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Siamo consapevoli che due temi spesso distinti dalle politiche tradizionali, da una parte l’aspetto culturale , dall’altra quello economico sociale siano in realtà due aspetti della stessa questione?

Il modello culturale dominante propaganda una malata relazione tra i sessi, l’immagine femminile viene deformata dai media che ricorrono a stereotipi sessuali, con una donna sempre ammiccante e disponibile, pronta a compiacere all’uomo. In molti casi il ruolo seduttivo e la disponibilità allo scambio sessuale diventano la scorciatoia per studiare , lavorare, rincorrere il facile successo, a discapito del merito e della competenza. Molte donne pur di non sentirsi invisibili cedono alla tentazione e accettano di far violentare il proprio corpo dal bisturi che omologa volti, seni, glutei, espropriando la donna da ogni espressione autentica e personale. Vediamo corpi fissati in una staticità che non può essere attraversata dal tempo, quindi dalla storia e dalla vita. Il cambiamento economico, sociale passa anche attraverso quello simbolico. Un’ immaginario collettivo che in modo onnipotente e illusorio pretende di rimuovere lo scorrere del tempo non è in grado nemmeno di proiettarsi in un futuro di miglioramento.

La riduzione del corpo a merce espropria  la donna dalla possibilità di cogliere liberamente la ricchezza del desiderio, la sua forza generativa, le sue trasformazioni e i suoi limiti, il legame indissolubile tra mente e corpo, tra affettività e razionalità.

Dis-animando la donna una società dis-anima se stessa. Il problema della mercificazione del corpo e dell’anima delle donne è dunque un problema politico.

L’incremento della violenza fisica, sessuale, psicologica economica e sociale sulla donna può essere ricondotto al clima culturale di degrado etico morale  e civile di questo tormentato periodo storico che stiamo vivendo.

Si assiste ad un generale analfabetismo affettivo ed emozionale, quindi relazionale, l’immaginario e la comunicazione verbale e non verbale delle persone si omologano ai modelli mediatici dominanti con un progressivo svuotamento delle capacità di critica e di riflessione individuale e collettiva a vantaggio di un regime ideologico che anestetizza qualunque forma di autonomia e di libertà.

La comunicazione mediatica, umiliante per le donne, e per gli uomini, ha una ricaduta negativa anche sulle giovani e i giovani. Il disagio giovanile crescente  si esprime in modo esplosivo con il bullismo anche di genere o in modo implosivo con la cultura dello sballo, le dipendenze, l’autoviolenza indotta come la trappola dell’anoressia, con la quale molte giovani e giovanissime con il corpo mutilato urlano il bisogno e la fame di amore e considerazione.

Le veline: esempio di riduzione delle donne a meri oggetti

Le veline: esempio di riduzione delle donne a meri oggetti

Il personale, inteso come storia personale vissuta, attraversata dal tempo delle emozioni, degli affetti e delle relazioni umane, scandita dai progetti di vita condivisi o dalle solitudini, dalle umiliazioni e dal dolore,   del momento che si esprime in un linguaggio collettivo dominante, attraversato anche dalla rappresentazione simbolica,  è sempre politico.

Il sentire e il pensare al femminile parte dall’esperienza vissuta e, se riconosciuto come forza, prima di tutto da noi donne, se condiviso e valorizzato anche dagli uomini, permette una comprensione del mondo più articolata e complessa, con la possibilità di progettare e agire per un cambiamento sociale, etico, economico e culturale dove anche la sessualità, l’affettività e l’intelligenza si liberano dalla mercificazione in una visione di rispetto reciproco tra i generi e di arricchimento personale e collettivo.

 

 

A Milano: Laurea in Filosofia , con indirizzo psicologico. Specializzazione e master in psicologia clinica e sociale. Insegnamento: lettere e filosofia ai licei. Esperienza in un Day hospital psichiatrico: riabilitazione sociale di gruppo e psicodiagnostica. Consulente in società di consulenza e selezione del personale: profili psicoattitudinali. MarKeting, gestione clienti, formazione psicologica personale di vendita in una multinazionale.
A Venezia: volontariato sociale e civile , movimento delle donne SNOQ, Presidente di una associazione di genitori. Per 7 anni Presidente di consiglio di istituto al Lido. Vicepresidente Consulta per la scuola e l’istruzione del comune di Venezia. Ambiti di lavoro nel volontariato: prevenzione disagio giovanile, condizione delle donne.
Politica: iscritta al Circolo del PD Lido e Pellestrina, membro del direttivo. Consigliera di Municipalità. Socia fondatrice associazione ADESSO VENEZIA MESTRE
“Neo imprenditrice” nel commercio.