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La vicenda dell’autorizzazione della Camera all’arresto di Galan, recentemente conclusasi (male per l’interessato), ha plasticamente evidenziato come sarebbe assai saggio bandire definitivamente l’istituto della cosiddetta immunità parlamentare. Che è oggi regolata dalla legge 140/2003 (“Disposizioni per l’attuazione dell’art. 68 della Costituzione…”) che recita: “(…) quando occorre procedere al fermo, all’esecuzione di una misura cautelare personale coercitiva o interdittiva ovvero all’esecuzione dell’accompagnamento coattivo (…) l’autorità competente richiede direttamente l’autorizzazione della Camera alla quale il soggetto appartiene.

Quindi, prima sorpresa: la legge non chiede, come riporta la vox populi, di verificare che non vi sia il famoso fumus persecutionis. Certo, quella è la ratio, ovvero prevenire che chi richiede l’arresto non sia in realtà interessato ad applicare la legge bensì sia guidato da una volontà deliberata di nuocere ad un personaggio o alla sua forza politica. Però la lettera della legge lascia la massima libertà al singolo parlamentare.

Siamo quindi di fronte ad una sperequazione difficilmente digeribile: prendiamo nel caso in esame la sorte immediata di Galan e di Chisso. Accusati dell’identico reato (Galan peraltro per mazzette dieci volte tanto quelle di Chisso), nella stessa inchiesta, dagli stessi testimoni, con i medesimi meccanismi: eppure Galan per taluni passa per martire solo per avere avuto la stessa sorte di Chisso, messo in galera da subito.

Ma supponiamo pure di voler tutelare l’alto mandato del parlamentare: nella pratica è assolutamente impossibile anche solo sperare che il Parlamento riesca a valutare, in piena coscienza, se esista il fumus persecutionis. Mi metto infatti nei panni di un qualunque parlamentare: mi troverei di fronte a tre difficoltà, grandi come una casa.

Primo: in piena coscienza? Cioè senza considerare le conseguenze politiche e personali della mia decisione? Del clima esterno, dell’opinione pubblica? Illusorio..

Secondo: in teoria non devo decidere sul merito, è compito del processo da celebrarsi stabilire se Galan (o chicchessia) è innocente o colpevole. Anche questo, più facile a dirsi che a farsi. Ma non basta: sono certamente condizionato dal mio personale giudizio sulla fondatezza della richiesta di fermo. Nella fattispecie di Galan, la richiesta di fermo cautelare è stata motivata dai magistrati non dal pericolo di fuga (come sarebbe stato ragionevole) bensì dalla necessità di prevenire che lo stesso continuasse a delinquere. Il che è del tutto inverosimile: come farebbe Galan, ormai a giochi scoperti, senza alcun potere in merito, continuare a farsi “stipendiare” in nero come ai bei tempi in cui era il dominus indiscusso?Giudici_p

Terzo: anche che io sia un animo insigne che non si fa condizionare da considerazioni di opportunità politica e/o personale, anche ammesso che riesca ad astrarmi da ogni valutazione personale di merito, mi resta da stabilire quale fumus persecutionis debba considerare. Nel caso di Galan, il non averlo voluto ascoltare nonostante le sue richieste (con l’evidente intento di farlo solo una volta messo in galera), la ricostruzione delle sue entrate/uscite francamente di un pressapochismo imbarazzante, la stessa incongruità della motivazione della richiesta di fermo… tutto questo configura abbondantemente una persecuzione. Ma se di persecuzione si tratta, appare personale e non di natura politica. Nulla cioè di collegabile al ruolo ed all’attività di Galan come parlamentare e/o esponente di partito. E, ad interpretare lo spirito della Costituzione, questo tipo (e solo questo) di fumus persecutionis va preso in considerazione..

Riassumendo, se fossi stato un parlamentare io, sulla base della mia personale opinione su:

  • la colpevolezza: avrei votato a favore dell’arresto
  • la fondatezza della richiesta di arresto: avrei votato contro
  • l’esistenza di un fumus persecutionis di natura personale: contro
  • l’esistenza di un fumus persecutionis di natura politica: a favore.

Come si vede, un macello.. Meglio, molto meglio, abolire del tutto ogni diverso trattamento dei parlamentari. Si sbaglia molto meno.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.