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Ma non è il solo eccesso. Ai 37 milioni di euro già spesi per predisporre il sito dove dovrebbe sorgere il nuovo Palazzo del cinema al Lido di Venezia (di fronte al casinò), si aggiunge la spesa affrontata dalla Biennale per il rifacimento della sala grande all’interno del vecchio Palazzo del cinema. Iniziamo dall’inizio. Durante la 68esima edizione della più antica kermesse cinematografica del mondo (31 agosto-10 settembre), sono apparsi lungo il reticolato che impediva di vedere il cantiere del nuovo Palazzo del cinema, numerosi piccoli necrologi che annunciavano la triste notizia: lo sperpero di 37 milioni di euro impegnati e poi sepolti. La protesta era firmata dagli occupanti del Valle con l’intento di scoperchiare il cantiere degli sprechi e mostrare agli occhi di critici e curiosi il “buco” abbandonato del nuovo Palazzo del cinema. Un motivo allo stop ai lavori, iniziato nel 2008 con la posa della prima pietra ad opera dell’ex primo cittadino Massimo Cacciari, c’è ed è la presenza nel sito di amianto, noto materiale cancerogeno. Così prima dell’inizio della mostra 2011 il buco è stato coperto con teli bianchi e inferriate, proprio a pochi metri dal red carpet che ha accolto quest’anno le passerelle di divi del calibro di Madonna e George Clooney.

La Biennale non si è arresa alla brutta figura e ha dirottato gli “Ohhhh” degli ospiti alla nuova sala Grande, rinnovata per l’occasione… sì, ma al costo di 3,8 milioni di euro! Lo stile sarà pure anni ’40, lo schermo più grande, la pavimentazione di legno massello senza intercapedini, ci sono i carpet lungo i camminamenti e una nuova boiserie alle pareti, nuovi pure gli impianti di climatizzazione, le luci con fluorescenza continua e le nuove poltrone hanno permesso di aggiungere qualche posto in più… insomma un restyling costoso e sfarzoso, forse per far tacere quanti si ricordavano che quest’anno, per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia, gli ospiti si aspettavano non qualche poltroncina nuova ma un intero nuovo Palazzo.

 

 

  • alessandro bianchini

    Grazie Michela, il tema “buco” meriterebbe un approfondimento. Ho scoperto, di recente, che il fatto che sotto il piazzale ci fosse l’amianto (e cioè il materiale di risulta dello smaltimento delle capanne dell’excelsior) era notorio al Lido. Il sottosuolo del piazzale/buco è, infatti, (e questo io lo ignoravo)percorso da vari tunnel di collegamento tra gli edifici e la palazzina, tutt’ora esistente, posta a destra dell’ex Casinò ed oggi utilizzata come residenza privata. Questi spazi sono stati utilizzati come discarica del materiale tossico. Mi sembra che il fatto, qualora accertato, reclami una sana e robusta “vendetta” civile e civica.