, nel 2017 è stato il primo paese UE ad approvare una legge che consente lo sfruttamento delle risorse estratte da asteroidi da parte di soggetti privati i quali, però, devono prima ottenere il consenso dello Stato.

Un volta ottenuto, sulla base della legge, è previsto che la proprietà delle risorse possa avvenire solo dopo l’estrazione.

A ben guardare, l’autonoma iniziativa del Lussemburgo non prescinde dal quadro Europeo e, soprattutto, dal campo di intervento dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Infatti, Lussemburgo ed ESA già nel 2019 hanno sottoscritto un memorandum attraverso il quale quest’ultima è entrata a far parte del Centro per l’innovazione delle risorse spaziali istituito dal Lussemburgo, in qualità di partner strategico.

Così facendo, non solo viene ampliata la portata delle attività avviate, ma soprattutto all’iniziativa viene dato un carattere Europeo, considerata l’apertura del centro ad ospitare ricercatori da tutta Europa sia dal settore pubblico che da quello privato.

Oggi, Stati Uniti e Unione Europea hanno la possibilità di aprire a una seconda dimensione del multilateralismo, quello spaziale, specie considerato il rischio che il principio sancito nel Trattato dello spazio del 1967 secondo cui: “Lo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione da parte degli Stati, né sotto pretesa di sovranità, né per utilizzazione od occupazione, né per qualsiasi altro mezzo possibile.”, venga violato dal rincorrersi di singole nuove iniziative, che nell’inerzia generale potrebbero implicare un silenzioso superamento del principio di res communis di questo patrimonio.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra. Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti. Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.