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La mia posizione sulle cosiddette grandi navi non è definita, nel senso che mi dibatto tra sentimenti contrastanti. Condivido lo sconcerto di molti sull’immagine di sopraffazione che questi colossi trasmettono quando attraversano il cuore della città d’acqua, tuttavia non riesco a non pensare che la vocazione di Venezia è quella di essere un porto, lo è sempre stato dai tempi dei tempi, e pensare di inibire quest’attività mi pare fare una violenza alla sua storia ed alla sua vocazione. Nonché una bella botta all’occupazione: quanti posti di lavoro, in città e fuori, gravitano intorno al porto crocieristico?

Non do francamente credito agli scenari catastrofici di navi che, per errori di manovra alla Schettino, sventrano con la prua Piazza S. Marco; sono esagerazioni (volute?..) che colpiscono emotivamente e che proprio per questo impediscono un’analisi franca e realistica della questione. Altresì, mi domando preoccupato l’effetto del passaggio delle stesse non tanto sul moto ondoso quanto sul sollevamento dei limi del fondale ed, alla lunga, sulla modifica morfologica del fondale stesso. Credo peraltro che l’ipotesi di limitare l’accesso alle navi entro una certa dimensione sia una falsa soluzione: il mercato delle crociere si articola ormai su questo tipo di natanti e quindi o così o niente.

Non ho competenza tecnica per dire se il ventilato percorso alternativo dalla bocca di Malamocco sia una soluzione percorribile od al contrario una pericolosa ferita della laguna (ad occhio propendo per la seconda..) ne’ dispongo di dati sull’impatto economico del porto sulla città. A tal proposito l’opinione più ribadita è che i croceristi sono la quintessenza del famigerato “mordi e fuggi”, che intasano la città senza lasciare alcun tributo se non ai venditori di paccottiglia. Dico, molto sommessamente, che non sono sicuro che sia proprio così: quanto meno i croceristi ci “spesano” il People Mover e soprattutto sarei assai curioso di sapere quanti di questi, prima o dopo la crociera, colgono l’occasione per fermarsi a Venezia qualche giorno in albergo. La quotidiana frequentazione del People Mover mi dice che questi casi non sono esattamente una rarità.

In definitiva, assai poche certezze. E la constatazione che sarebbe oltremodo auspicabile un approccio “laico” e razionale al problema, ragionando senza preconcetti sui pro e i contro a fronte di studi e dati certi, sia sul fronte ambientale che su quello economico. Niente di più lontano dalla realtà, purtroppo: assistiamo infatti allo scontro irriducibile tra le solite inesauste vestali dell’ambientalismo, sempre pronte a gridare alla Venezia violentata, ed i rappresentanti a vario titolo del business crocieristico che negano ogni ricaduta negativa con francamente sospetta facilità.

Il comitato No Grandi Navi si oppone ai colossi in Laguna

Il comitato No Grandi Navi si oppone ai colossi in Laguna

Una certezza però c’è: l’inquinamento prodotto dalle navi durante lo stazionamento in Marittima. Purtroppo anche in questo casi non sono in grado di fornire dati su polveri sottili ed inquinanti vari, né verificare la correttezza di certe dichiarazioni che traducono in automobili equivalenti il fumo prodotto dalle ciminiere. Tuttavia l’impatto ambientale delle emissioni è una certezza ed è rilevante. Mi tocca, in questo caso, dare ragione alle inesauste vestali...

Ma un rimedio c’è, volendo. Ci tornerò sopra con un articolo specifico dove cercherò di circostanziare anche perché sia così sicuro dell’impatto ambientale prodotto dalle navi.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.
  • Adriano

    Mi sembra che l’articolo sia dia una risposta da solo: i costi sono maggiori dei benefici. E poi il discorso sulla vocazione di Venezia mi pare simile a quelli delle “vestali”: un discorso romantico sulla vocazione storica di Venezia, o il suo destino. Dimenticando che Venezia non è Livorno, Genova o Napoli, cioè un porto affacciato sul mare, ma sulla laguna. Anche Pisa fu una repubblica marinara un tempo, ma non per questo facciamo risalire l’Arno a mostri da 70mila tonnellate!
    Certo è che l’inquinamento generato dai motori marini (che non hanno le stesse limitazioni di quelli automobilistici) è pesantissimo, basta vedere le indagini sul sito ourvenice.org che dimostrano il degrado dei marmi e degli edifici sottoposti alle piogge acide per rendersene conto.

    • Lorenzo Colovini

      Caro Adriano, “touche”! mettermi in analogia con le vestali (categoria che come hai certamente capito, abborro) è stato un bel colpo. Comunque è vero, confermo che le mie considerazioni sulla vocazione portuale di Venezia sono anche prodotte dal cuore.
      Mi permetto di dire che il calcolo costi/benefici pende decisamente dalla parte dei costi è un’affermazione un po’ apodittica.
      Per quanto riguarda l’inquinamento, ti segnalo “in anticipo” un articolo specifico che verrà pubblicato prossimamente