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Un mesetto fa, consultando le pagine della versione on-line di un noto quotidiano italiano a tiratura nazionale (ahimé), m’imbatto in un annuncio che proprio non posso evitare di intercettare: un link in bella vista (e posizione strategica) che dà notizia di un sedicente “concorso di poesia”. Al quale concorso – udite udite – chiunque, con minimo sforzo, può, gratuitamente, partecipare. E vinca il migliore! Bastano pochi dati anagrafici e un testo poetico originale (e mai pubblicato) da inviare per posta elettronica.

Ohibò, mi dico, che bello! E poiché anche a me, come forse alla maggioranza degli Italiani, è occorso durante l’esistenza di scrivere versi (e chi non ne ha mai scritti, scagli la prima pietra), mi dico anche: perché no? Visto poi che i miei componimenti li tengo raccolti in un’apposita cartella del computer, in men che non si dica, con una semplice manovra di “copia e incolla”, trasferisco il testo prescelto nell’apposita mascherina del sito del concorso e… via, inoltro la mia “opera”.

Dell’improvvida decisione mi dimentico quasi subito. Ma un mese più tardi vengo raggiunto da una telefonata più o meno di questo tenore.

–   Pronto, il signor Ivo Zùnica?… Sì, buongiorno, io sono Monica (poniamo) del concorso “Tal dei tali”. 

–   Monica e poi?…

–   No, Monica e basta: ci sono solo io di Monica qui in redazione…

–   Ah, va bene, piacere allora, io mi chiamo Ivo Zùnica e basta. Mi dica pure.

–   La posso disturbare per qualche minuto?

–   Prego prego, si accomodi.

–   Sa, noi abbiamo ricevuto la sua lirica di partecipazione al concorso Tal dei tali e l’abbiamo molto, ma molto apprezzata. Davvero, la troviamo un’opera veramente interessante (E che bellezza di qua e che bellezza di là…  Segue perfino una sorta di microintervista sulla mia presunta – quanto in realtà inesistente – carriera di poeta).

–   Beh, sa, noi vorremmo farle una proposta che certo lei giudicherà molto interessante e vantaggiosa.

–   Ah sì?…  Mi dica, mi dica.

–   Beh, sa, noi avremmo intenzione di pubblicare una raccolta di circa 15 autori che hanno partecipato al nostro concorso, con almeno 5  componimenti ciascuno, e abbiamo pensato anche a Lei. (Quale onore, mi dico). Di questa antologia, noi faremmo sia un’edizione cartacea classica, sia un’edizione in e-book sia anche un’edizione su CD. (Nientedimeno, penso io). Inoltre ci sarà anche un passaggio su Youtube, con letture delle liriche da parte di attori professionisti! (Poffarbacco, penso io)  E, insomma, capisce, si tratta in questo modo in pratica di venire “eternato”: la sua opera resterà infatti per sempre su Internet!…

–   Ma no (dico io)!  E, mi scusi, allora, se non capisco male, per me ci sarebbe solo un vantaggio, un guadagno, insomma, oltre a non dover pagare niente…

–   Pagare? Ma no, scusi, come le viene in mente una cosa del genere?…

–   Mah, cosa vuole, non so: si sa che sono tante le case editrici che pubblicano autori sconosciuti e dilettanti  a fronte di un pagamento più o meno congruo da parte degli stessi…

–   No no, niente del genere, nel caso nostro. Ci sarebbe soltanto un piccolo contributo per le spese…

–   Ah, ecco. Un piccolo contributo. E, mi scusi, quanto piccolo?

–   Beh, ma cosa vuole, è una questione irrilevante, rispetto ai vantaggi di cui lei godrebbe…

–   Va bene, d’accordo, ma si potrebbe quantificare questo contributo irrilevante?

