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Abbiamo intervistato Francesco Ghetti, già rettore dell’Università di Venezia Ca’ Foscari, ora assessore alla Pianificazione Strategica del Comune di Venezia nella giunta guidata dal Sindaco Giorgio Orsoni.

Lei è assessore alla Pianificazione Strategica. Che azioni sta svolgendo per rimettere in moto le grandi strategie sul territorio metropolitano veneziano?

Due aspetti della Pianificazione Strategica sono all’attenzione dell’Amministrazione: una visione integrata della città nello spazio e nel tempo: lo spazio oltre i confini comunali in relazione con l’area vasta metropolitana e il tempo per l’attenzione alle continue trasformazioni. Per dare contenuti a queste visioni è attiva l’Associazione del Piano Strategico che si confronta costantemente con il programma del sindaco e con le attività degli assessori “specialisti”.

Il Piano Strategico varato dalla precedente amministrazione comunale è ancora uno strumento valido per dare incisività all’azione e alle scelte di riorganizzazione territoriale e urbanistiche?

Il Piano Strategico del 2006 necessita di un aggiornamento per via delle evoluzioni recenti e di un adeguamento poiché erano state dedicate molte energie all’analisi dei problemi, trascurando di definire le priorità e fare sintesi. Entro i primi mesi del 2012 presenteremo una revisione sulla base di obiettivi e azioni. Intanto stiamo dando vita a un progetto pilota su Murano, in quanto area con problematicità specifiche, dove intendiamo avviare una serie di azioni per il rilancio del brand del vetro, tra cui una Biennale in programma nel maggio 2013, in concerto con le associazioni di categoria e altri enti.

Quali relazioni ha quello strumento, vale a dire il “vecchio” Piano Strategico con il Pat che sta  per essere varato dal Consiglio Comunale di Venezia?

Il Pat viene da lontano con una potente strumentazione urbanistica ma rappresenta solo una parte, pur fondamentale, di un ragionamento complessivo sulla fisiologia e lo sviluppo della città.

L’attuale Pat ha ricevuto anche contestazioni e dissensi. Quali sono i punti sensibili ancora controversi e che tipo di mediazione si può proporre per arrivare a un testo definitivo condiviso?

Sul Pat è stato avviato un confronto impegnativo e in numerose sedi. Inevitabilmente esso ha fatto emergere interessi e posizioni personalistiche che non sempre coincidono con l’interesse complessivo della città. Alcuni punti mi sembrano particolarmente significativi: 1. un’attenzione al processo di rigenerazione urbana del tessuto della città di terra, senza nuova occupazione di suolo; 2. la conservazione di un’ampia “cintura verde” che assieme alla “cintura blu” della laguna rappresentano i polmoni e le aree di resilienza della città. Un’attenzione particolare viene rivolta alla sicurezza idraulica. 3. Porto Marghera avrà come classificazione urbanistica principale quella di area produttiva, con questo riconoscendo e valorizzando la sua vera vocazione e confermando la necessità per la città di poter conta re ancora sul ruolo di uno sviluppo industriale.

Circola anche una critica a chi amministra la città : non avere idee precise per un rilancio di Porto Marghera come area strategica tra terraferma e città storica. C’è una carenza di strategie complessive su quell’area? Quali sono, se ci sono, gli ostacoli strutturali e politici che incombono e che condizionano l’azione del Comune su Porto Marghera?

Partiamo dal fatto che il Comune è proprietario di una piccola porzione di quest’area e quindi deve operare sui veri proprietari con gli strumenti che sono in suo possesso: strumenti urbanistici e azione politica per conoscere quali sono i veri piani industriali di questi attori o comunque le loro intenzioni. Il secondo problema riguarda la necessità di far procedere speditamente le operazioni di bonifica dei suoli: chi vuole acquisire queste aree chiede inevitabilmente quali sono i tempi e i costi delle acquisizioni. Per questo il Comune sta cercando di accelerare la filiera delle procedure per le bonifiche collaborando con Ministero, Regione e Provincia.

E’ realmente possibile una compatibilità tra il progetto del Quadrante di Tessera, nelle dimensioni con cui si è profilato in prima battuta, e un rilancio reale di Porto Marghera, che, a detta di molti, dovrebbe avere la priorità?

Rispetto al precedente Piano si è ridimensionato il progetto su Tessera concentrando gli sforzi attorno a tre tipologie: attrezzature sportive (stadio), nuova sede del casinò e aeroporto. Non sono compresi progetti di sviluppo dell’area produttiva, del commerciale e del residenziale anche in linea con la volontà di salvaguardare il territorio.

I piani per la mobilità segnano il passo. le polemiche sulla sublagunare ne fanno un progetto traballante. Quando una decisione definitiva negativa o positiva su quel progetto?

La sublagunare può avere un senso solo se viene inserita in un progetto integrato e sostenibile dei trasporti, inteso come trasporto pubblico di persone e merci con modalità e tempi compatibili con le esigenze dei cittadini.

E se il progetto sublagunare è poi definitivamente bocciato, quali alternative che perseguano per altra via i medesimi obiettivi: aggancio veloce al fronte nord orienta le della città storica?

