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Berlusconi ridiscende in campo? C’è da ridere e c’è da piangere ma la notizia sembra tutt’altro che una dichiarazione buttata lì per caso. Seguo le vicende della vita politica italiana dal mio umile osservatorio di lavoratrice e madre di famiglia, conosco poco l’abc della politica ma ho imparato a riconoscere i colpi di coda del caimano. E non mi sento affatto tranquilla.

È la sua capacità di rigenerarsi che mi colpisce e mi spaventa. Vivo, come molti malcapitati, gli effetti devastanti delle sue continue palingenesi e non posso dormire sonni tranquilli. Era morto e sconfitto quando D’Alema gli ha spalancato le porte della vittoria del 2001. Era politicamente finito quando nel 2006 è riuscito ad ottenere un quasi pareggio con il governo Prodi. Era ormai agli sgoccioli quando, stremato dai perizomi di Rubi, dai tubini della D’Addario, dai travestimenti della Minetti e da un’incontenibile satiriasi, ci regalava scenari da basso impero che sembravano presi a prestito dal Satirikon di Petronio.

Abbiamo assistito, anestetizzati, al suo infinito reality politico mentre, con l’ingenuità dei non addetti ai lavori, ci sfuggivano processi ben più importanti che ipotecavano il nostro futuro. Solo grazie all’intervento decisivo di Napolitano, Berlusconi è stato costretto a dimettersi, per aver fatto scivolare l’Italia nella vergogna. E a un passo dal baratro economico. E finalmente tutti, anche gli ingenui come me, che non riescono a cogliere il nesso tra le feste dell’Olgettina e la crisi che morde, hanno aperto gli occhi.

Abbiamo gioito di fronte a una fine che sembrava certa, ma abbiamo suonato troppo presto le campane a morto. Gli italiani soffrono di vuoti di memoria e, se da un lato hanno bisogno di eroi che soddisfino il loro fabbisogno di fiabe, dall’altro sono alla continua ricerca di capri espiatori. Berlusconi è un uomo astuto, ricco e potente. E si avvale di una corte di abili strateghi. Sa bene che quasi tutti hanno dimenticato la responsabilità di tanti disastri. E sa altrettanto bene che Monti, a causa dell’impopolarità crescente delle sue manovre, costituisce un facile bersaglio. Ci sono ingredienti troppo invitanti che darebbero sicuro nutrimento alle sue campagne populiste: Monti appoggiato dai “comunisti”, la speculazione delle banche, il pil che non cresce, lo spread che sale, la riforma delle pensioni, le tasse. E allora perché non ributtarsi? Tanto, di cloni come Alfano, pronti a rimpiazzarlo nelle congiunture sfavorevoli, se ne trovano ad ogni angolo di Parlamento.

Come dice l’adagio? “Piatto ricco mi ci ficco”. E  il caimano sa afferrare al volo le opportunità. Meglio spazzare vecchi e nuovi avversari, regalando nuovi sogni agli italiani, che fare il nonno ai giardinetti…

 

 

 

 

Laureata in filosofia, insegna Lettere in una scuola secondaria statale di primo grado in provincia di Milano. Si interessa, in particolar modo, di integrazione interculturale e di tecnologie e web applicati alla didattica. Scrive su alcune testate locali dove si occupo di scuola, libri, politica e intercultura.