Sillabario iraniano: donne

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Nelle Lettere persiane, brillante esempio di “esotico inverso”, Montesquieu  denuncia impietosamente la grettezza e il dispotismo della vita culturale, sociale e delle istituzioni francesi del settecento.

La sua critica a rovescio, che egli esercita attraverso gli occhi di tre viaggiatori persiani in Francia- non è tuttavia ingenua e non distrae affatto lo sguardo dagli aspetti più evidenti  del dispotismo orientale che egli rintraccia in particolare nell’harem, lo spazio negativo per eccellenza in cui confluiscono, appunto, la negazione dei diritti e l’avvilimento delle individualità, e dove la partita del potere si decide sulla base del controllo del corpo e segnatamente, del corpo della donna.

Da alcuni anni in Italia il numero dei femminicidi ha preso a crescere con sconcertante costanza – sono oltre cinquanta le donne uccise da uomini dall’inizio dell’anno- e ha riportato al centro l’ineludibile questione della sostanza del potere come possesso e violazione del corpo-persona.

La vulgata occidentale che ha focalizzato nell’antitesi “corpo coperto” – “corpo scoperto” il problema della libertà e dell’autodeterminazione femminile, mostra in questo senso tutta la sua intrinseca grossolanità, il suo asservimento a un dettato ideologico generale e una volontà autoritaria e autoassolutoria.

Per chi si trovi a considerare la realtà europea e particolarmente la realtà italiana dall’osservatorio iraniano, appare del tutto evidente che ancora oggi, come già nel settecento di Montesquieu, la posizione e la condizione della donna sono la cartina di tornasole del generale tasso di libertà  di una società, ma che l’identificazione con la hijab, il famigerato velo, o il chador ( che, forse vale la pena ricordare, in Iran non è obbligatorio) di una postulata subordinazione femminile è ingenua quando non in mala fede e ben lungi dall’esaurire un problema, quello di genere, che oltrepassa la contrapposizione democrazia- dittatura.

Per chi osservi le donne in Iran, appare del tutto evidente che un codice di abbigliamento sicuramente imposto e per ciò stesso sbagliato, non impedisce loro tuttavia di occupare nella società un ruolo fondamentale in vari settori né di muoversi in essa con sicurezza, disinvoltura e sostanziale autonomia;  e altrettanto evidentemente mistificatoria per chi dall’Iran guardi alle donne italiane, appare l’equazione libertà-corpo scoperto nel caso di corpi obbligati all’esibizione e che né la parità giuridica –senza la quale, sia chiaro, il sopruso non sarebbe nemmeno riconosciuto tale- né la “propaganda democratica”  ha saputo e voluto emancipare dal controllo maschile.

Rendere invisibile un corpo, oscurarlo, negarlo nella sua singolarità e con ciò assoggettarlo al potere di un altro che arbitrariamente può deciderne vita e morte, non si esaurisce nel nasconderlo. Come le donne italiane hanno dolorosamente imparato, ciò si realizza anche attraverso la sua esposizione e sempre e in ogni caso quando l’immagine femminile sia definita dalla volontà maschile.

Clara Corona ha studiato Lettere a Padova e, dopo alcune esperienze in campo editoriale in Italia e in Inghilterra, ha cominciato a insegnare nelle scuole medie superiori. Attualmente, dopo un quinquennio berlinese, vive e lavora a Teheran, dove è lettrice di italiano presso l’università Azad.
  • http://www.moniquepistolato.it Monique Pistolato

    Da questi “corpi coperti” o “corpi scoperti”, lì dove l’immagine femminile è assoggettata ad una volontà maschile, dovrebbe partire una riflessione. L’ autrice sembra evidenziare che l’emancipazione della donna, in culture e contesti diversi, non si misura in centimetri di stoffa… Per questo siamo molto lontani nella politica, nella scuola, negli ambiti scientifici o letterari… alla valorizzazione delle persone per le loro conoscenze, abilità, sensibilità, che non siano ridotte solo ad una questione di genere. E’ un argomento veramente complesso. Anche in Italia la parità nel lavoro, nel quotidiano, nella vita sociale, è intenti, parole… I fatti e i dati ci mostrano che per una paese democratico c’è una arretratezza da temere.