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Questa città può avere – anzi, ha già – tre sei dieci Piazze San Marco, e tre sei dieci Ponti di Rialto. Prendiamo in parola il nuovo assessore al Turismo Angela Vettese, che all’indomani dell’incidente in Canal Grande ha assunto pubblicamente l’impegno di diversificare le vie di accesso ai grandi “luoghi attrattori” di Venezia, e di rivalutare altri potenziali “luoghi attrattori”, oggi poco conosciuti e poco visitati.

L’obiettivo è vecchio di decenni, ma sempre attualissimo: “spalmare” su tutta la città un flusso turistico che oggi è concentrato, e congestionato, su pochi obiettivi e su poche direttrici. La strategia è ormai scontata: occorre convincere chi viene da fuori che altri luoghi, oltre a Piazza San Marco e al Ponte di Rialto, meritano di essere visitati; e occorre aprire, verso questi nuovi punti di arrivo, percorsi agevoli e attrezzati per accogliere i flussi.

Un simile progetto del ridistribuzione dei visitatori non può essere difficile da realizzare a Venezia, dove sono molti i luoghi e i monumenti splendidi eppure poco conosciuti e poco visitati. La griglia delle nuove Piazze San Marco e dei nuovi Ponti di Rialto, cioè ai luoghi da rimettere al centro dell’attenzione dei turisti – che non potranno essere più di una decina e che andranno individuati in ogni parte della città, dalle isole a Marghera – dovrà essere definita, nei vari territori urbani, insieme ai cittadini e agli operatori turistici. Che potranno confrontarsi, ciascuno proponendo che nella loro parte di città si investa su un luogo piuttosto che su un altro; ma che dovranno poi, una volta fatta la scelta, sostenere l’eccellenza individuata, consapevoli che la sua rivalutazione porterà comunque beneficio a tutta l’area.

A Mestre, per fare un esempio, il processo avviato dall’Assessore potrà avere questo iter: convocazione dei cittadini e degli operatori; presentazione del progetto complessivo; apertura del confronto pubblico per l’individuazione dei due luoghi su cui, nel territorio mestrino, l’Amministrazione civica scommetterà, inserendoli nella lista di dieci luoghi destinati a fare il salto di qualità e di ruolo: la spunterà Forte Marghera? o l’M9 e via Poerio? oppure il Parco di San Giuliano, o l’idea della nuova marittima a Marghera?… Dopo alcuni mesi lasciati al confronto sulle varie proposte due “nuove future Piazze San Marco” saranno individuate a Mestre; altrettante al Lido, con lo stesso lavoro preparatorio; una a Marghera; le altre in Laguna.

Nel giro di un anno di lavoro, le dieci “nuove future Piazze San Marco” saranno state individuate, con i relativi percorsi di avvicinamento. Su queste si investirà quanto possibile; e va da sé che al di là del percorso partecipato nella scelta delle nuove eccellenze andranno tenute in debito conto le proposte di investimento pubblico o privato su questa o quella realtà; e che anzi queste proposte andranno inseguite e sollecitate dall’amministrazione civica, anziché scoraggiate o osteggiate. Anche la partecipazione dei cittadini alla scelta delle dieci eccellenze dovrà essere positiva, e non di ostruzione, e dovrà concretizzarsi nella nascita di “comitati del sì” – cioè a sostegno e non contro questo o quel progetto – che a Venezia sono purtroppo una cosa rara.

Si farà strada, durante la discussione la stesura del nuovo piano per il turismo, una duplice consapevolezza: che non si creano “dieci nuove Piazza San Marco” senza ricucire la città, al suo interno e verso l’esterno, con collegamenti moderni e rapidi e una coraggiosa innovazione sul fronte della movimentazione delle persone e delle merci; che una metropoli a vocazione turistica, in cui siano riconosciute dieci Piazze San Marco, può e deve regolamentare questa sua vocazione con moderni sistemi di prenotazione e controllo degli arrivi.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.
  • Maurizio Donadelli