Dopo qualche non trascurabile insistenza da parte mia, riesco alla fine a strappare l’informazione alla gàrrula interlocutrice: il “contributo” ammonterebbe a circa 250 euro. Ben poca cosa, dunque, in confronto a una gloria letteraria tanto duratura, no? L’importante, comunque, è essersi sincerato che non si tratta di un “pagamento” ma solo di un “contributo”…

Tuttavia, nonostante la straordinaria opportunità offertami, io alla fine declino l’invito e rinuncio a tanta fortuna:

–   Non dico, cara Monica, di essermi aspettato un premio in denaro: mi sarebbe bastata una piccola dose di gloria letteraria. Ma dover addirittura pagare… E poi, mi scusi, ma io che posizione ho conseguito nella graduatoria dei premiati?…

Monica non sa dirmi, così su due piedi, ma io posso facilmente – aggiunge – consultare il Sito del Concorso, dove sono pubblicati gli Esiti, gli Autori vincenti e premiati, i loro Testi… E così, consultando l’anzidetto sito, scopro alcune cose interessanti.

(a) Il concorso si articola in 6 “famiglie” o sub-concorsi pseudo tematici e (b) in ciascuna di queste famiglie compare un primo classificato, un secondo classificato, un terzo classificato e così via, fino alla ragguardevole cifra di circa 50 classificati per ciascuna categoria (complessivamente almeno un 300 classificati e “vincitori”, ancorché premiati con nulla, salvo i primissimi per i quali risulterebbe un modesto premio in denaro).

Ma soprattutto scopro (c) che il mio nome non compare in nessuna classifica! Non sono neanche un cinquantesimo classificato. Niente. Insomma, ho perso, sono fuori, sono escluso. La Giuria Fantomatica mi ha reputato indegno di qualsivoglia menzione. Non dignus  sum. Benissimo.

E allora perché (mi domando) se sono un escluso, la Redazione del Concorso (nonché della relativa, omonima rivista) si prende la briga di contattarmi per propormi una pubblicazione in “cartaceo” e in  e-book e in CD e in non so quale altra benedetta forma?… Devo essere un “ripescato”. L’organizzazione del Concorso Letterario non se la sente, forse, di escludere nessuno? Anche i perdenti, i non classificati, sono pur sempre poeti almeno in pectore! Anch’essi, poverini, meritano un’opportunità di piccola gloria letteraria. Eterna, poi: su Internet!… (A fronte, s’intende, di un piccolo “contributo” spese).

E quante sono queste decine di migliaia, forse centinaia di migliaia, di aspiranti poeti che vengono così ripescati dalla magnanimità letteraria del Concorso? E quanti di costoro, poveretti, non se la sentono di rinunciare all’opportunità di una qualche gloria letteraria, cui si può accedere con un così piccolo, modesto “contributo”?…

Altroché. Trattasi di un vero business. Anzi, meglio, di una speculazione in piena regola sui comprensibili sentimenti di tanti che hanno composto liriche (magari pessime) non certo per denaro, ma animati da nobili, altissimi sentimenti poetici.

Quello che spiace ancora di più è che il Grande Quotidiano Nazionale (e anche Progressista) si presti ad una simile operazione, inserendo tra le proprie righe il link del Sedicente Concorso. Un link  – si badi – inserito sicuramente a pagamento da parte del bieco inserzionista, ma presentato dal Grande Quotidiano non per quello che è – un’inserzione pubblicitaria a pagamento (di un’organizzazione che fa affari speculando sulle ambizioni malriposte di tanti poveretti), bensì come un vero e serio Signor Concorso Letterario…

Che vergogna. Che malcostume.

 

 

 

Nato a Napoli nel 1953, vive e lavora da quarant’anni a Milano. Insegna lettere nella scuola superiore. Ha collaborato con agenzie pubblicitarie, con società di ricerche di mercato e con numerose testate specializzate in management, packaging, marketing, edilizia, arredamento. Ha pubblicato con la Mondadori alcuni testi scolastici e di recente una raccolta di brevi saggi di costume dal titolo “La bussola del dubbio”.