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Questa volta chi scrive vuole offrire ai suoi lettori uno spunto di indagine estremamente particolare, fatto di Storia con la Esse Maiuscola, di uomini in guerra , la Seconda Guerra Mondiale, che hanno resistito alla fatica e al rischio quotidiano di morire in battaglia attraverso la lettura.

Mi è capitato di avere in casa un libro delle Armed Service Editions , “The fleet in the forest” di Carl D.Lane, un libro di piccole dimensioni parte di un progetto del Council on Books in Wartime , che dal 1943 al 1947 distribuì all’Esercito Americano operante su tutti i fronti 122 milioni di copie di piu’ di 1300 titoli  .

Il fenomeno fu di grandissimo impatto tra le truppe, questi libri tascabili divennero estremamente popolari. I primi fruitori furono i lettori abituali ma, col tempo, il numero dei soldati che si avvicinarono al mondo della lettura aumentò, dando ragione ad editori, librai e bibliotecari che l’avevano promosso , vedendo i libri come “armi nella guerra delle idee”.

Il primo titolo distribuito sembra fosse “The education of Hyman Kaplan”, storie umoristiche di Leo Rosten. Nella lettera che un soldato manda all’autore si cita il fatto che i suoi compagni del campo gli avevano chiesto, dopo che lui aveva letto loro ad alta voce uno dei racconti, di leggerne un altro ogni sera: “a ration on pleasure”.

I titoli comprendevano vari generi, dal bestseller del momento, a classici della letteratura americana, a mistery, gialli, poesia.

Molti soldati, in questo modo, lessero così un libro per la prima volta nella vita.  Oltre a questo, alcuni autori, come Scott Fitzgerald, con le 155.000 copie de “Il grande Gatsby” distribuite tra le truppe, conobbero livelli di notorietà  mai raggiunti prima.

Credevo di avere un cimelio senza eguali nella mia biblioteca personale, quando la sorte volle che, in una libreria della mia città che offre una scelta molto interessante di vecchi libri a prezzi molto convenienti, trovassi alcuni mesi fa altri due titoli della stessa edizione : “The lady in the lake” di Raymond Chandler” e The pearl lagoon” di Charles Nordhoff.

La lettura di questi volumetti mi ha portato al desiderio di condividere queste righe, affascinata dal loro contenuto, ma molto di più da come mi immaginavo quali pensieri attraversassero la mente di quei ragazzi, su una branda , aspettando di andare in battaglia, in che modo la Storia Americana dell ‘Ottocento , o una indagine di Philip Marlowe, o le avventure di un ragazzino californiano che segue lo zio alla ricerca di ostriche perlifere in una laguna della Polinesia, avessero il potere di rendere più sopportabili insopportabili attese .

E così sono entrata anche io in queste vicende, cercando di sentire che tipo di libertà potessero dare a questi ragazzi.

Il titolo di Raymond Chandler “The lady in the lake”,1943,mi ha fato leggere per la prima volta un giallo di questo autore, di cui tra l’altro mio padre, lettore onnivoro e giallista accanito, aveva numerosi titoli in libreria. Ho scoperto che la narrazione in prima persona da parte del detective arricchisce un libro della più pura “hard boiled fiction” di una serie di annotazioni di tipo sociologico e paesaggistico , che emergono davanti ad un lettore attento attraverso le sue descrizioni di esterni, ma soprattutto di interni e di abbigliamento dei vari personaggi, dando uno spaccato ricchissimo di dettagli dell’America di provincia di quegli anni. Le “blondies” a cui il cinema americano Anni Quaranta ci ha abituato da sempre, assurgono qui al ruolo di protagoniste assolute, e non solo nella parte delle donne di gangsters e sicari…

E’ inevitabile che la faccia imbronciata e le spalle imbottite delle giacche di Robert Mitchum facciano capolino nel nostro immaginario, ma la figura del detective nel libro appare certamente interessante e ricca di sfumature.

L’autore di “The pearl lagoon” , 1924, che ha scritto anche il più famoso “L’ammutinamento del Bounty” , si definisce come “un antropologo più che un romanziere”, e questo si coglie benissimo nei dettagli descrittivi delle abitudini delle popolazioni della Polinesia all’inizio del Novecento.

Ho intravisto per questo libro diverse chiavi di lettura. Da un verso è senz’altro il romanzo di formazione di Charlie Selden, figlio di agricoltori californiani, che viene invitato dallo zio Harry in Patagonia per partecipare alla grande avventura della pesca delle perle in una laguna segreta. Charlie , dopo quasi un anno, riporterà nella sua California una messe di esperienze umane e di vita, oltrepassando il confine dell’adolescenza con gli occhi pieni di meraviglia. Ma è anche un libro di mare e sul mare, c’è lo squalo mangiatore di uomini, ci sono i pirati, apparentemente ingredienti di facile letteratura di viaggio e di avventura, ma dove il genere “avventura ed azione”, si trasforma spesso in accurata descrizione di dettagli tecnici ed umani della vita in mare , e della pesca subacquea polinesiana.

“The fleet in the forest”, 1943, appartiene ad una terza categoria di libri, quelli ispirati alla storia americana del passato, nella volontà di trasportare lo spirito “patriottico”dei combattenti americani della Seconda guerra Mondiale al XIX secolo, in questo caso la guerra del 1812. Di nuovo appare l’apprendistato navale di un ragazzo, di nuovo la maturazione in lui, da una prospettiva americanissima, dei principi di democrazia e di libertà.

Tutti libri letti in condizioni di assoluta emergenza,  storie che facevano facilmente volare la mente e l’immaginazione di questi ragazzi attraverso omicidi da risolvere, mari blu della Polinesia, battaglie navali in nome dell’America giusto un secolo prima.

Esempi singolari e calati in un contesto di rischio quotidiano per la propria vita, dove i libri diventano supporto vitale per l’immaginazione,  forza  del pensiero, difesa contro la morte in battaglia.

Raymond Chandler, The lady in the Lake, Armed Services Editions , 1943

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori