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In città negli ultimi tempi è infuriata la polemica sui nizioleti, io scelgo di scriverlo così ma non c’è alcun accordo sulla grafia. Altre cose importanti, però, sono successe nelle pieghe della polemica. Matteo Renzi è stato eletto segretario del Partito Democratico e la cosiddetta “rivolta dei Forconi” o, come preferisce chiamarla Cavinato suo portavoce veneto, del “9 dicembre” infuria lungo la Penisola. Intanto all’altezza del ponte di Calatrava, Centri Sociali mobilitati contro Forza Nuova e scontri violentissimi con la Polizia: mescolo troppe cose?

Non credo. Spiego perché.

Il paese è in crisi. Costatazione ovvia. Come in ogni momento di crisi, le posizioni si polarizzano e i demagoghi trionfano. Tutto diventa facile nelle loro parole, per risolvere i problemi basta una semplice parola d’ordine. Oggi è “tutti a casa!”. Si parla, è chiaro della classe politica. Grillo, con il suo successo, ha creato stuoli d’imitatori. Cavinato docet. Anche i Centro Sociali, però, lungi dall’essere un fenomeno “antagonista”, termine alquanto generico e confuso che tutto può comprendere, in realtà appartengono alla deriva populista. E in questo senso si muovono sulla stessa lunghezza d’onda di Casa Pound e Forza Nuova. In tutti loro, la politica è drammatica semplificazione, esibizione muscolare, urlo che diventa bomba carta, spranga, scontro fisico fine a se stesso nel tentativo di nascondere il drammatico vuoto di proposte.

Il punto è questo: i “populisti” non offrono alcuna soluzione, niente, neppure uno straccio d’idea almeno abborracciata, il nulla: si passa dai vaff di Grillo, all’antagonismo dei Centro Sociali, alle braccia tese di Casa Pound e Forza Nuova, ai forconi con blocchi stradali di Cavinato&soci.

La truce realtà dei populismi

La truce realtà dei populismi

Ecco, su questo sono d’accordo con Tommaso Cacciari: la Polizia dovrebbe rimuovere i blocchi. In Italia chiunque nella testa sia tentato dalla fantasia di abbaiare un po’ nella speranza di conquistarsi visibilità mediatica per prima cosa ferma treni e traffico. Certo, immagino che la Polizia lo farebbe volentieri, qualcuno dovrebbe impartire l’ordine.

Torniamo quindi a Matteo Renzi. Perché il Partito Democratico indubbiamente ha appena dato una formidabile lezione di democrazia, e ci mancherebbe!, e di capacità di rinnovamento. Non so se Renzi “riuscirà nell’impresa”, di sicuro, però, il ricambio generazionale e di singoli condotto dal suo partito impressiona. Al pari della chiarezza con cui il neosegretario propone soluzioni reali: eliminazione del Senato elettivo, delle province, legge elettorale. Non urla ma azioni. Ovviamente i populisti, stanati, preferiscono urlare che il problema “è un altro”.

È sempre un altro, ecco il vero dramma dell’Italia. Invece il problema è questo, il momento adesso e chi ha delle idee si faccia avanti. Bombe carta, blocchi stradali e vaff appartengono alla stanca litania del ribellismo ebete incapace di produrre uno straccio di soluzione. Che non sia, alla fine, la conquista del potere da parte di uno solo o di una ristretta cerchia di “illuminati”.

Vaff ai blog misterici e ai “circoli” di unti dal Signore, dico io allora!

E i nizioleti cosa c’entrano? Moltissimo, perché nella polemica è entrata a gamba tesa la solita deriva populista. Le urla si sono levate potenti a coprire un dibattito invece della massima importanza: perché una lingua rappresenta il veicolo fondamentale dell’identità di una collettività. Avevamo l’occasione per un serio confronto su temi quale memoria, cultura e speranze della Città Futura. Peccato si sia trasformato in una specie di tiro alla fune, dove ogni attore è sembrato animato soltanto dalla volontà di “averla vinta” su quanti la pensavano diversamente. Certo, in una città perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, come la Venezia di oggi, bisognava avere maggior tatto e prudenza, in particolare sarebbe stato necessario capire che la questione nizioleti supera e di gran lunga gli aspetti del “come si scrive”. Sfortunatamente, gli urlatori hanno prevalso anche in questa faccenda.

La lezione per tutti noi è abbastanza chiara: è tempo di far riposare le corde vocali e di tornare a usare cuore e cervello. Lo pretendono il momento e il domani… di ciascuno di noi.

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.
  • Adriano

    La vicenda “nizioleti” è un bell’esempio per rappresentare la deriva del nostro Paese, in cui non siamo più nemmeno capaci di scrivere correttamente i nomi delle strade. Poi è ovvio che, come con i forconi, la gente esasperata si fa giustizia da sé. Con la notevole differenza che, se i forconi non offrono soluzioni (o almeno, soluzioni condivise da tutto il movimento) e idee, il “giustiziere” dei nizioleti le idee ce le ha, e anche ben chiare.

  • http://www.federicomoro.it federico moro

    hai ragione Adriano, il problema oggi a Venezia e in Italia ma forse nell’intera Europa non è tanto la mancanza di buone idee quanto la difficotà di queste a essere rappresentatate prima e tradotte in atti concreti poi… che sia il momento di dare loro voce e dimensione politica?

    • Adriano Ardit

      per carità, mi auguro di no, se quello che intendi è fondare l’ennesimo partito/lista civica/movimento! Strada già percorsa in passato, tante di quelle volte, e tutte con risultati trascurabili. Se poi l’ultimo esempio di movimento dal basso è quello di Grillo, mi sa che a volte il “tacon” è peggiore del buso. Qual è la mia proposta? Francamente non ne ho.