By

Lunedì 3 Giugno, al Centro le Grazie di Mestre, nel corso del convegno pubblico l’Affaire Lumière, mischiato alla folla attenta e partecipe che lo gremiva, ho assistito ad una rappresentazione surreale; un’amministrazione, che in perfetta continuità con quella precedente è al centro di mille polemiche per aver fatto sempre e comunque da zerbino ai vari Pinault, Benetton e altri fortunati interlocutori, ha dichiarato di essere “alla finestra” ed aspettare (non si capisce con quanta voglia o fiducia) che Monsieur Cardin si faccia vivo con 400 e passa milioni di euro tra acquisto terreni e oneri di urbanizzazione a fronte di nessun impegno concreto a fornire i permessi ad erigere il Palais Lumière.

Non solo, abbiamo sentito il nostro Sindaco rimproverare Cardin, tramite l’ing. Basilicati che lo rappresenta, di non essersi mosso in maniera surrettizia e di non avere messo la città davanti al fatto compiuto, acquistando i terreni in gran segreto per poi presentarsi in Comune con i capitali ed il progetto.
Siamo al paradosso che, se uno arriva con una bella idea, segue un processo limpido e trasparente e la presenta alla città cercando consenso, passa pure per fesso. Questo consiglio da vecchio volpone è veramente un pessimo biglietto da visita per chiunque dall’estero volesse venire ad investire in città, un modo di vedere le cose che mette Venezia più nel novero dei suk mediorientali che delle grandi capitali europee.

Nel novero dei sostenitori del progetto, il comitato SIamo Palais Lumière di cui faccio parte e che ad oggi conta quasi 11.000 sottoscrittori, ci sono moltissimi imprenditori.
Se ad uno di essi un loro agente o rappresentante (nel nostro caso di cittadini, il Sindaco) gli venisse a dire che c’è una possibile commessa che vale 3 volte il fatturato annuale dell’azienda (Bilancio Comune 800Mln / Importo costruzione Palais 2,4Mld ) e che darebbe lavoro per 4 anni ad un numero doppio degli attuali dipendenti (8000 i dipendenti comunali, quasi 16000 quelli privati impiegati dalla torre durante la costruzione) oltre a garantire rendite e facilites per il futuro, l’imprenditore di cui sopra probabilmente si metterebbe a stappare bottiglie di Prosecco (siamo veneti in fondo) e girerebbe con un sorriso ebete stampato sulla faccia per settimane.

Certo che se poi lo stesso “rappresentante” gli dicesse che però lui nel frattempo sta fermo, “alla finestra” ad aspettare, forse il nostro imprenditore cambierebbe umore e dopo aver scuoiato il suddetto poltrone piglierebbe la macchina e si andrebbe a portare il cliente a casa.

Certo forse questa è una banalizzazione, ma di fatto la nostra amministrazione ha il dovere di essere PROATTIVA nel tentativo di portare a casa il risultato e non solo in questa occasione specifica.

Se Monsieur Cardin  non si fa sentire gli si deve stare con il fiato sul collo, se necessitano delle carte se ne deve stimolare in ogni modo la produzione entro tempi congrui.

Il potenziale investitore va affiancato in ogni passo e guidato, insomma bisogna fare “come il buon padre di famiglia” che non sta alla finestra ad aspettare che gli arrivi la pagnotta, ma se la va a sudare. Se c’è una opportunità di assicurare lavoro e sviluppo per la sua famiglia si schiera in prima linea, anche contro i compagni di ramino e baccarat del circolo, anche se non c’è di mezzo un gabbiotto in piazza San Marco, un lampione ed un ragazzo con la rana o altre amenità da paesone di periferia.

Al nostro Sindaco vorrei chiedere, oltre alle varie garanzie e tutele per la città, di lasciare da parte i cavilli propri del suo mestiere e di darsi da fare piuttosto che stare alla finestra. Gli vorrei chiedere di farsi portavoce delle migliaia di cittadini che invocano ponti d’oro per quest’opera allo stesso modo di chi la guarda con sospetto, che la difenda contro le incursioni di anziane signore petulanti, architetti invidiosi e intellettuali pasciuti e salottieri con troppo tempo da perdere, che stia alle costole di Monsierur Cardin e del nipote Ing. Basilicati e che li ancori non solo al diritto ma anche agli impegni presi non tanto con lui o la Giunta ma con la città, con i cittadini.

Al Sindaco vorrei chiedere soprattutto che decida se è il caso stare alla finestra fino al 2015 (anno delle elezioni amministrative) oppure di sfilarsi le pantofole, uscire da Ca’ Farsetti e dai salotti polverosi di Venezia per andare a procacciare un futuro per questa città, tutta. Non si può stare ad aspettare che occasioni simili ci piovano in grembo, e se accade non si può certo lasciarsele sfuggire per pigrizia, malafede o arroganza.

Nel 2015 il Palais Lumière, se in costruzione, potrebbe rappresentare, anche visivamente, un cambio di passo visibile a tutti i cittadini di questa amministrazione pasticciona e inconcludente.

Se invece nel 2015 il Palais fosse solo il brutto ricordo di una occasione persa, le responsabilità saranno anche di chi non ha fatto abbastanza e di chi l’ha osteggiata magari non a parole ma con la mancanza di impegno.

Insomma a stare alla finestra poi si rischia di sporgersi troppo e …

Veneziano, orgogliosamente non purosangue. Imprenditore nel campo della comunicazione ( dnaitalia.com ) e del commercio ( itremercanti.it ). A Venezia ha fondato insieme ad un piccolo gruppo di coetanei i 40xVenezia e poi resetvenezia.it. Attivo sui Social Network sia a livello personale che professionale. Si interessa di innovazione, media, democrazia partecipate e tecnologia. Su questi temi ogni tanto dice la sua.
  • lorenzo colovini

    Parole sante. Aggiungo che quest’atteggiamento, sommamente irritante oltre che stupido, è lo stesso che Orsoni ha sempre sbandierato nei confronti di SAVE