    In questi miei dieci anni da Assessore di un piccolo Comune contermine, interessato a Venezia sia in quanto paese natìo, sia in quanto promotore di numerose iniziative, anche imprenditoriali, per un approccio slow alla mia città, ho avuto modo di fare la conoscenza di alcuni soggetti che a Venezia hanno la sede principale dei loro affari. Ad un convegno sulle problematiche turistiche, organizzato dagli Enti pubblici (Comune, Provincia,…) alcuni anni fa, in cui si è parlato abbondantemente di deviazione di flussi, le indicazioni sorte a stragrande maggioranza parlavano di opportunità di investire fondi pubblici per incentivare le iniziative tendenti alla diversificazione. Dopo una settimana (una solo settimana!), altro convegno pubblico, organizzato dalle maggiori organizzazioni turistiche private (albergatori, commercianti, ecc.) in un albergo poco distante dalla sede del primo convegno, si è discusso dello stesso tema. Gli stessi personaggi che nel corso del primo convegno si erano pubblicamente dichiarati a favore della diversificazione dei flussi, hanno dato vita ad un fuoco incrociato, a toni molto alti, contro chi parlava di diversificazione, vista come il fumo sugli occhi per chi Venezia la vive solo come registratore di cassa (di qua, devono passare, altro che! – traduzione ammorbidita dal veneziano colorito). Ho assistito in prima persona alla doppia faccia con cui quei tre-quattro parassiti (scusate, ma io non li chiamo imprenditori – e a microfoni spenti sono in grado di dettagliare con dovizia di particolari il perché di questa mia affermazione), hanno guadagnato in entrambe i casi il palcoscenico e le lodi dei presenti (ripeto: in entrambi i casi!). A distanza di anni, è ancora con questa gentaglia che abbiamo a che fare. E vedere che i numeri stanno a confermare la grande influenza che hanno avuto nei confronti delle precedenti amministrazioni pubbliche, amareggia non poco. Chiariamo però: non sono amareggiato per la estrema privatizzazione dei profitti (c’è chi ha lavorato duramente per ottenerli e per questo va rispettato e ringraziato) ma per la generalizzata socializzazione dei costi che questo ha comportato e sta comportando. La difficoltà che incontra qualsiasi idea a nascere a Venezia, è proverbiale. E c’è ancora il serio rischio che le discussioni sulle varie Piazze San Marco siano destinate a restare sulla carta, puri e semplici “sfogatoi” di chi ancora pensa di poter incidere sulle decisioni che contano. Fino a quando i pochi imprenditori seri non prevarranno sui pochi imprenditori parassitari, conquistando la fiducia dei molti imprenditori che ancora stanno a guardare, indecisi tra il bene della città e lo spessore del proprio portafoglio, nulla cambierà.
    Altra riflessione: i turisti vengono a Venezia per vedere Venezia. Punto e basta. A tutto il resto dedicheranno attenzione (forse) solo a partire dalla seconda visita o, per ben che vada, a partire dal terzo giorno di permanenza. Il ruolo principale quindi, lo giocheranno in questo i vari tour operator che gestiscono i flussi. In questi dieci anni, nelle molteplici occasioni di dibattito organizzate, di questi operatori non se ne è mai vista l’ombra. Non tiratemi fuori l’unica volta in cui qualcuno si è visto. Sforziamoci di capire che di questi soggetti non se ne può fare a meno. E’ riconoscere un elementare “principio di realtà” che invita a far incontrare il mondo della riflessione con quello della prassi. Altre vie soddisfano solo il nostro io, inducendoci a chiuderci in una “aurea mediocritas” intellettualoide o pseudo politica. Ben vengano gli stimoli di questi blog.

  • Michele Azzoni

    A mio parere i luoghi da valorizzare di Mestre per questo progetto sono principalmente di carattere storico: penso, infatti, a due percorsi che possano avere un gran successo, a mio parere, con le famiglie che hanno figli al seguito (la maggioranza, credo, dei turisti dell’isola veneziana)
    Perché non pensare quindi ad un bel percorso storico alla riscoperta della torre di Mestre (il Simbolo di questa cittadina) e dei resti della mura in via Torre Belfredo e via Palazzo?
    A questo si potrebbe aggiungere un altro tour storico al cui epicentro dovrebbe essere posto, a mio parere, un forte ( ma non il Marghera!): il forte Gazzera (forse la penso così perché molto meno “commerciale” del forte Marghera)… Questa valorizzazione dovrebbe essere accompagnata poi da un tour per tutti i “forti” del nostro Comune realizzando, magari nei soli week end, delle rievocazioni di come si viveva a quei tempi, di come si costruivano le armi, di come fosse la vita quotidiana all’interno del forte, etc… Sai quante famiglie con bimbi al seguito anche in questo caso (non necessariamente italiane!) potrebbero apprezzare? secondo me molte…