A proposito di Renzi

 •  2

By

 

 

A proposito di Matteo Renzi, in quest’ultima stagione politica, ho dovuto rivedere alcune mie posizioni. In campagna elettorale ho difeso a lungo Bersani, soprattutto – sembrerà strano – per le sue modalità comunicative, per il suo realismo, per la sua attitudine a dire le cose come stanno, senza dover svendere paradisi terrestri e spiagge felici che non si raggiungeranno mai. Per la sua onestà intellettuale, insomma. Purtroppo, occorre ammettere che noi, elettori italiani, non abbiamo superato quella fase simbolica, tipicamente infantile, in cui si ha bisogno di fiabe e di sogni. Una fase in cui si necessita di qualcuno che ci disegni utopie e società perfette, pur sapendo che non si potranno mai realizzare. Per lo meno nelle gravi contingenze economiche che stiamo vivendo. Il piatto che ci offriva Bersani era poco appetitoso e non gli è stata tributata quella fiducia necessaria per attuare un programma. E abbiamo perso.

Quando Renzi diceva “chi vota per me prende per mano il futuro, la speranza, il cambiamento”, avevo l’impressione che pronunciasse slogan vuoti e anche un po’ retorici, ma forse – anzi, di sicuro – raggiungevano l’anima di una poderosa fetta dell’elettorato della sinistra. E non solo della sinistra.

Berlusconi è un bravo venditore. E Renzi lo è anche. Forse più del primo, perché reca con sé l’energia vitale dei suoi anni. Non è vicino alle mie corde, perché troppo narciso, egoriferito, venditore e sofista. Tuttavia, dice delle cose che mi rappresentano ed è distante, sia pur avvicinandoglisi nella forma, da quel politicante innominabile, impenitente pregiudicato, che continua a furoreggiare nella nostra Democrazia. Distruggendo il nostro presente, annullando il nostro futuro e azzerando le glorie del passato (all’estero ci ridono in faccia, quando tiriamo fuori dal cilindro i fasti di un passato che, per brillare, ha bisogno dei bagliori del presente… e qui di bagliori se ne vedono pochi, a parte quelli delle tempeste finanziarie che ci piovono addosso di tanto in tanto).

Per questo motivo, sosterrò Renzi che è l’ultima speranza di questa sinistra agonizzante. A meno che quest’ultima non muoia prima che il nostro giovane leader  si ricandidi. Non ci dimentichiamo che c’è in ballo l’elezione per la decadenza di Berlusconi da senatore della Repubblica. E se le cose andranno come temo, ci saranno franchi tiratori già bell’e che venduti, pronti ad appoggiarlo. A quel punto neanche la forza fresca e trascinante di Renzi potrà molto. E il popolo della sinistra se ne andrà con Grillo.

Non ci resta che incrociare le dita, dal nostro osservatorio di sudditi!

Annalisa Martino

 

Laureata in filosofia, insegna Lettere in una scuola secondaria statale di primo grado in provincia di Milano. Si interessa, in particolar modo, di integrazione interculturale e di tecnologie e web applicati alla didattica. Scrive su alcune testate locali dove si occupo di scuola, libri, politica e intercultura.
  • Adriano Ardit

    anch’io sostenni Bersani a suo tempo, anche se non ho condiviso il suo modo “moscio” di affrontare la campagna elettorale, oltre ad un problema di contenuti (il suo continuo strizzare l’occhio a Monti, e quindi a tutto ciò che rappresentava, tanto per esser chiari). Sul voto a Berlusconi sono ottimista: la sinistra ha sempre manifestato tendenze suicide, ma fino a un certo punto. Finora il Pd si è mostrato granitico, paradossalmente è stato il Pdl a sbandare, anche se ora sembrano rientrati nei ranghi.
    E devo dire che anch’io mi riconosco in alcune delle cose che dice Renzi, penso che sia “uno di noi” (per ribaltare una delle accuse che gli viene mossa all’interno del Pd), per cui una sua vittoria non mi sembra più un’eventualità così tremenda come pensavo qualche mese fa.

  • Magalie

    Ciao, mi permetto anch’io di darti del tu. Seguo con assiduità, e con ammirazione silenziosa, i tuoi interventi sul blog. Questa volta, però, una cosa la voglio dire (mi permetti di dissentire affettuosamente, vero?).

    Premessa: sostengo con profonda convinzione Civati e anch’io, come il signore che scrive sopra, se per disgrazia il chierichetto fiorentino dovesse vincere le primarie, smetterò di votare PD.

    La mia riflessione è questa. “Pragmatismo” è un termine di nobile tradizione, e non si attaglia per niente a una zucca vuota come il “sindao” (rigorosamente senza la “c”), neanche capace di far asfaltare le buche che piagano le strade della sua città!

    Sinceramente, faccio fatica a vedere Civati come un “purista” o un esponente “ideologico” del partito. Le cose che dice non sono mai eteree, ma sempre puntuali e concrete. Lui sì che applica una regola fondamentale del “pragmatismo”, che è quella di far seguire una proposta fattiva a un’affermazione.

    Prendi, per esempio, le recenti uscite renzine sull’indulto, demagogiche fino al midollo. Si rende conto, il ragazzo, che quello delle carceri è un problema complesso? Macché! Lui si abbandona al ventolino del consenso facile come una banderuola. Ti invito – se ne hai voglia – a leggere quello che scrive in proposito Civati: http://bit.ly/1boYegm Vedrai: lucidità e concretezza, altroché.

    Mi chiedo: oltre alle frasi a effetto scippate a Baricco e all’arroganza comunicativa che lo contraddistingue, quale idea di partito propone Renzi? Mettiamo che vinca le primarie. E poi? Che fa? Nomina Marchionne suo consigliere? Chiama Briatore per trasformare la sede di via del Nazareno in una succursale del Billionaire? Chiede un finanziamento a Davide Serra? No, perché le sue frequentazioni sono queste, eh!…

    Andiamo, su: comprendo il timore di perdere le elezioni, ma non esageriamo. Non si vince per vincere: si vince per essere utili al Paese. Scegliere Renzi , in questo frangente, equivale a navigare in acque perigliose affidando la nave a Schittino.

    E magari così sarà: tutto l’equipaggio (o quasi) acclamerà il nuovo capitano come un eroe, ma l’imbarcazione andrà a sbattere. E so già che quando si arriverà a quel punto io e tanti altri compagni non saremo più a bordo.

    Un saluto affettuoso.