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Sarà anche una questione un po’ vecchia, ma io non riesco a mandarla giù: la religione insegnata nella scuola, così com’è, non mi piace. L’altra sera a cena, a casa di amici, qualcuno ha cominciato a sparare bordate contro questa materia insegnata nella scuola. Nella scuola pubblica, s’intende. Il padrone di casa – che pure non è un retrogrado – non ce l’ha fatta più: ha sbottato contro chi non la smette di protestare perché la religione viene insegnata a scuola. Scuola pubblica, preciso io. E perché no? – argomenta lui. E’ un servizio che si fa alla collettività: la maggioranza degli Italiani è o non è cattolica?

Sul fatto che lo sia, avrei qualche dubbio. Lo dico con franchezza: la maggioranza degli italiani sarà conformista – eccome, ma cattolica… Forse nemmeno cristiana. Ma il punto naturalmente non è questo. Il punto è che lo stato (il nostro), e lo stato moderno in genere è, o dovrebbe essere, aconfessionale e laico. Lo stato (attraverso la scuola pubblica) non può, non deve indottrinare. Semmai deve informare e formare, questo sì. Ed è precisamente per questo che io, insieme a tanti altri (ma non troppi) mi rammarico del fatto che nella scuola pubblica (la scuola di tutti) non ci sia una materia di studio che si chiama, che so, “cultura religiosa” o, come preferiscono altri, “storia delle religioni”.

Perché le religioni – basta aver studiato a scuola un po’ di storia, per averlo capito – ne hanno fatte, sì, di cotte e di crude: massacri (sempre in nome di qualche dio), torture, scellerate alleanze col potere, soprusi, esecuzioni e chi più ne ha… E trovami una religione che sia esente da questi “difettucci”, se ci riesci. Però, lo riconosco – io che non sono credente: le religioni (e i religiosi) hanno fatto anche parecchie cose buone. Comunque sia – piaccia o dispiaccia – le religioni ci sono sempre state, in ogni epoca e presso qualunque popolo. Dunque bisogna pur fare i conti con questa – come si diceva una volta – dimensione dello spirito umano. Che cultura è una cultura che ignori le religioni? Che scuola è una scuola che le ignori?

Sennonché, e qui viene l’inghippo, nella nostra scuola s’impartisce un’altra materia, che si chiama “insegnamento della religione cattolica”. Cattolica? E le altre religioni cristiane, dove le mettiamo? E quella ebraica, che è più antica di tutte queste? E quella islamica, diffusa in mezzo mondo e almeno altrettanto monoteista e “morale”?… E via di questo passo.

Noi dunque vorremmo una materia ad hoc. Ma vorremmo che fosse lo stato (e non la curia) a scegliere gli insegnanti di religione. Che fosse lo stato (cioè il pubblico, la collettività) a decretare con una laurea e con un esame di stato, appunto, che tizio e caio sono abilitati ad insegnare “cultura religiosa”. E che il criterio per selezionare questo personale fosse la competenza e non la fedeltà alla santa madre chiesa (cattolica).

Postilla. Qualcuno ribatte: ma la religione cattolica oggi nella nostra scuola non è più obbligatoria, è facoltativa. Chi non vuole seguirne l’insegnamento è libero di farlo. Per fare che cosa?… E stendiamo pure un velo di pietoso silenzio su quello che di fatto non si fa in alternativa all’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica. Perché in realtà il punto non è questo. Lo stato, attraverso la scuola, deve o dovrebbe fornire un servizio d’informazione e di formazione generale. A scuola, quando s’insegna la filosofia, non s’insegna solo il bergsonismo o il crocianesimo o il marxismo e simili. S’insegna filosofia. Storia della filosofia. Facciamo lo stesso con la religione, please.

Nato a Napoli nel 1953, vive e lavora da quarant’anni a Milano. Insegna lettere nella scuola superiore. Ha collaborato con agenzie pubblicitarie, con società di ricerche di mercato e con numerose testate specializzate in management, packaging, marketing, edilizia, arredamento. Ha pubblicato con la Mondadori alcuni testi scolastici e di recente una raccolta di brevi saggi di costume dal titolo “La bussola del dubbio”.