Prima di tutto esiste la necessità di coordinare fra loro tutti i sistemi di mobilità pubblica: SFMR, tram, trasporto pubblico su terra e su acqua, sistemi scambiatori, piste ciclabili. Non dobbiamo dimenticare che Venezia ha 60.000 pendolari al giorno che meritano una migliore qualità della vita. Poi esiste il problema di garantire la possibilità di connettere le varie parti della città con uguale efficacia e cercando di ridurre il più possibile il ricorso ai mezzi privati. Solo così si riuscirà a ridurre in modo significativo anche l’inquinamento atmosferico. Venezia quest’anno ha raggiunto il primo posto fra le grandi città più “sostenibili”, ma questo risultato va confermato e migliorato nel tempo prevalentemente favo rendo la qualità del servizio pubblico.

Anche sulla terraferma mestrina i segni contraddittori non mancano. Viabilità, creazioni ed estensioni di ztl, area del vecchio ospedale e area piazza Barche segnano il passo. Quando e come una coerente ripresa di indirizzi concreti?

La terraferma diventerà sempre più il baricentro dell’area metropolitana e per questo occorre lavorare con impegno nella direzione della “smart city”. Mestre è una città cresciuta molto rapidamente e ha bisogno di operazioni di rigenerazione urbana e di un’efficace operazione di “modernizzazione intendendo con questo termine la scelta delle soluzioni urbane più sostenibili (edilizia di qualità ma a basso consumo energetico, mobilità pubblica con mezzi di nuova generazione, città della cultura, città dell’integrazione, banda larga, piste ciclabili, parchi urbani, ecc.). Sarà la vera sfida del prossimo decennio.

 

  • lorenzo colovini

    Su una cosa, una sola, sembra che l’Amministrazione abbia le idee chiare e gliene va dato atto: Tessera. Per il resto, una desolante e irritante vaghezza. Alcuni passaggi, in particolare, lasciano davvero costernati.
    Su Porto Marghera, in sostanza i messaggi sono due: il Comune è proprietario di una piccola porzione dell’area e può far ben poco. Inoltre c’è il problema, arcinoto, delle lungaggini e dei costi delle bonifiche. Che fa in proposito il Comune di Venezia? Ha aperto un tavolo di trattative? Ha una strategia, si è dato dei tempi? Non sappiamo, l’ineffabile Ghetti ci informa semplicemente che sta cercando di accelerare la filiera delle procedure collaborando con Ministero, Regione e Provincia. Tradotto: non sta facendo assolutamente nulla.
    Sulla Sublagunare, alla domanda precisa: “a quando una decisione negativa o positiva sul progetto?” la risposta è può avere un senso solo se viene inserita in un progetto integrato e sostenibile dei trasporti, inteso come trasporto pubblico di persone e merci con modalità e tempi compatibili con le esigenze dei cittadini. Ma che significa? Tu, assessore alla PIANIFICAZIONE STRATEGICA, che idea ti sei fatta? Cosa hai in mente? Sei favorevole o no? E, nell’una o nell’altra ipotesi, quali strategie stai pianificando? Ancora più irritante ed offensiva per l’intelligenza di chi legge la replica alla domanda successiva, quando la povera intervistatrice cerca di farsi dire qualcosa di più preciso …. Il nulla cosmico. Faccio sommessamente notare che, in campagna elettorale, Orsoni aveva solennemente promesso che la sua Amministrazione avrebbe preso una decisione definitiva in merito entro i primi 100 giorni … E’ passato un anno e mezzo e siamo a queste risposte.
    Ricapitolando, su Porto Marghera non sanno che pesci pigliare (o meglio, hanno serenamente, tranquillamente, deciso che non muoveranno un dito), non intendono perseguire la sublagunare ma non hanno il coraggio di dirlo e comunque non c’è alle viste alcun piano alternativo.. però ragazzi state tranquilli: Mestre sarà una smart city, il che suona meravigliosamente trendy senza dubbio. Ma in cosa si estrinsecherà tanta smartness? Illuminazione pubblica a led con relè a controllo crepuscolare? Piano di sviluppo dell’auto elettrica e relative stazioni di ricarica? Sistemi di smart info per i cittadini? Pannelli solari sugli edifici pubblici? Sono stati definiti obiettivi misurabili? Che so, quante migliaia di tonnellate di CO2 in meno, quale incremento di utenza del trasporto pubblico?.. Non ci è dato di sapere, probabilmente nulla di tutto questo: in cambio abbiamo slogan, obiettivi immisurabili città dell’integrazione, città della cultura … words, words, words.
    Mi lascia costernato soprattutto una cosa: avevo conosciuto Ghetti quand’era Rettore. Mi è parsa una persona concreta e di valore. Avevo valutato positivamente che si fosse messo a servizio della cosa pubblica e ci fosse lui alla Pianificazione Strategica anziché uno dei tanti politicanti di professione che da anni infestano da anni il centro sinistra veneziano. Leggerlo ora nei panni del politico e imbattermi in risposte degne di un Mognato d’annata mi fa pensare che il sistema sia inemendabile …