Sfrattata la Bucintoro

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La notizia è secca: il Comune di Venezia ha intimato alla Reale Società Canottieri Bucintoro di restituire i locali occupati ai Magazzini del Sale. Motivo? Ottenuti gli spazi a un prezzo di favore per consentire al sodalizio di continuare la benemerita attività sportiva, la Bucintoro, dopo aver goduto anche di sostanziosi finanziamenti per restauri, ha sub-affittato alcuni ambienti per alcuni eventi collaterali della passata Biennale. L’accusa? Aver modificato la prevista destinazione d’uso per ottenere un profitto.

Non è l’unica situazione di questo tipo in città. E il Comune si sta muovendo. Ancora più clamoroso quanto sta accadendo alla Giudecca, con i grandi investimenti a favore della cantieristica minore “girati” a favore dell’apertura dell’ennesima sala vetri turistica: grazie alla complicità di Gianfranco Vianello “Crea” che si è prestato all’operazione.

Antico e sempre attuale vizio italico quello dei furbi che utilizzano il denaro pubblico per ottenere profitti privati?

La Bucintoro si difende sostenendo che l’attività culturale affianca da sempre quella sportiva e rientra comunque nella consolidata tradizione della Società. Il fatto d’incassare qualcosa non dovrebbe essere demonizzato perché permette di svolgere un più ampio spettro d’interventi cui altrimenti si dovrebbe rinunciare.

Dove la ragione?

La città si è purtroppo abituata da tempo ai “contorsionismi” verbali. Di fatto spazi e finanziamenti pubblici, entrambi a titolo gratuito o quasi, sono molto spesso serviti a generare guadagni personali privi di alcun ritorno per la collettività. Non solo, introducendo pure elementi distorsivi della normale dialettica economica, il mitico “mercato” da tutti evocato e da ben pochi frequentato, finendo per mettere in difficoltà gli stessi operatori professionali: impossibile competere con chi gode dello sleale vantaggio di un supporto per così dire “sociale”.

Dispiace un po’ per la Bucintoro ma nella fattispecie ha davvero torto: riusciamo a immaginare se ogni associazione presente a Venezia potesse ottenere spazi pubblici, farseli restaurare a spese della comunità e quindi li mettesse a reddito? È già una situazione fin troppo diffusa. Bene, dunque, fa il Comune a verificare la puntuale corrispondenza tra finalità dichiarate e realtà.

Quanto alla vicenda della Giudecca e dell’area ex-Cnomv, francamente questa ha dell’incredibile… dispiace vi sia coinvolto un grande campione del passato come Crea ma davvero sembra qui tornare a valere l’antico adagio “pecunia non olet”. Invece dovremmo abituarci a dire che il denaro puzza, puzza maledettamente anche, specie quando è di incerta provenienza o ne viene dirottato l’utilizzo per scopi lontani da quanto era stato programmato. E questo è il caso della Giudecca. Un argomento su cui varrà la pena tornare prossimamente.

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.