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Dio è con noi! Deus vult. Così gridavano quei fanatici che al tempo delle Crociate si muovevano tronfi alla volta della Terra Santa per sbudellare i nemici infedeli (e farsi parimenti sbudellare, con perfetta simmetria, in qualità di infedeli, da parte di quelli dell’opposta ortodossia), al fine di liberare il santo sepolcro di Cristo e guadagnarsi, morendo o uccidendo, il paradiso per direttissima.  (Nonché per conquistare feudi e terre e terreni, e per consentire altresì ai mercanti viniziani, affari lucrosissimi di traghettatori e affini). Ma questa è un’altra storia.

A noi, che non siamo né fanataci, né integralisti e forse nemmeno credenti, anche a noi scappa stavolta di dire, con analogo entusiasmo, Dio è con noi. Come si spiegherebbe altrimenti questa duplice benevola sorte? Prima il miracolo dell’elezione al soglio pontificio di un gigante (buono) come papa Francesco, ormai “padre” non solo per i cattolici ma anche per molti non credenti e financo (si sospetta, con massimo gaudio) per uomini d’ogni ordine e grado e ubicazione planetaria. (Ma noi Italiani abbiamo, per sovrappiù, il vantaggio di averlo proprio qui, a casa nostra, Francesco). Non è forse, questo papa, un inatteso dono del cielo?

Ed ecco ora quest’altra lietissima sorpresa: ce l’ha fatta Sergio Mattarella, con ben due terzi dei voti, per giunta. Per noi che amiamo la giustizia sociale e la libertà dei cittadini, che ragioniamo in termini di diritti e di congiunti doveri, che vorremo il Nostro Paese immune da immonde vergogne, come la vertiginosa evasione fiscale, la devastante corruzione, la mafie e le mafie; per noi Mattarella è una gioia e una grandissima speranza.

Quando fu ventilato, all’inizio, il suo nome, ci fu, anche tra di “noi”, chi storceva metaforicamente il naso: un ex democristiano, un uomo grigio, dicevano taluni… Ex democristiano, sia pure, ma uno dei pochi – tanto per fare solo un esempio – che rinunciò alla “cadrega” e si dimise dal governo Andreotti (non era democristiano anche lui?), quando venne approvata la vergognosa legge Mammì sulle televisioni private in Italia. E la fece, questa rinuncia, senza tanto clamore, con poche parole misurate e precise, quanto oggettivamente taglienti. Un Cincinnato come ce ne sono pochi, dacché, oggi come ieri, non se ne contano troppi di quelli disposti a mollare la poltrona e ritirarsi “a vita privata”, quando certe scelte politiche collidono con la loro coscienza.

Un uomo grigio? Sì, un uomo senza clamore, defilato, misurato, asciutto. Ma non un uomo per tutte le stagioni. Personalmente Mattarella mi piace anche per questo. E quantunque mi spieghino quanto la sua elezione sia stata un colpo da maestro del nostro vulcanico e astuto premier, mi azzardo ad opinare (non senza un qualche compiacimento) che Mattarella potrà essere anche un presidente un po’ anti-renziano: “anti” almeno, in senso antropologico, contro quel poco o quel tanto di troppo clamoroso, giovanilistico e supponente che possono  avere in sé i Renzi e le loro giovanili corti di neorampanti.

Io credo che Mattarella verrà fuori alla grande. Un presidente sa bene che, una volta eletto, non è mica poi tanto facile, per sette anni, zittirlo o toglierselo di torno. Sarà lui a condizionare (in bene) l’operato di governo e parlamento, e non viceversa. E sarà un presidente – chi vivrà, vedrà – che farà onore all’Italia e le farà conseguire maggiore prestigio internazionale. Il che poi, in soldoni, può voler dire anche… soldoni.

E speriamo che la sua nomina si traduca quindi in una virtuosa spirale per l’attività di quel bizzarro governo di sinistra-destra (sic!) presieduto da Matteo Renzi…

Nato a Napoli nel 1953, vive e lavora da quarant’anni a Milano. Insegna lettere nella scuola superiore. Ha collaborato con agenzie pubblicitarie, con società di ricerche di mercato e con numerose testate specializzate in management, packaging, marketing, edilizia, arredamento. Ha pubblicato con la Mondadori alcuni testi scolastici e di recente una raccolta di brevi saggi di costume dal titolo “La bussola del dubbio”.