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Il Palais Lumière non si aspetti aiutini: niente sconti e niente deroghe all’iter per la sua costruzione. Parola di Sindaco. Giorgio Orsoni ha risposto così alle domande di tanti, ventiquattr’ore fa, nel convegno voluto dalla Fondazione del Duomo e dal Centro le Grazie. E con lo stesso tono ha risposto a Rodrigo Basilicati, l’ingegnare che guida il progetto per conto di Pierre Cardin, durante lo stesso evento e – immagino – nelle varie occasioni in cui si sono visti, e si vedono, per parlare della questione.

Chi intende costruire la Torre, quindi, non può chiedere corsie preferenziali. Deve rispettare le regole, deve acquisire i terreni, deve presentare un progetto valutabile perché definitivo, deve dimostrare di avere le risorse per portare a termine l’opera… Così la pensa il Sindaco e, mettendosi nei suoi panni, così la penserebbe probabilmente, ogni cittadino di medio buon senso.

La costruzione del possibile futuro di una città non passa attraverso forzature e scorciatoie. Passa piuttosto attraverso idee importanti, costruite per la città, correttamente collocate, e sostenute con entusiasmo reale, e con risorse ingenti. E se il Palais Lumière è tutto questo – un’idea importante, costruita per la città, correttamente collocata, sostenuta con risorse ed entusiasmo – non c’è bisogno di chiedere al Sindaco sconti o deroghe. Ma se si chiedono sconti o deroghe (ma poiché si chiedono sconti o deroghe) forse stavolta l’idea è deboluccia. E forse gli uomini di Cardin contavano davvero che a Venezia si facessero ponti d’oro alla loro proposta, e rimbalzano ora contro l’atteggiamento, pur comprensibile, di un’Amministrazione che invece sta alla finestra e aspetta.

Se avessero chiesto in giro prima di partire con la loro avventura, avrebbero potuto spiegarglielo in molti, che questa città non fa deroghe, non si entusiasma, non aiuta. Non lo ha fatto – anzi! – con il progetto dell’M9; figurarsi se può farlo con una cosa ben più ingombrante, che sta in terraferma, e che vista dalla laguna fa pure ombra…

 

P.S.: … e in questo gioco in cui per far le cose conta avere le spalle larghe e cavarsela da soli, che un M9 o un Palais Lumière siano utili alla città, o si inseriscano in un progetto di città, continua ad essere un dettaglio irrilevante.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.