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Ci siamo. Qualcosa è stato deciso. Attraverso bacino San Marco transiteranno le navi fino a 40.000 tonnellate, per altro attorno ai 250 metri di lunghezza, mentre le vere e proprie Grandi Navi avranno a diposizione, tra un paio d’anni circa, l’allargato canale Contorta per arrivare alla stazione Marittima a San Basilio. Non è stata l’unica scelta compiuta. A corollario, avremo anche il terminale al largo per i container, il cosiddetto Porto d’Altura. Tutto a posto, quindi?

Faccio due premesse.

La prima: è comunque un bene che si sia imboccata una qualche strada. Non si poteva restare sospesi nel nulla a tempo indeterminato. In altri termini, bisognava non entrare nella solita dannata spirale di parole che non portano ad alcuna scelta.

La seconda: da tempo ho espresso l’opinione, documentandola sulla base delle testimonianze antiche, che l’idea la laguna sia un ambiente “naturale” è fuorviante. Riepilogando in breve, la laguna è ambiente che “nasce” tra tarda antichità e alto medioevo e viene forgiato così come lo conosciamo noi dagli interventi idraulici invasivi della Serenissima prima, del napoleonico regno Italico poi, del regno e della repubblica Italiana infine. È la Serenissima, comunque, a metterci le mani nella forma più estesa, deviando tutti i fiumi, a cominciare dal Brenta, con una serie di lavori condotti a termine nel Cinquecento in particolare da Cristoforo Sabbadino, chioggiotto e autore del Piano di sviluppo e di sistemazione idraulica di Venezia, tanto spesso citato a sproposito. Ricordo di passaggio che Sabbadino è proprio l’uomo dello stravolgimento idraulico della laguna al fine di evitarne il naturale interramento. Operazione che si può variamente interpretare, io la condivido, ma che di sicuro non è un esempio di approccio “ecocompatibile” e “biosostenibile”: tant’è che, tra il 1600 e il 1604, i veneziani si metteranno di nuovo in moto, stavolta per spostare niente di meno che il Po con il taglio di Porto Viro.

Insomma, la laguna “in via naturale” sarebbe da tempo sparita, vedi cos’è successo a Ravenna, e se esiste ancora è perché l’uomo si è messo in testa d’intervenire sul corso delle cose. Quindi, noi siamo autorizzati a fare lo stesso, se lo riteniamo utile.

Cosa c’entra questo con le Grandi Navi? Molto. Se accettiamo le due premesse, necessità dell’agire in sé e dell’agire idraulico in particolare, l’idea di scavare il canale Contorta non ci deve scandalizzare a priori. Semplicemente è una possibilità. Non esiste alcun “ambiente naturale” da difendere perché questo è sparito da tempo, anzi, per l’esattezza non è neppure mai esistito in quanto qualcosa di dato e definito.

È il Contorta “la” soluzione? Chiarisco subito che non è mai stata la mia preferita. Per l’esattezza, a me sarebbe piaciuta un’altra idea, la Rete Portuale Alto-Adriatica, che integrasse i porti di Ravenna-Venezia-Trieste-Capodistria-Pola-Fiume, evitando sia lo scavo del Contorta che il Porto d’Altura per i container. Tuttavia non è questa la strada intrapresa. Senza dubbio, poi, quello della Rete era un percorso lungo e problematico, con il difetto, tra l’altro, di non affrontare nell’immediato problemi, porto e Grandi Navi, diventati ormai urgenti.

Proprio per questo l’accoppiata Contorta e Porto d’Altura si è imposta. Un’altra volta ancora “subiremo” la pressione degli eventi per non aver voluto allargare i nostri orizzonti cercando “per tempo” di individuare le possibili soluzioni. Noi siamo il paese del No, del resto: No-Tav, No-Grandi Navi, No- Dal Molin, No-Nukes, No-F35, No a tutto, specie se nel giardino di casa. Sindrome Nimby, insomma. Se non si vuole piegare le ginocchia di fronte all’urgenza della realtà, d’altronde, servono orizzonti di lungo periodo, laicità di pensiero, attenzione al nuovo che emerge. Il passato è solo un interessante “caso di studio” per fornire al presente un qualche aiuto nella decisione, niente di diverso: altrimenti è solo vuota nostalgia. Il più delle volte per un mondo di fantasia. Quasi sempre una splendida Arcadia popolata da pastorelli, felici soltanto nei versi dei poeti.

