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Sparisce anche l’ultimo dubbio: il sistema Mose, comunque proceda l’inchiesta, è stato per troppo tempo un sistema fuori controllo. Sconcerta, tra i risvolti della vicenda, sentire forte l’odore di scollamento, di astio, tra la città e una delle intraprese che sono destinate a segnare il presente oltre che il futuro. A Venezia è spesso così: non solo l’opinione pubblica è contraria a queste “grandi scommesse”, ma i suoi stessi amministratori vivono in continuo e sterile conflitto con queste scommesse. In questa città, idee come il Mose, o l’M9, o il Palais Lumière – ne cito alcune, per esemplificare – sono troppo spesso vissute dall’Amministrazione civica come “roba d‘altri”; e poiché sono “roba d’altri”, sono osteggiate, o guardate con indifferenza, mai fatte proprie, mai assunte con responsabilità, mai controllate davvero nel loro sviluppo.

Troppe volte, la deriva di questi progetti sembra essere un vanto del Sindaco di turno. Troppe volte a Ca’ Farsetti si diffida, e però si sta a guardare, senza avere mai il coraggio di dire no, e senza avere mai il coraggio di dire sì, mantenendosi alla fine nella posizione ambigua di chi un po’ critica, un po’ rema contro, un po’ specula, un po’ denuncia lo strapotere dei “poteri forti”. I quali diventano sempre più forti, fino a diventare mostri, anche a causa della debolezza colpevole di chi governa la città nel nome dei cittadini.

In questo quadro, sarebbe grave se l’inchiesta dovesse certificare che dal Mose e dai suoi risvolti più oscuri hanno tratto illeciti vantaggi i partiti politici. Assenti, incerti, titubanti, incapaci di assumere una posizione chiara e di tutelare gli interessi della città, avrebbero comunque trovato il modo per farsi amico il sistema deforme che cresceva nei cantieri e nei palazzi veneziani. La città aspetta di sapere; ai partiti, se risultassero coinvolti, chiederà conto più ancora che ad impresari e capicantiere.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.