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Lo scorso agosto ho partecipato con piacere al progetto “La mia città dei prossimi cinque anni” lanciato dalla redazione di Luminosi Giorni. Oggi, a poco più di un anno dalla pubblicazione delle mie idee, vorrei tornare su un tema di grande attualità che non ha però ancora avuto compimento e che, se non gestito correttamente, rischia di tramutarsi in un imponente boomerang per la Città di Venezia e per tutti gli attori coinvolti.

Mi riferisco al tanto dibattuto tema del controllo dei flussi turistici. Nel mio articolo precedente individuavo come soluzione ottimale il cosiddetto progetto del Pass4Venice lanciato da un gruppo di persone con esperienze eterogenee nell’ambito informatico, legale e consulenziale ormai una decina di anni orsono. Credo valga la pena di illustrare brevemente l’idea. A differenza di altre proposte, portate all’attenzione dei cittadini dalla stampa anche recente, il principio cardine del Pass non è quello di una limitazione tout court dei flussi, ma di un loro scoraggiamento usando la leva economica. Mi spiego meglio: i sistemi finora tratteggiati dall’Amministrazione funzionano in modo statico. Il primo, presentato nel 2019, si sviluppa su un modello simile a quello dei “bollini” info-traffico per le partenze intelligenti: identifica delle giornate da bollino verde, rosso e nero esattamente come il gruppo Autostrade e da questa classificazione ricava la regola per fissare l’importo del contributo di sbarco tra i 3 e i 10 euro pro capite (si veda a tal proposito la conferenza stampa del Sindaco del 4 febbraio 2019).Tale primo sistema pone due problemi, uno di tipo legale dato dal fatto che secondo alcuni ricorrenti lo strumento sembra sovrapporsi in modo quasi totale alla tassa di soggiorno, non essendo implementabile in quanto elemento di doppia tassazione; uno di tipo strategico, in quanto in questo modo non si esercita un controllo dei flussi vero e proprio, ma solo una tassazione degli accessi (stile Z.T.L.).Il secondo progetto, quello dei giorni nostri, è al momento più nebuloso che mai in quanto non è mai stato illustrato con un intervento specifico, ma solo con comunicazioni alla stampa da parte dell’assessore competente. Da quanto si è finora appreso viene introdotto un tema di “tetto massimo” agli arrivi ed una serie di varchi non meglio specificati che stanno provocando un ampio dibattito anche con l’ex Ministro al Turismo Franceschini, che si è pronunciato nuovamente in merito non più tardi di sabato scorso (25/09).

Ecco allora che da quanto spiegato appare chiaramente come i progetti attualmente presentati siano deficitari e non permettano di realizzare il reale scopo dell’iniziativa prefissata, ovvero quello di controllare i flussi in maniera efficace rendendo Venezia più vivibile per i propri residenti, offrendo al contempo un’esperienza serena al visitatore.

Il Pass, dal suo canto, propone un disincentivo all’arrivo puramente economico nel solco dei price buckets utilizzati dalle compagnie aeree o dai portali di prenotazione alberghiera on-line. E questo è uno dei suoi punti di forza fondamentali, conseguenza del fatto che le visite saranno programmabili tramite prenotazione. Decidiamo che Venezia può ospitare un massimo di 30.000 persone al giorno? Molto bene, il visitatore n° 30.001 pagherà il suo Pass una cifra spropositatamente più elevata, ritrovandosi così costretto a riprogrammare la visita in altra data. In questo modo non si vieta a nessuno alcun accesso ma, intelligentemente, si suggerisce di ripensare la visita in un frangente di minor afflusso. Inoltre un altro aspetto a mio avviso vincente del Pass è che esso non si presenta solo come un biglietto di accesso, ma invece come un insieme di contenuti. Al prezzo stabilito dall’Amministrazione il visitatore dovrebbe infatti trovare nello strumento il biglietto per il trasporto pubblico, gli accessi ai musei civici e, in una logica sinergica con i privati, magari anche un posteggio ed un accesso a strutture selezionate dal Comune. Questo è a mio avviso un modo organico di intendere il controllo dei flussi, con un approccio complessivo e che miri non solo a scoraggiare l’assalto alla Città, ma anche ad educare il visitatore offrendo un pacchetto di servizi che possa far vivere l’esperienza Venezia in maniera positiva e come un arricchimento reale. Non ultimo integrando in modo sinergico il Pass al tema dei trasporti e delle visite museali, sarebbe possibile una migliore programmazione di tali attività e dei livelli di servizio da offrire, altro problema di grande attualità rispetto al dibattito politico cittadino post pandemico.

Veneziano di nascita e residenza. Dopo la laurea triennale in Economia Aziendale a Cà Foscari e la magistrale in Management alla Bocconi, collabora con importanti aziende multinazionali tra Milano ed il Veneto. Attualmente è Operations Manager Italia per il Gruppo Interparking e rappresenta l’Italia nella commissione per la Strategia e le Politiche della European Parking Association.