E giusto per guardare un po’ al domani: vogliamo deciderci a stabilire quale Venezia vogliamo? La mia è un luogo sicuro e prospero, con salde radici nella Storia e una ferma convinzione di essere protagonista del futuro. Una Porta e un Ponte senza paura perché non ne ha avuta nel passato, in grado di scrollarsi di dosso la zavorra di ogni pregiudizio, il primo e più grave dei quali è che niente deve essere fatto in quanto nulla di meglio può essere pensato: Venezia e al sua laguna non sono né un gigantesco “Parco a Tema”, né un polveroso Museo-Archivio ma una Città Metropolitana viva e dinamica, capace di affrontare le sfide e di vincerle.

Questa la mia idea della Città Futura, mi piacerebbe conoscere la vostra.

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.
  • Stefano Barbieri

    Condivido l’inizio (la laguna “naturale” non esiste) e la fine (Venezia come Città metropolitana viva e dinamica) di questa interessante riflessione. Un po’ meno l’ostilità per i movimenti “No-a qualcosa”, perchè se come dici manca sempre una capacità di pensiero “lungo e problematico” e la capacità di “allargare i nostri orizzonti cercando per tempo le possibili soluzioni”, allora ogni tanti qualche NO è necessario, ogni tanto è necessario fermarsi, altrimenti “subiremo” sempre, saremo sempre alla rincorsa del futuro …

    • http://www.federicomoro.it federico moro

      D’accordo caro Stefano, ogni tanto i No servono, non ho alcun dubbio in materia, ma non può essere sempre e soltanto No: il caso più evidente a mio parere resta quello della TAV. Siamo di fronte a un’opera fondamentale per l’intero paese, a una rivoluzione nei trasporti che può contribuire a liberarci dalla dipendenza dall’automobile, con un impatto ambientale più che accettabile. Di esempi comunque se ne potrebbero fare altri. Ricordi il Passante di Mestre? L’importante a mio parere sarebbe cominciare ad affrontare con mente aperta e spirito pragmatico i problemi sul tappeto, lasciando perdere una volta per tutte l’atavica inclinazione italiana per le guerre di religioni. Tutto qua.

  • marco zordan

    Interessante lettura.
    Pur concordando nel considerare la laguna l’esito di un processo in larga parte artificiale, sfugge il parallelo tra interventi tesi a preservarne il carattere (Sabbadino su tutti, of course) e interventi che hanno tutt’altro obiettivo.

    Sul “partito del No” mi limito ad osservare che da tempo vi viene iscritto chi non aderisca prontamente al partito del “Fare” e del “Decidere”.
    Non serve entrare nel merito degli obiettivi per comprendere che non è il decisionismo a mancare: E’ sufficiente considerare l’esito di operazioni come l’Ospedale all’Angelo” (consumi come una cittadina di 20.000 abitanti), il Palacinema al Lido (37 milioni di buco senza responsabili), il tram sul ponte della libertà (al primo incidente con il tram in funzione vedremo che il soccorso è impossibile), tutto il sistema che si è sviluppato attorno al Mose e che ha segnato un’intera area geografica fino ad allora “locomotiva” italiana.

    Non sono del partito del “No”, mi iscrivo semmai al partito “dimmi con chi e come”.

    • http://www.federicomoro.it federico moro

      Caro Marco, personalmente non condivido il presupposto da cui parti: interventi “conservativi”, vedi Sabbadino, e non. Sabbadino in realtà portò a termine il più colossale stravolgimento della laguna che mai sia stato neppure pensato. Per dimensioni progettuali ed effetti lo “spostamento” di Brenta, Piave e Sile, più altri “ammennicoli” minori e l’arginatura della gronda sud per incanalarvi il taglio di Brenta, finito poi dentro l’Adige, non ha avuto precedenti. E neppure epigoni. La citazione, quindi, cade molto a proposito: i Veneziani non hanno mai pensato alla laguna come a qualcosa da “non toccare”, anzi! Si sono permessi interventi invasivi quanto nessun’altro aveva mai immaginato. Fino alla “botta” finale, vale a dire il Taglio di Po. Del resto, questi interventi in un certo senso sono stati “conservativi” ma non nel senso che diamo noi alla parola: volevano conservare la laguna come ambiente liquido evitandone l’interramento. E ci sono perfettamente riusciti. Questo il senso della loro azione e della relativa legislazione. Quanto all’elenco dei disastri successi finora… beh, il mio commento è sempre lo stesso: bisogna vigilare e impedire che si ripetano, perché si può agire evitando tanto la cattiva progettazione che la cattiva gestione, oltre alle ruberie… si può, non serve fermare tutto.

