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In un periodo nel quale i riflettori del dibattito pubblico europeo sono in gran parte puntati sulle diverse democrazie e sulla loro capacità di affrontare i molti problemi che le affliggono – i quali spesso come in una matriosca contengono al loro interno altre complesse questioni (basti dire che solo la questione lavoro al suo interno deve fare i conti con educazione e preparazione al lavoro, costi di impiego, sostenibilità delle attività e meccanismi di attrazione degli investimenti solo per citarne alcuni), – è interessante condividere alcune riflessioni sul mondo del Terzo Settore in Europa il cui collegamento con la democrazia cercherò di illustrare in questo intervento.

Si tratta di una questione e di un mondo a volte trascurato, ma a ben guardare di primaria importanza in tutta l’Europa per almeno tre motivi.

Il primo concerne i numeri che con tutta evidenza dimostrano come gli Enti senza scopo di lucro siano una componente di rilievo in tutta l’Europa.

Se in Italia sono circa 360.000, in Francia risultano essercene 2 milioni e in Belgio 110.000, mentre in Germania si contano circa 23.000 Fondazioni. L’Irlanda su una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, registra la presenza 33.000 enti non profit (Dati contenuti nel documento: A statute for European cross-border associations and nonprofit organizations, redatto dal Prof. Antonio Fici su incarico del Parlamento Europeo).

Il secondo aspetto riguarda l’elevato grado di riconoscimento che questo mondo trova nel contesto comunitario.

Infatti, il Trattato sull’Unione Europea, all’art. 11 comma 2, afferma che: “che le Istituzioni mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile.”

La parola chiave che rappresenta questo mondo è: solidarietà, che non a caso è anche uno degli scopi che l’Unione si prefigge di realizzare, come testimonia l’art. 3 comma 3 dello stesso Trattato poc’anzi citato.

In terzo luogo, questo articolato mondo, che include enti non profit e più in generale anche le forme di organizzazione accomunate da scopi di pubblica utilità, incarna l’essenza della democrazia.

Per essere più espliciti, si tratta di un mondo che si organizza; capace di dotarsi di regolamenti, statuti, codici etici, che disciplinando tempi e modalità di nomina dei propri rappresentanti, introducono regole sulle modalità di discussione e poi sul libero voto. A ben guardare non è poca cosa.

In altre parole, siamo davanti a una delle articolazioni di cui è composto il corpo democratico di uno Stato e non è un caso che le dittature e la vasta galassia sovranista che include nostrani apprendisti stregoni, le abbiano sempre osteggiate e continuino a farlo anche oggi giorno in vario modo.

In questo senso, se un peso medio di sovranismo come Orban ha, fin dal 2017, varato leggi (peraltro dichiarate incompatibili dalla Corte di Giustizia) per ostacolare le attività di ONG straniere in Ungheria, un peso massimo del sovranismo mondiale come Putin, ha introdotto una legge sugli agenti stranieri che in quanto beneficiari di finanziamenti dall’estero sono considerati come indesiderati e sottoposti a continui controlli, oltre che obbligati a riportare sempre il titolo di agente straniero con inevitabili danni di immagine e di credibilità per queste organizzazioni che vengono così classificate al pari di organizzazioni spionistiche.

Ad accomunare, però, questi e altri maldestri interventi (come non ricordare la chiusura dei porti alle ONG) è sempre quel certo mal celato fastidio sovranista per i corpi intermedi capaci invece di animare, rendendola viva e pulsante, una democrazia.

Da ultimo, in attesa di futuri interventi normativi Europei, capaci di uniformare legislazioni ancora diverse in materia di Terzo settore, è interessante constatare come anche il settore privato guardi con sempre maggior interesse al mondo no profit e al suo valore.

In questo senso, è molto recente (ottobre 2021) il caso di un gruppo Italiano (Atlantia) che ha siglato un accordo con i sindacati che prevede che i dipendenti che intendano offrire il loro impegno nell’ambito del Terzo settore possano usufruire, in aggiunta a quanto prevede la legge, fino ad ulteriori 10 giorni retribuiti per collaborare con associazioni che svolgono attività benefiche e caritatevoli.

Sia chiaro, non si tratta di novità assoluta.

Solo per citare un caso (non certo unico) Pfizer, gestisce un programma di volontariato internazionale, chiamato Global Health Fellows Program, grazie al quale i dipendenti hanno la possibilità di andare all’estero con organizzazioni di sviluppo internazionali.

Saranno anche solo operazioni di facciata, ma ci sono anche paesi dove queste spinte gentili non solo non esistono ma vengono anche perseguite.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra. Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti. Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.