By

Volevo smettere di fumare e non ci riuscivo. Così ho provato ad affidarmi ad un medico “alternativo”, che qualcuno mi aveva segnalato. Cioè, medico, era medico. Ma il metodo no: era alternativo (alla medicina tradizionale, s’intende).
Dopo un congruo numero di sedute a base di opportune “digito-pressioni” sulla muscolatura (e un altrettanto congruo numero di assegni bancari miei…) ho deciso che no, che fumavo peggio di prima, che la cosa non faceva per me. E ho smesso la terapia.

Eppure il medico mi aveva assicurato, dati alla mano, che nei suoi interventi terapeutici alternativi raggiungeva oltre l’85% dei successi (pur dichiarando, con rara onestà, che non esistevano ancora evidenze scientifiche circa l’efficacia della sua cura). Ipotizzai allora che la causa dell’insuccesso terapeutico fosse, nel mio caso, il mio inguaribile scetticismo.

In effetti questa storia delle medicine alternative non è un ritrovato dei nostri tempi. Anche le nostre nonne e bisnonne e trisavole conoscevano rimedi popolari la cui efficacia non era spiegabile (allora) scientificamente. Eppure funzionavano.
In alcuni casi la scienza ha chiarito, col senno del poi, perché quelle tali cure effettivamente funzionavano e facevano guarire. Per esempio è stato spiegato a posteriori come il ricorso a certe erbe e infusi e impacchi eccetera abbia gli effetti terapeutici desiderati, grazie a determinate proprietà, clinicamente poi testate, delle materie prime utilizzate. In altri casi, invece, i rimedi popolari erano delle vere e proprie bufale. Delle superstizioni allo stato puro, che non hanno poi trovato alcuna convalida scientifica.

Sennonché, si dà il caso che persino queste bufale talvolta funzionassero e facessero guarire. Il che accade tipicamente quando i pazienti credono fermamente nell’efficacia di quei rimedi. Del resto, so di persone che persino con la pratica religiosa e le preghiere asseriscono d’esser guarite da mali che sembravano nel loro caso incurabili. Un tale mi ha giurato d’essere riuscito a liberarsi da una psoriasi devastante, con la fede e l’esercizio spirituale. Non ho motivo di dubitarne.
Se questo può accadere, l’unica ipotesi plausibile, per me che non credo nell’intervento di forze sovrannaturali (trascendenti o immanenti che siano) è che il nostro cervello sappia attivare – in presenza di una volontà e una fiducia profonde – processi elettrochimici capaci, a nostra stessa insaputa, di curare l’organismo. Non è un’ipotesi infondata. Del resto, perfino il buon senso e l’esperienza comune ci suggeriscono quanto sia importante, ai fini di una guarigione, lo stato mentale del paziente.

E di questo passo arriviamo a Lourdes: ai paralitici che per effetto del “miracolo” riprendono a camminare. A condizione, però, che le gambe le abbiano ancora, sia chiaro. Nel più famoso film di Massimo Troisi si sottolinea, infatti, come le cronache non registrino casi di pazienti a cui siano ricresciuti, per effetto di un miracolo, un braccio o una gamba che non avevano più…
Dunque, riepilogando. Ben venga la guarigione “per fede” (fede nel farmaco, nel medico, in qualche dio o quant’altro). Ben venga insomma l’effetto placebo (di questo stiamo parlando). Ma ad una condizione: che qualche paziente non sia indotto dal ciarlatano di turno ad abbandonare una cura clinicamente validata in vantaggio di una qualche terapia alternativa miracolosa. Questo potrebbe anche costargli le penne.
Un po’ di sano scetticismo in più non guasterebbe, però, in quest’era di perdurante (o apparente?) positivismo, nella quale a volte invece sembra essere ripiombati nel più cupo medioevo, tanta numerosa è la gente disposta ed anzi prontissima a dar credito alle più inverosimili teorie di una qualche cosiddetta medicina alternativa (purché, s’intende, essa abbia nel suo vocabolario il giusto mix di parole quali “bio”, “energetico”, “spirituale” e “naturale”…)

Nato a Napoli nel 1953, vive e lavora da quarant’anni a Milano. Insegna lettere nella scuola superiore. Ha collaborato con agenzie pubblicitarie, con società di ricerche di mercato e con numerose testate specializzate in management, packaging, marketing, edilizia, arredamento. Ha pubblicato con la Mondadori alcuni testi scolastici e di recente una raccolta di brevi saggi di costume dal titolo “La bussola del dubbio”.