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Serata di una fine settimana. Cinque coppie di amici, mariti e mogli. Visione, in “home theatre”, di un gustosissimo film francese del 2011: “Le donne del sesto piano” (di Philippe Le Guay).

A un certo punto il protagonista, un quasi attempato e molto perbene borghese parigino, apre la porta di un bagno di casa e vede in piedi, in una tinozza, tutta ignuda, la bella domestica spagnola, che la moglie ha da poco assunto. La donna non se ne avvede. L’uomo, con la discrezione del caso, richiude piano la porta, evidentemente turbato però dalla beltà della femmina (e non solo). Dopo di che, si reca nella camera da letto vicina e tenta, con la moglie seduta alla toilette, un blando approccio sessuale, che peraltro non va a buon fine. Questa dunque la scena.

E questo invece il commento di una delle spettatrici presenti: “Gli uomini: i soliti porci”. Come a dire: essendosi il protagonista eccitato alla vista della bella cameriera, ecco che vuole in qualche modo dar sfogo ai suoi bassi istinti. Il commento riscuote l’immediato, ancorché tacito, plauso di tutte le altre signore. Fine della seconda scena, quella reale. Un episodio quasi irrilevante, si dirà. Eppure…

Eppure, col senno del poi, rifletto che quel secco giudizio presenta un doppio errore interpretativo. Il primo riguarda il film. Il secondo no.

Quanto al film, è lecito supporre un’interpretazione un po’ più sofisticata. Il protagonista, in realtà, non ancora consapevole di essersi innamorato della domestica spagnola (e non solo per la sua avvenenza, come si capirà dal seguito della storia), alla vista del corpo di lei rimane turbato, sì, per la bella visione, ma anche per ciò che si agita in lui e di cui egli sembra aver quasi paura, e cioè che si sta invaghendo della donna, ma non lo sa, non vuole saperlo, ha paura di sé. E dunque si precipita dalla moglie, e fa quello che fa, quasi a cercare conferma del fatto che no, che egli è sempre innamorato della sua dolce metà (peraltro non molto dolce), che la desidera ancora.

Ma c’è una seconda obiezione che riguarda lo sprezzo implicito nel giudizio sommario tanto diffuso presso il gentil sesso: “gli uomini sono dei porci”. Una vulgata sempre oltremodo diffusa presso le donne. La quale, naturalmente, contiene un nocciolo di verità: gli uomini sono effettivamente (in pectore o di fatto, in potenza o in atto) dei “porci”.

Ma solo nel senso che hanno una sessualità alquanto differente da quella femminile, com’è noto. La natura che ci ha “condannato” (maschi e femmine) a inseguirci, incontrarci e prenderci, ci ha anche condannato, per ciò che riguarda il sesso, ad un’asimmetria insanabile (se non col buon senso, con la cultura, con la sensibilità e con la capacità di reciproca immedesimazione).

Nel loro profondo cervello naturale, uomini e donne sono “programmati” in maniera differente. Gli uomini, dicono gli studiosi, hanno il compito biologico di “spargere il seme”, di perpetuare virtualmente al massimo la loro discendenza. Per portare a buon fine tale mandato, sono per essi sufficienti meccanismi alquanto elementari, che si riducono, ad un dipresso, alla rozza attrazione fisica.

Le donne, viceversa, hanno un programma biologico più complesso, perché (nel profondo cervello) hanno il mandato ben altrimenti impegnativo della maternità. Non che non serva loro e non piaccia l’attrazione fisica. Ma non basta. Bisogna poter percepire nel potenziale partner anche altre “garanzie”, che in definitiva concernono la tutela della puerpera e soprattutto quella della  prole. Stante poi la onerosa e sconvolgente fatica fisica e psicologica di portare a compimento una gravidanza, la maledetta natura ha anche stabilito che oltre un certo termine non si possa andare: e con la menopausa, si sa, decade alquanto anche il desiderio sessuale: perché, dal punto di vista della natura, semplicemente non serve più.

Dopo di che, va da sé, noi siamo “animali culturali”, cioè siamo (ciò che conta di più) persone: e in questo senso uomini e donne sono perfettamente uguali (ugualmente stupidi o intelligenti, sensibili o rozzi ecc. ecc.). Ma, piaccia o dispiaccia, siamo pur sempre anche “animali”. E delle inclinazioni naturali dei sessi è opportuno non dimenticarsi, essere consapevoli. Perché altrimenti non ci si capisce più niente. Non ci si capisce più tra uomini e donne.

Nato a Napoli nel 1953, vive e lavora da quarant’anni a Milano. Insegna lettere nella scuola superiore. Ha collaborato con agenzie pubblicitarie, con società di ricerche di mercato e con numerose testate specializzate in management, packaging, marketing, edilizia, arredamento. Ha pubblicato con la Mondadori alcuni testi scolastici e di recente una raccolta di brevi saggi di costume dal titolo “La bussola del dubbio”.
  • Lorenzo Colovini

    sempre molto lucide e gustose le osservazioni di Ivo. Complimenti.

  • Adriano

    condivido pienamente