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Non c’è niente da fare, nella lunga storia dell’attuale Venezia FC, specialmente dopo la fusione del 1987, ogni tanto si ricade nella buca, sempre la stessa, e si passa sopra a tutto o quasi il patrimonio identitario che una società di calcio dovrebbe custodire come la verginità ancillare.

Davvero si rimane basiti e stupiti dopo la presentazione delle nuove maglie che, in nome del marketing sovrano, hanno fatto strame dei tre colori Arancio Nero Verde che faticosamente, anche se con grande sforzo di qualità e di rappresentatività la Società aveva supportato in questi ultimi anni. Qui di seguito le divise degli ultimi 3 campionati.

2020-21
2019-20
2018-19

E anche negli anni più in là le divise su un preponderante nero – i tecnici di questo settore sostengono che dipende dal catalogo che il fornitore/partner tecnico ti mette a disposizione – si sforzavano di avere una decorosa rappresentazione dei colori sociali.

L’ennesima agenzia di marketing (newyorkese) Fly Nowhere, mi prendo la libertà di tradurlo in un “Volo alla cieca” che in questo caso mi pare particolarmente calzante, ha sfornato la sua creazione che ovviamente è stata descritta come la sapiente e inarrivabile raffinata coniugazione di temi storico-artistico-architettonico di cui è intrisa la nostra città.

Quest’anno

Facciamo subito una precisazione: come si usa dire “de gustibus non est disputandum” che tanto c’è a chi piace; per la verità c’è anche a chi piace la pizza all’ananas (orrore!).

Ma appunto non è di questo che stiamo e vogliamo discutere. Anche se… potrete convenire che l’eleganza del nero – Armani ha fatto la sua fortuna sfruttando al parossismo quel colore – in questo caso si attaglia appunto meglio a una T-shirt fashion style che a una divisa da gioco.

Ma passiamo oltre.

Ora succede che una gran massa di tifosi, la gran parte dei quali costituiscono la classica band wagon in chiave calcistica – “mi interesso della squadra solo e perché giocherà in serie A, sai che goduria andare a vedere Juve, Milan, Inter e le altre 7 sorelle” – sia disposta a digerire tutto in nome dello spettacolo (sperando che sia tale) e dei principi e dei valori, dell’identità in un’unica parola, non gliene importi una beata cippa.

Beh sapete cosa vi dico? Una squadra di calcio è fatta prima di tutto dai suoi tifosi ed è a loro che appartiene, indipendentemente dall’andirivieni delle proprietà.

E qui da noi ne abbiamo viste delle belle. Almeno fino all’arrivo degli americani.

Perché bisogna dare atto prima a Tacopina, esageratamente esplosivo e sanguigno, poco lungimirante, molto focalizzato al tutto e subito – GRAZIE per la scalata fino alla serie B! – e poi a Duncan Niederauer, più saggio, più concreto, meglio strutturato, con lo sguardo lungo: GRAZIE per un’insperata quanto straordinaria serie A! di aver costruito una bella realtà.

Di aver richiamato sempre più spesso i valori fondanti, di aver fatto tesoro delle tradizioni di questo territorio, di aver puntato su uomini simbolo della storia della città e della squadra.

Perché allora buttarsi via così, con un colpo degno di Malefica, la strega delle favole, cancellare gli sforzi e le aspettative della tifoseria “fedele nei secoli”: quella che ti ha seguito sempre e ovunque, indipendentemente dalla categoria, su ogni campo, in ogni situazione, soprattutto in quelle più disperate.

I tre fallimenti in dieci anni: do you know mr. Duncan?

Si dice che se ne vendano più del pane. “Sold out” in poche ore: all’estero.

La classica maglia per i foresti!

Il marketing dei prodotti tecnici (magliette, sciarpe, cappellini, gadget vari) costituiscono un contributo considerevole ai bilanci delle società calcistiche, soprattutto di quelle più quotate, conosciute, rinomate: il brand “Venezia” può diventarlo, grazie al suo fascino intrinseco, persino indipendentemente dalle sorti della squadra.

Se lo scopo sono le vendite – onore alle vendite – allora per quale ragione non si è fatta davvero una campagna di marketing su un “campionario” di divise che della maglia da gioco hanno solo l’aspetto, ma non l’anima – le magliette per i foresti – e non si è creata la vera maglia basata sui tre colori ANV?

Si dice per questione di soldi. Le magliette autoprodotte hanno un costo elevato.

Ma l’identità non ha prezzo e lo sforzo varrebbe la candela, soprattutto adesso che la tifoseria dovrebbe stringersi ancor di più attorno alla squadra, approffittando del traino della Serie A, allargando i suoi confini, ma senza derogare mai alla sua storia ai suoi valori.

Ma mi spiegate perché ci sono squadre blasonate che i loro colori non li cambiano mai, che non vanno schiave delle esagerazioni del marketing: Sampdoria, Genoa, Bologna per restare nelle dimensioni di città con le quali ci possiamo confrontare.

Per fortuna la squadra la fanno Poggi, Collauto, Zanetti perché se la facesse il marketing potremmo già prepararci alla retrocessione.

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)