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“Io direi che il culatello è di destra, la mortadella di sinistra… ma cos’è la destra cos’è la sinistra”, cantava Giorgio Gaber nel ’94. Sinistra e destra sono evidentemente due categorie astratte, costruzioni cerebrali del pensiero e non entità reali e concrete. Da un punto di vista storico, i due termini nascono all’indomani della rivoluzione francese quando giacobini e filo monarchici si disposero in due ale opposte dell’aula parlamentare disposta a semiluna, rispettivamente a gauche e a droite. “Il pensiero liberale è di destra ora è buono anche per la sinistra”, continua il signor G. “Il fatto che siano astratte – mi suggerisce Carlo Rubini – non scalfisce nulla della loro presenza, visto che molta gente si percepisce dentro le due categorie, ma basta essere consapevoli che sono astratte”, come la bellezza (de gustibus) o l’amore (che pure qualche volte si fa concreto…). In definitiva, anche per andare oltre, si deve prendere atto che nella testa delle persone resistono alcune marche distintive, alcuni valori che forse vengono ancora percepiti come dell’una o dell’altra fazione. Il liberismo economico lo mettono a destra ma l’ideale libertario a sinistra. Il conservatorismo è di destra mentre il radicalismo di sinistra. Il nazionalismo va a destra, il populismo a sinistra. La famiglia tradizionale è di destra, le coppie di fatto di sinistra. L’aborto e il testamento biologico sono di sinistra, l’aborto come omicidio e il concetto di vita anti eutanasia di destra. La gerarchia è di destra e anche di sinistra, quando si sono cristallizzati nelle dittature storiche, il grande bluff del Novecento sia esso il nazismo o il marxismo. La storia, poi, ci ha portato la Destra e la Sinistra storiche: la prima è stato il gruppo politico moderato di ispirazione liberale che fu al governo in Italia dal 1861 al 1876 e la seconda il raggruppamento di orientamento liberal-progressista, formatosi al parlamento italiano subito dopo l’Unità. Naturalmente i contenuti e i significati attribuiti alla dicotomia si sono modificati, sostituendosi e in parte sovrapponendosi a quelli originari, mutando di segno e invadendo sfere in precedenza sottratte alla connotazione politica. “L’ideologia, l’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia è la passione, è il continuare ad affermare un pensiero il suo perché con la scusa di un contrasto che non c’è se c’è chissà dov’è, se c’è chissà dov’è”. Parola di Gaber ma anche della neo presidente alla Camera Laura Boldrini: “La politica deve tornare ad essere una speranza, una passione”.

  • Adriano

    L’ideologia è stata ultimamente demonizzata come la quintessenza del male assoluto, senza rendersi conto che è operante ancora, oggi più che mai. Il libero mercato, l’economia capitalista, la deregulation finanziaria non sono altro che impalcature ideologiche al pari dell’economia socialista, del nazionalsocialismo ecc. ecc. solo che oggi è anche peggio perché non ci rendiamo conto di essere soggetti ad una ideologia ben precisa, che se vogliamo possiamo chiamare “pensiero unico”. Se l’ideologia è un modo di vedere il mondo, di credere in valori e ideali ben precisi, di condividere alcune idee per migliorare la società in cui si vive, nel concetto autentico di ideologia in sé non c’è nulla di male. Il problema è quale ideologia si sceglie e si persegue. Ma chi ha banalizzato e demonizzato il concetto di ideologia lo fa per convincerci che QUALSIASI ideologia è male, soprattutto se la sua non viene presentata come tale, e quindi esclusa dall’universale esecrazione.