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L’aeroporto Marco Polo

La querelle sulla seconda pista dell’aeroporto di Tessera è ormai diventata incandescente, a seguito delle dichiarazioni di Marchi e Zaia sulla stampa e delle forti reazioni alle stesse registrate da più parti. In particolare, complice il ritorno del Venezia tra i professionisti domenica, segnalo un intervento circostanziato e critico in proposito da parte del presidente di Venezia United, Franco Vianello Moro (FVM nel seguito) http://www.veneziaunited.com/allnews/?p=11261.

FVM non è il solo, ovviamente: anche l’Amministrazione comunale, che sta approvando faticosamente un PAT (Piano di Assetto Territoriale) che verrebbe di fatto vanificato dai vincoli imposti dalla pista, si è distinta per interventi particolarmente irritati.

Quello che colpisce, leggendo gli interventi di ciascuna delle due  “fazioni”, è la totale inconciliabilità delle posizioni, ciascuna delle quali nega ogni fondamento e legittimità all’altra. Siamo insomma ad un (ennesimo..) scontro di integralismi dal quale, temo, non scaturirà nulla di buono. Vorrei tentare allora di proporre una visione “laica” della questione che si faccia carico delle fondate motivazioni di ambo le parti.

In sé la questione è semplice: la seconda eventuale pista dell’aeroporto, stanti i vincoli previsti dall’ENAC, impedirebbe di fatto qualsiasi fruizione del territorio nel raggio di un km dalla mezzeria della pista stessa. Il che implica che quanto previsto nella stessa area dal Comune di Venezia nel PAT (stadio, ampliamento casinò, palazzetto dello sport tra gli altri) non sarebbe più realizzabile. Stadio e palazzetto sono infrastrutture fondamentali per il futuro delle due maggiori realtà sportive metropolitane che forse cominciavano (finalmente!!) a diventare una prospettiva concreta. E la grande futura città che sogno poggia anche su questi elementi (se non altro per il loro grande potenziale identitario e unificante). Quindi condivido totalmente le preoccupazioni e la frustrazione di chi teme un’ennesima doccia fredda alle speranze che si cominciavano a coltivare.

Detto questo, vediamo l’altro corno del dilemma. Per la fazione “pro PAT” in realtà non c’è nessun dilemma: la seconda pista non serve oggi ne’ servirà mai. Semplice. Vorrei essere d’accordo ma nessuna delle motivazioni di FVM (che prendo a riferimento per la completezza delle argomentazioni, per l’autorevolezza e per la stima che gli porto) mi ha convinto. Provo ad elencare.

Franco Vianello Moro, presidente di Venezia United

Franco Vianello Moro, presidente di Venezia United

    • Il traffico passeggeri futuro non la giustifica. Gli aeroporti londinesi con un traffico molto maggiore del Marco Polo hanno una sola pista. Ebbene, ho fatto una ricerca nel web ed ho visto che gli esempi londinesi che FVM sembra aver preso a caso sono al contrario scelti con molta cura: esclusa Londra, infatti, il discorso cambia completamente. Qualche esempio? Amsterdam (45 ml passeggeri/anno, 6 piste), Parigi (58 ml, 4 piste), Fiumicino (37 ml, 3 piste), Malpensa (19 ml, 2 piste), Linate (8,5 ml, 2 piste), Atlanta l’aeroporto più trafficato del mondo (90 ml, 6 piste). Insomma, facendo il calcolo della serva, si vede che in tutti gli aeroporti del mondo la “capienza” di una pista va da dai 10 ai 15 ml di passeggeri all’anno. Ora, il Marco Polo ha movimentato nel 2011 8,6 passeggeri (un po’ più di quanto riporta FVM..) e, visto il trend degli ultimi anni e l’aumento delle destinazioni previsto, i 15 ml previsti nel 2030 sembrano del tutto ragionevoli.
  • La seconda pista è un cavallo di troia che cela interessi speculativi di Marchi & Co. Francamente mi sfugge la ratio del ragionamento: se la seconda pista, anche solo sulla carta introduce solo vincoli alla fruizione delle aree, come si concretizzerebbe questi asseriti interessi?
  • La seconda pista esiste già: è quella… di Treviso. Osservazione apprezzabile, tuttavia non è esattamente la stessa cosa avendo a cuore lo sviluppo dell’infrastruttura locale, dell’indotto economico ecc. E non è certo la soluzione se si ha l’ambizione di fare del Marco Polo un piccolo hub.
  • I rischi per l’equilibrio idrogeologico.. francamente, non se ne può più. Ogniqualvolta si propone un’opera ci sono sempre queste motivazioni. Io non ci credo più. Faccio maliziosamente notare che ai tempi delle roventi polemiche su Tessera City, l’asserita devastazione ambientale era agitata come un mantra.. Una volta definito l’attuale PAT che ha messo d’accordo tutti (che prevede comunque una notevole edificazione, ancorché leggermente meno intensiva) le polemiche sulla delicatezza dell’ecosistema sono magicamente scomparse.

In definitiva, a mio parere ha ragione da vendere sia chi difende la cittadella dello sport e il PAT sia chi chiede di prevedere la possibilità di una seconda pista. E ci troviamo oggi di fronte ad uno scontro all’arma bianca tra enti diversi che non porterà nulla di buono. Nella migliore delle ipotesi, soccomberà o la cittadella dello sport e annessi o la seconda pista (e lo sviluppo del Marco Polo). Non è da escludere, purtroppo, che le due istanze si annulleranno a vicenda e non si avrà ne’ una cosa ne’ altra.

Essere arrivati a questa situazione è una responsabilità di tutta la classe dirigente. Un caso paradigmatico, direi di scuola, di mancata programmazione e incapacità gestionale. Tornerò a breve sull’argomento con uno specifico, intervento. La cosa merita un approfondimento.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.