  • Gianni Bacci

    Per quanto ne so gli interventi della Serenissima nella laguna, per quanto “invasivi” sono sempre stati tesi alla salvaguardia dell’integrità di Venezia e del suo sviluppo. Prima di aprire o interrare un canale venivano fatte delle “prove reversibili” per verificare quanto sarebbe accaduto sul regime idraulico e se queste modifiche fossero compatibili con la salvaguardia della città. Se un intervento non convinceva, si tornava indietro e lo scavo o l’interramento non avveniva.
    Quello che non mi convince è che lo scavo del Contorta (come quello del canale dei Petroli) non sono “reversibili” e sono pensati unicamente su di un piano di funzionalità economica e non su quello della salvaguardia di Venezia e del suo delicato sistema idrico. I “danni” del canale dei Petroli li conosciamo, vero?
    Inoltre, come il canale dei Petroli, anche il Contorta non sono canali “naturali” e, perciò, hanno la necessità di manutenzione continua, cioè di essere continuamente scavati. Questi costi sono stati valutati? Personalmente non ne ho sentito parlare. Chi li sosterrà? le compagnie di navigazione? non ci credo.
    Non si tratta di partiti del si o di partiti del no, ma di fare delle scelte lungimiranti, non miopi, fidandosi dei tecnici che studiano i regimi idrici; sono stati interpellati o messi a tacere in un qualche modo, assicurandosi solo i pareri favorevoli come accaduto sul sistema Mose? Non lo so ma mi piacerebbe saperlo.
    Quando parlo di scelte lungimiranti intendo anche il prevedere lo sviluppo futuro, per esempio, della croceristica. Forse se si riusciva a vedere dove si stava andando (e non credo si sia trattato di sviluppi improvvisi e imprevedibili), tanti investimenti non sarebbero stati fatti in marittima, ma in altri luoghi della laguna dove esistono canali naturali in grado di “sopportare” la movimentazione delle grandi navi. Sappiamo che esistono, vero? E non si venga a dire che poi c’è il problema del trasporto dei croceristi in centro storico che aggraverebbe i costi e i tempi se è vero che qualcuno sta già facendo accordi con le Ferrovie per portarli da Trieste a Venezia con l’alta velocità: non è forse vero?
    Quindi si facciano pure investimenti ed interventi in laguna per salvaguardare il traffico merci e croceristico con tutto il suo ricco indotto, ma guardando oltre la punta del naso costituto solo da puri interessi economici che, forse, magari ricadono in misura minima proprio sulla città come, per esempio in anni oramai “lontani” con i fertilizzanti prodotti a Porto Marghera.
    Spero di essere smentito e che queste mie opinioni siano solo il frutto di mia disinformazione ….

  • http://www.federicomoro.it federico moro

    “Per quanto ne so gli interventi della Serenissima nella laguna, per quanto “invasivi” sono sempre stati tesi alla salvaguardia dell’integrità di Venezia e del suo sviluppo. Prima di aprire o interrare un canale venivano fatte delle “prove reversibili” per verificare quanto sarebbe accaduto sul regime idraulico e se queste modifiche fossero compatibili con la salvaguardia della città. Se un intervento non convinceva, si tornava indietro e lo scavo o l’interramento non avveniva.”
    Ecco, caro Gianni, tutto il problema nasce da questo assunto: semplicemente non corrisponde alla realtà. La deviazione dei fiumi, scusa se mi ripeto fino alla noia ma il nodo è qui, non era affatto “reversibile”, come non lo era alzare il colossale argine del taglio di Brenta che ha escluso dalla laguna la gronda sud. Hai presente la Romea? Ci corre sopra. Era reversibile il Taglio di Po? Bisogna cominciare a essere un po’ più “laici” nei confronti del nostro passato e vederlo senza la deformante lente degli occhiali rosa che filtrano tutto e tutti trasformandolo in Mito indimostrato. I Veneziani della Serenissima hanno fatto di tutto e di più e spesso delle porcate orrende, se queste rientravano nei loro interessi. Come chiunque altro, per carità, ma anche in questo uguali e non migliori. La mancanza di lungimiranza è uno dei tratti caratteristici della politica e delle varie amministrazioni, non solo locali ma nazionali e direi mondiali, il dibattito aperto credo abbia lo scopo proprio di allargare l’orizzonte. Ci proviamo?

  • Gianni Bacci

    Certo, Federico, grazie della risposta e proviamoci. E’ quello che tutti ci auguriamo superando quell’impasse sopraggiunta ad un certo punto che ha impedito e impedisce a Venezia di “ripensarsi” e, quindi, di rilanciarsi con nuove funzioni sul territorio. Ma oltre agli occhiali rosa sul passato, per favore, togliamoci anche quelli del mero calcolo economico.
    Una sola precisazione: è vero quanto dici sui grandi spostamenti di fiumi fatti per evitare l’interramento dell’intera laguna (la gronda lagunare era giunta più o meno dove ora è il Tronchetto). In generale non è vero per apertura o chiusura di canali all’interno della laguna da quel momento in poi. Le testimonianze sono “visibili” anche oggi senza fatica per esempio attorno alla Fenice.