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Lorenzo nel ricordare i dieci anni di LUMINOSI GIORNI ha detto in sintesi veramente tutto quello che c’era da dire, esprimendo una soddisfazione moderata e non smaccatamente autocelebrativa, come è giusto che sia in coerenza con il nostro profilo. Apprezzo i ringraziamenti che mi rivolge, ma devo ricambiarli. A lui, innanzi tutto per la qualità e la quantità degli apporti, allargandoli quantomeno anche a Franco e Federico per le stesse ragioni. E mi fermo qui, perché aggiungerne altri e non tutti farebbe torto agli assenti. Ma poi idealmente ringrazio veramente tutti quelli che anche con poco hanno collaborato.

Semmai Lorenzo ha tracciato un bilancio che può essere completato con le prospettive, che sempre le celebrazioni in qualche modo richiedono. Per le prospettive c’è da chiedersi se dieci anni di buone riflessioni hanno prodotto una cultura politica riconoscibile e incisiva per essere anche una proposta politica.

A livello di cultura politica credo di si, che LG sia riconoscibile, anche se è una cultura che non riesce ancora a concretizzarsi pienamente in proposta politica. Ci si chiederà se spetta a una rivista farsene portatrice, di una proposta politica intendo, ma devo ricordare e ricordarmi che l’ambizione iniziale dieci anni fa, mai del resto sottaciuta, era anche questa: non aspirare ad un’esposizione politica diretta ovviamente, ma voler essere un laboratorio di idee da offrire ad attori politici in grado di promuoverla e rappresentarla concretamente, questo si. Ed è un obiettivo che ancora non mi pare raggiunto, ma non dispero. Vorrei al riguardo aprire un dibattito con gli autori, i collaboratori e anche coi lettori. In ogni caso sarà necessario un certo cambio di passo, anche sul piano organizzativo. In definitiva se siamo cresciuti nel tempo, c’è oggi una crisi di crescita e bisognerà adeguare l’assetto alle potenzialità e alle ambizioni mai sopite di cui ho detto. Ci sarà tempo anche per questo. Oggi guardiamo con soddisfazione a quel che siamo e siamo stati.

Un ringraziamento indiretto va anche a Massimo Bubola, l’ispiratore del nome della testata ricordato da Lorenzo, con la sua canzone che ha lo stesso nome (s’intitola “La ballata dei Luminosi Giorni”, presente nell’Album “Diavoli e Farfalle”); e che all’inizio ha generato anche qualche simpatica presa in giro ( “ma dai, è un nome da pompe funebri o da annuncio mortuario” oppure “non ti sembra un pò un nome da guerriglieri latino americani?”, e via andando). Quando Lorenzo mi aveva detto dieci anni fa di non conoscere Massimo Bubola, all’inizio mi sono sorpreso ( ‘..ma come?’ ). E poi ho dovuto riflettere sul fatto che in effetti la cultura cantautorale in Italia è ancora cosa di nicchia, che io da sempre frequento con pochi altri. Anche tra le persone più colte si conoscono a malapena i cantautori maggiori – molto meno i loro testi e le loro canzoni –, mentre è ignota la ricchezza e una non minore grandezza di molti altri di minor fama, una schiera di cui, certo, Massimo Bubola fa parte. Pochi infatti sanno che lui è stato l’ispiratore e coautore di musica e testi, tra gli altri, di uno dei Long Playing (allora si chiamavano così) più belli e originali di Faber, Fabrizio De Andrè, vale a dire ‘Rimini’ (1978), la cui canzone più nota è ‘Andrea’ (“Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare…”); e che ha firmato e cantato canzoni rese celebri da altri (Fiorella Mannoia per esempio, con ‘Cieli d’Irlanda’).

Certamente i “Luminosi giorni” della canzone mi richiamavano anche solo col riferimento esplicito alla luce, e non so ancora se è un caso o no, ma non credo, la cultura dell’illuminismo e la determinazione a riscattarla nel presente e nel futuro, dopo essere stata fagocitata per due secoli da culture politiche ben più aggressive e totalitarie. Che l’hanno considerata in realtà il nemico principale, per la forza con cui concepiva la politica e la società: la forza della ragione. Ancor oggi in Italia, in Europa e soprattutto nel Pianeta Terra siamo in attesa che questa cultura sia rappresentata in via definitiva come la via maestra, senza scorciatoie, dell’uguaglianza (di diritti e di pari opportunità) e della libertà, nella democrazia.

La canzone di Massimo Bubola mi ha ispirato un ottimismo tenace verso questa meta soprattutto nel passaggio del testo che dice “ ma prima che sia tardi, vorrei cantare ai sordi la lunga ‘Ballata dei Luminosi Giorni’ ”, che qui, per la prima volta, propongo ai lettori: buon ascolto.

Carlo Rubini (Venezia 1952) è stato docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti fino al congedo nel 2016. Giornalista Pubblicista, iscritto all’albo regionale del Veneto e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.