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Di fronte alla tragedia afghana, ed alla fine della missione occidentale, emerge una domanda di fondo: la nostra democrazia si può esportare? A parte gli errori di previsione riguardanti la tenuta dell’esercito afghano e la rapidissima riconquista talebana, un paese come l’Afghanistan è compatibile con un regime democratico?

Ci aiutano gli scritti di Giovanni Sartori, che negli ultimi anni aveva preso in esame il problema dei rapporti con l’Islam, sia il problema e le difficoltà relativi all’integrazione dell’immigrazione islamica nella nostra società europea, sia il problema della possibilità o meno di coesistenza del regime democratico con il sistema culturale e religioso islamico.

La nostra democrazia, afferma Sartori, è un prodotto dell’Occidente, soprattutto del costituzionalismo anglo-americano. Questa democrazia, così come si è evoluta, si può esportare, “ma non dappertutto e non sempre”.  (Rimando alla selezione di scritti di Sartori   “La democrazia è esportabile ma non sempre e non dovunque”, operata da Marco Valbruzzi,  ne Il Corriere del 19/08/2021).

La nostra è una liberal-democrazia, che comprende la libertà dal despotismo e la forza che proviene dal demos.

Però non è detto che debba rimanere vincolata al sistema di credenze e valori della civiltà occidentale; e Sartori fa il caso del Giappone, dove l’occupazione militare americana ha installato la democrazia, e i giapponesi hanno apprezzato questo metodo di governo occidentale, senza però che cambiasse la loro cultura tipica.  Inoltre, è rappresentativo il caso dell’India, che ha fatto proprie, dopo la lunga dominazione inglese, le regole del costituzionalismo britannico, anche qui senza che cambiasse il sistema culturale indiano.

E riguardo all’Islam? Sartori nei suoi scritti manifesta il suo pessimismo, in rapporto al tipo di religione, al sistema di credenze che, ai tentativi di penetrazione culturale dell’occidente, risponde irrigidendosi a difesa della propria fede, e contrattacca islamizzando l’occidente. L’Islam teocratico rifiuta il laicismo della politica occidentale.  Per l’Afghanistan più che esportare la democrazia il problema era semmai impedire che diventasse, o ridiventasse, uno Stato operativo del terrorismo islamico, uno “Stato canaglia”.

Sia nei confronti dell’Iraq, sia nei confronti dell’Afghanistan, gli americani pensavano di instaurare la democrazia e , conclude Sartori, “ a me pare che gli americani, e con loro gli occidentali, abbiano sbagliato i conti”.  

L’Islam – secondo vari studiosi – è nata come religione “politica”, come religione di conquista, diffusasi presso i ceti guerrieri e con l’obiettivo di unificare questi ceti e spingerli alla lotta verso l’esterno. Quanto è rimasto di questa impronta originaria? Si può affermare che sia ancora condizionante?

E’ stato rilevato come, in occasione di attentati o omicidi perpetrati da islamici in paesi occidentali,  la presa di distanza e la condanna da parte delle loro comunità sia stata estremamente debole, talora assente.

Alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, L’Islam attuò una immediata offensiva religiosa, invadendo con milioni di copie del Corano le ex repubbliche che per decenni erano state cuscinetto e baluardo – almeno giuridicamente, in quanto soggette all’ateismo di stato –  nei confronti della cultura islamica.

In Afghanistan vincere i talebani, un obiettivo che all’inizio sembrava raggiungibile, si è rivelato un fallimento. Le ragazze hanno potuto frequentare le scuole, in questi venti anni, e questo è un grande successo, che però è a rischio, come le loro possibilità di lavoro.

Si è tentato di creare un nuovo corpus giuridico, per l’amministrazione della giustizia, per abbandonare il sistema della sharia, il sentiero coranico basato su una mole di principi etici. Si è lavorato ad una nuova struttura normativa, simile al diritto occidentale, ma anche questo rischia di essere travolto, in quanto i talebani hanno già annunciato di ripristinare il dominio della sharia.

L’esercito afghano, costruito in vent’anni di lavoro, si è velocemente sfaldato.

Ma quali le ragioni di un tale fallimento? Dai giornali si è puntato contro la corruzione del governo del Presidente Ghadi, come fattore di sfiducia nella popolazione.  

Ma è mancato un elemento di basilare importanza, e cioè uno Stato consolidato, con la sua burocrazia operante, il suo esercito e le sue forze di polizia motivate. Un tale Stato presuppone un senso di appartenenza, la consapevolezza di far parte di una nazione. La costruzione di uno Stato riconosciuto dal suo popolo è un processo che richiede tempi lunghi, se non lunghissimi.

Nei casi del Giappone e dell’India uno Stato preesisteva all’avvento – sia pur per imposizione – della democrazia. Esisteva cioè una nazione, un sentimento nazionale.

L’Afghanistan conserva una struttura sociale diffusamente tribale. Possiede una configurazione geografica montana, in cui l’economia si regge in gran parte sulla coltivazione del papavero, anche se ultimamente  sembra sia stata diversificata. Convertire una tale società alle procedure burocratiche e giuridiche occidentali è più difficile rispetto alle  società urbanizzate, in cui la circolazione delle idee e l’adozione di nuove pratiche sono più veloci.

Comunque, a fronte di questo triste esito,  resta la speranza che il lavoro fatto per vent’anni dagli occidentali non sia stato vano. Si manifestano tentativi di protesta da parte delle donne, a Kabul.

Una volta gettato il seme, cioè l’aspirazione ad esprimere il proprio pensiero e l’aspirazione alla cultura, resta la speranza che questo seme germogli, sia pur tra mille difficoltà e sofferenze. Questo perché migliaia di persone nel mondo, in paesi retti da regimi autoritari, rischiano le loro vite, o per lo meno la propria libertà, per l’affermazione del diritto ad esprimere le proprie idee, del diritto a migliorare le proprie condizioni economiche, del diritto alla cultura; sono obiettivi e valori tipici della cultura democratica occidentale, nata dall’evoluzione del pensiero costituzionale, e dal pensiero liberale.

Nel 2015 ricorrevano gli 800 anni della Magna Carta inglese: una data storica dell’evoluzione costituzionale occidentale. Anche in Occidente la Storia non ci esenta da involuzioni e da regressioni, tuttavia, pur messe all’angolo e in difficoltà, certe conquiste costituzionali sono sopravvissute, e continuano a far parte del nostro patrimonio.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ex consulente e manager aziendale, in aziende industriali e di servizi pubblici. Collaboratore di istituti universitari e enti di ricerca. Membro della Società Italiana di Studi Elettorali. Appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.
  • Adriano Ardit

    Riflessione molto importante, perché secondo me per la prima volta mette in luce un aspetto fondamentale troppo spesso trascurato: la possibilità di coesistenza tra la religione islamica, una religione aggressiva di conquista, e l’idea di una pacifica convivenza tra comunità basate su valori differenti, ma che si rispettano e riconoscono l’una all’altra il diritto di esistere.