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Il letto sembra precipitare nel mare battuto dal vento. Sabato notte, spalanco gli occhi con un nodo infantile che torna a galla. Me bambina, il terremoto del Friuli che arriva fino al soggiorno di casa. Brividi.  Il lampadario oscilla come il cuore e il respiro fatica a riprendere il suo corso. Arrivano le prime notizie sull’epicentro. L’Emilia colpita alla pancia. Tutta la pianura padana è sferzata dai colpi di coda di un drago. Crepe nelle case, campanili e tetti sbriciolati. Paura.  Nonostante le convulsioni sotterranee, sembra scongiurata una catastrofe.  Ma i bilanci arrivano lenti, il giorno dopo: sono capannoni e piccole fabbriche caduti come castelli di carte. Costruzioni anni ‘ 80 con le loro miserie e scorciatoie.  E lì si sono fermate le storie di quattro ragazzi che parlavano lingue diverse, non solo il modenese. Lavoravano di notte per portare a casa il pane. Per loro non ci saranno i funerali di Stato come per i soldati in Afghanistan. Chissà quali erano i pensieri di un sabato notte di maggio. Sentirsi fortunati ad avere un lavoro. Domani una gita al mare, se esce il sole. E una bici nuova per i bambini… La zampata della natura li ha seppelliti lì, nelle loro fabbriche dove producevano, invisibili. Operai, quelli che per qualcuno non esistono più. E parlare di norme di sicurezza, di criteri di costruzione, sembra tardi. Vuoto. Restano le loro croci bianche e il dubbio che potevano essere evitate.

veneziano classe ’66, laureato in ingegneria a Padova è imprenditore nel settore della logistica, sia come agente marittimo che spedizioniere. È raccomandatario marittimo, broker assicurativo e direttore tecnico di agenzia viaggi. Ricopre la carica di presidente nazionale di Federagenti, l’associazione nazionale degli agenti raccomandatari. È consigliere regionale di Fiavet Veneto, l’associazione degli agenti di viaggio.